Alfonso Papa (PdL) chiede alla Camera di non essere arrestato. Viene arrestato con 319 voti favorevoli e 293 contrari. La casta vota contro se stessa, ed è una notizia: non succedeva da 27 anni. Non era successo nemmeno durante tangentopoli (qualcuno ha detto Craxi, per caso?).
Alberto Tedesco (PD) chiede al Senato di essere arrestato e di votare a favore dell’arresto stesso con voto palese.
Si vota a scrutinio segreto e NON viene arrestato: 127 favorevoli, 11 astenuti, 151 contrari.
Papa vuole restare. E invece va. Tedesco vuole andare. E invece resta. C’est la vie…
La matematica e la politica sono cose curiose, vero? Non si capisce da dove di preciso siano usciti i voti (miracoli di convergenza parallela) ma il dato di fatto è eclatante.
Breve bilancio a posteriori:
nella Lega stravince la posizione Maroniana, e Bossi salvo clamorosi colpi di coda si avvia al tramonto. Il partito non risponde più a lui.
Silvio, che ha tanti difetti ma tendenzialmente capisce molto in fretta, vede lo spettro della crisi farsi concreto. I leghisti hanno il pallino in mano, oggi più che mai. Ma interloquire con Maroni vuol dire non fare più un passo in avanti nella lotta con le toghe, e cioè pagare De Benedetti, subire gli sgoccioli del processo Mills (con l’inevitabile condanna in primo grado che potrebbe trasformarsi nel requiem) e tutta l’ordalia legata a Miss Rubacuori. La sabbia nella clessidra sta finendo.
il PD è sempre il PD: in un giorno di trionfo mai una volta che si riesca a uscirne con un sorriso pieno e soddisfatto. Silvio affonda e intanto abbiamo Penati indagato, e l’unico privilegiato “salvato” dalla casta sta proprio nell’opposizione. Speriamo si dimetta, onde non rendere ancora più imbarazzante e dannosa la vicenda, ma a questo punto è lecito aspettarsi di tutto.
Sipario e fine primo atto. Morto un Papa se ne fa un altro, lo sanno anche i bambini.
Nel frattempo il vostro affezionatissimo si compra un camion di pop-corn, e aspetta con fiducia il Re. Se proprio insistono anche la corte, via…
Dopo la conclusione del delirio elettorale con il glorioso secondo posto (non elettivo, ma sono dettagli…) del vostro affezionatissimo in sella al fedele Ronzinante, e il trionfo totale dei referendum, finalmente la politica torna alla normalità del “business as usual”.
L’abolizione, si noti, faceva parte SIA del programma del centrodestra, SIA del programma di centrosinistra. Del resto è da anni che tutti i politici in parlamento fanno a gara per ricordarci prima di ogni tornata elettorale (provinciali escluse, va da sè) come si tratti di un ente costoso e inutile. Vero, eh? Momento della verità, si vota. Chi è dentro è dentro e chi è fuori è fuori. 225 i voti contrari, 83 quelli a favore, 240 gli astenuti. Ehi, i voti decisivi per affossare il provvedimento sembrano proprio le 240 astensioni degli amici del PD.
Ma non si dica, mi raccomando, che è il solito PD. Non è affatto vero: c’è un miglioramento. Alla proposta di IdV per l’abolizione del vitalizio ai parlamentari avevano votato contro, mentre su quella delle province si sono solo astenuti. Il trend è indubbiamente positivo.
Vi ricorderete di tutto questo quando andrete a votare? La speranza è l’ultima a morire…
Silvio massacrato in tutti i comuni più importanti alle amministrative
Trionfo fantacalcistico dopo una epica remuntada. Sconfitta bruciante per gli avversari che con infima caratura morale a metà stagione già mi davano per morto e mi deridevano (ciao Flavio! Ricordati di pagare la cena… )
Gli abbiamo fatto il quorum
Certo potrebbe sempre andar meglio. Alcune ferite continueranno a sanguinare a lungo, e temo non si rimargineranno mai. Ma nella vita bisogna anche sapersi accontentare, e tutto sommato mi accontento. Verrà un giorno. Oramai è tutto il paese a dirlo. Verrà un giorno in cui ogni lacrima versata, ogni gocciolina di sudore, ogni singolo sforzo riceveranno il premio che meritano.
Cari (e)lettori, avete votato al referendum perchè le firme le ha raccolte il mio partito. Non il PD, non Vendola, non i vari produttori di copricapi e cappelli che da oggi si proclameranno vincitori morali. Le abbiamo raccolte noi, e ci hanno pure insultato mentre lo facevamo. “E’ inutile”, “Non raggiungerete mai il quorum”, “Regalerete una facile vittoria alla destra”…
Certo, come no. Fortuna che qualcuno ancora ci insegna come si fa opposizione a Berlusconi in questo paese. Da soli avremmo sbagliato tutto.
Chiariamo bene l’errore, quindi: ogni singola firma che ci ha portato a votare ieri e oggi sul nucleare la ha raccolta e validata Italia dei Valori. Fareste bene a ricordarvelo, perché ricordare fa bene. La memoria è importante.
Fra poco mezza Italia piangerà perchè Fazio e Santoro se ne andranno dalla RAI, e una azienda già allo sfascio colerà definitivamente a picco. Ricordate, allora: tutto questo è cominciato quando la *NOSTRA* presidenza di vigilanza RAI, l’UNICA poltrona che come partito avevamo chiesto e a cui avevamo diritto (e Dio solo sa quante se ne erano spartite altrove), invece che andare a Leoluca Orlando è andata a Villari prima, e a Zavoli poi. Era lottizzazione? Non sarebbe potuta servire, IdV?
Pensateci quando torneremo a votare. Non dubito che qualche professore di politica dirà che Casini è essenziale, mentre noi siamo rinunciabili. Parlerà di “sacrificio necessario per garantire la governabilità del paese”. Vedremo allora se gli elettori si ricorderanno di aver votato sul nucleare grazie a noi, mentre metà della attuale opposizione non solo era favorevole, ma coi suoi voti mandava in parlamento Umberto Veronesi, il presidente della Agenzia per la Sicurezza Nucleare designato da Berlusconi. Certo, noi ci mandavamo Scillipoti, ci mancherebbe. A ognuno la sua croce, e Dio solo sa quante lacrime ho versato pure per questa. Ma non solo Scillipoti. Anche De Magistris, Orlando, Donadi, Pancho Pardi, Sonia Alfano, Di Pietro, e soprattutto migliaia e migliaia di militanti a spaccarsi la schiena per raccogliere le vostre firme. Lì non c’è stata lottizzazione: c’erano solo i nostri.
Ricordatevelo, perchè ricordare fa bene. La memoria è importante…
Ultimo e doveroso aggiornamento a tutti gli amici prima di una necessaria pausa di riflessione.
Il Sindaco di Milano non ha ritenuto che il contributo di IdV in giunta fosse necessario, e quindi il quadro complessivo non si è mosso e il vostro affezionatissimo rimane il primo dei non eletti del suo partito. Credo sia impossibile spiegare a parole quanto faccia male. Alla fine non sono entrato perchè:
il mio partito ha perso 5 punti rispetto alle regionali (alla vigilia nessuno sulla faccia del pianeta avrebbe mai pensato che non prendessimo nemmeno due seggi col sindaco vincente)
sono mancati 3000 voti (2,8% invece di 2,5%) per arrivare al secondo resto col metodo d'Hondt (come noto subdolamente sfavorevole per i partiti piccoli)
non ci è stato possibile partecipare alla giunta
Giorgio Napolitano non ha firmato il decreto che (fra le altre cose) manteneva a 60 il numero dei consiglieri milanesi. Aggiungerei "grazie a Dio", visti i contenuti complessivi del decreto, ma è curioso notare come con 60 consiglieri sarei stato l'ultimo degli eletti
Ora sarebbe da ben misero uomo lamentarsi di quanto sopra, quindi mi limito ad assorbire il puro dolore che ne deriva. Cercate di capirmi: per essere eletto un cristiano qualunque ci butta soldi, passione, sangue. A questo giro ho lasciato sul campo 7 chili, e un po' di sanità mentale, decidete voi se un po' di sofferenza è una reazione lecita.
Ma passiamo oltre. I singoli non sono nulla e la politica è tutto. E cosa ci dice la politica? Ci dice che il Sindaco ha ritenuto di volere al suo fianco Tabacci, esponente centrista, e di non volere al suo fianco nessun esponente di IdV. Non mi risultava fosse questa la sua posizione durante la campagna elettorale, ma sarebbe da ben misero uomo lamentarsene, no? Già sento le urla: "ORRORE, LOTTIZZAZIONE, FUORI I PARTITI DALLE GIUNTE". Mah… Sarò di parte ma fatico a vedere come lottizzazione il coinvolgimento di qualcuno dei tanti che si sono spaccati la schiena perché domenica si possa votare ai referendum. E fatico a vedere come "partito ingerente e dannoso" proprio il mio. O piuttosto è ingerente e dannoso nel senso che rompe le balle averlo in mezzo ai piedi?
Io non ho niente contro Tabacci. Mi piace Tabacci. Mi piace la giunta ampia e trasversale. Certo, mi "infastidisce lievemente" vedere Tabacci fare il parlamentare E l'assessore dopo decenni di carriera politica. Di modo che il sottoscritto finisca a non fare niente del tutto. Mi "infastidisce lievemente" anche il suo partito di appartenenza, che ha dato spazio e casa a personalità politiche non sempre vicine alla mia sensibilità.
Ma al di là di Tabacci mi infastidisce moltissimo che nella seconda città d'Italia sia utile e positivo avere in giunta i centristi, *quelli che il Sindaco nemmeno lo hanno sostenuto*, e negativo avere noi. Il messaggio che passa è terribile. Da quando è cominciato tutto il can can sulle alleanze ho sempre avuto la vaga impressione che fra tanti teorici "amici" qualcuno ci odi, e ci preferisca morti. Ma cosa vuol dire per la gente e per i cittadini averci morti? Cosa rappresenta il mio partito? Guardandola in senso ampio direi che al di là di limiti e difetti che inevitabilmente affliggono tutti i partiti IdV incarni un richiamo forte al rispetto della legalità (e una buona volta prima per i colletti bianchi, che per il sedicenne fumatore di spinelli) e alla questione morale. Una sintesi fra idee liberali (sul serio, non alle vongole berlusconiane) per economia e informazione, e posizioni laiche e progressiste sulle grandi questioni ambientali ed etiche. La voglia di cambiare in meglio e di non accettare passivamente la prepotenza e il sopruso dei potenti. Quella che già da anni un pezzo d'Italia esprime pur senza riuscire a vincere e a sfondare.
Sarebbe stata migliore l'Italia se in questi anni IdV non fosse stata in parlamento? Oggi su Berlusconi dicono quasi tutti le stesse cose che dicevamo noi da sempre. E se non le avesse dette nessuno tre anni fa dove saremmo adesso? Siamo stati inutili, allora? Mentre ci opponevamo agli inciuci e alla legittimazione di Silvio? A chi conviene IdV fuori dall'alleanza del futuro in favore dei centristi? Fuori dalle amministrazioni? Ai cittadini e agli italiani, per caso? Non credo proprio.
Mi piacerebbe parlare con Adriano Celentano, una volta. Solo cinque minuti. Gli vorrei raccontare il riassunto della mia storia politica personale. Giusto per fare due risate e vincere l'imbarazzo. E poi chiedergli cosa dovremmo fare secondo lui per riuscire a farci vedere come una entità utile, sana, e positiva per il paese. Perchè lui sa che possiamo esserlo. Almeno credo. Ha sempre espresso parole di apprezzamento per Di Pietro, e di sicuro sa che se domani voterà è perchè centinaia di fessi come me si sono armati di spilline IdV e sono andati a farsi venire le mani gonfie a forza di raccogliere firme.
Eppure a Milano in giunta non ci vogliono. Non serviamo, a quanto pare. Adriano, secondo te con noi fuori dalla giunta la lotta contro la cementificazione e gli abusi su Expo ne risulta rafforzata o indebolita? Noi fuori, rifondazione fuori, i radicali fuori, i grillini nemmeno parlarne. È un buon segno? È la sconfitta della lottizzazione?
Non lo so più nemmeno io. Forse davvero è così. IdV è un "malvagio partito", e sotto sotto sono malvagio pure io. Rosico divorato dalla mia ambizione, e dai miei personali sogni di gloria. Uguale a tutti gli altri, altro che trentenne di belle speranze. Allora ci sta che in giunta ci vada qualcun altro. Speriamo faccia bene. Peggio di quelli prima è quasi impossibile, parte avvantaggiato.
A Giuliano Pisapia: ti sei preso la responsabilità delle tue scelte. Ci sta, lo accetto. Non credo leggerai mai queste righe, ma se le leggi sappi che fra quelle responsabilità c'è anche quella di avermi spezzato politicamente il cuore. Perchè io ho amato tantissimo questa campagna. Nella quale il mio partito ti ha difeso e supportato in ogni modo, specie quando eri in difficoltà. Come credi che ci possiamo sentire oggi io e i tanti altri fessi con le mani gonfie come me a fronte delle tue scelte? Ti ho visto quattro volte in campagna elettorale, e ti ho sempre detto la stessa cosa. Punto primo "vinci", punto secondo "ricordati che hai promesso di fare il wi-fi". Magari non farò più il politico da grande, ma se entro fine anno cicchetto sul tablet per strada a spese del Comune promesso che la faccio un po' meno drammatica, la pianto di menare il torrone sulla mia disfatta, e ti perdono per aver trovato un vecchiaccio come Tabacci più sexy di noi idivvini. Ti do fiducia, in ogni caso. Per il 50% le richieste le hai già mantenute.
Buon lavoro e in bocca al lupo di cuore. Dopotutto in qualche modo ho contribuito anche io: con il colpo di grazia del nome sbagliato sui tabelloni ho esaurito da solo la quota di sfighe spettante a tutta la coalizione. Direi che è tutto. Ronzinante riposa e mangia la sua biada. Se avrà ancora un'altra corsa negli zoccoli lo scopriremo solo vivendo. Nell'attesa io mi ripiglio, consapevole che ci vorrà un po'.
…
Grazie a tutti quelli che hanno seguito con affetto, e hanno voluto bene all'impegno e alla passione. Ne vale sempre la pena. Anche per un solo momento, anche per uno solo di voi. A voi studio.
Non sa parlare! È un rozzo, un forcaiolo! Un assassino! Un GIUSTIZIALISTA!!! (il massimo dello spregio, in un paese nel quale il concetto di giustizia suscita più che altro ilarità…)
Questo video è dedicato alle centinaia di persone che mi hanno guardato con gli occhi sgranati durante la campagna elettorale. Antonio Di Pietro (IdV) e Franco Marini (PD) dibattono sulle alleanze, sulla figura di Casini, e su quella di Marcello Dell’Utri. Di Pietro è ospite alla festa del PD, eppure tutta la platea fischia il proprio dirigente, e ricopre di applausi il nostro Tonino.
Prima della tornata elettorale di questo weekend il presidente dimissionario della regione Sardegna, Renato Soru, aveva affermato con coraggio: “Qui l’invasore non passerà”.
Corretto. Infatti l’invasore non è semplicemente “passato”, ma ha piuttosto travolto con un bulldozer le macerie fumanti di quello che una volta era un partito (centrosinistra: 38%, Partito Democratico 24%, a -9% rispetto alle politiche di un anno fa).
Ugo Cappellacci, il fortunato Carneade dotato del merito politico e genealogico di essere il figlio del commercialista di Silvio Berlusconi, ha letteralmente sbancato la regione Sardegna. Subito le prime dichiarazioni, accolte dall’esultanza di Briatore e del popolo del Millionaire: “Modificheremo il piano paesaggistico regionale”. Tradotto: si potrà riprendere a fare scempio delle coste, seguendo il ben noto modello della regione Sicilia negli anni di Craxi. Con un po’ di fortuna anche la “odiosa” tassa sul lusso e sugli yatch diventerà presto storia passata.
Al di là del requiem per le bellezze naturali sarde colpisce come il Caligola di Arcore sia riuscito a vincere in scioltezza (+9% per il candidato presidente, +18% nel confronto fra le coalizioni) anche schierando un cavallo qualsiasi contro un uomo di successo e tutto sommato molto conosciuto e amato nella sua regione.
Il futuro rimane incerto, ma per ora Berlusconi non sembra patire il rinculo portato dalla crisi, e lascia la croce tutta sulle spalle dei suoi avversari politici. Il Partito Democratico, ancora attonito per lo schiaffo subito, sembra finalmente rendersi conto dell’amara realtà. L’ipotesi di una “grosse koalition” che metta insieme quel poco che resta della Sinistra Radicale all’UDC di Casini e Cuffaro è molto meno credibile rispetto a quella, incombente, di una scissione interna.
Più che in un “Ulivo 2.0″ l’opposizione del futuro potrebbe spaccarsi in tre correnti. Una cattolica e centrista che riunisca l’ex Margherita, l’UDC e i vari residuati bellici della Democrazia Cristiana sparsi sull’arco parlamentare. Una “rossa” che abbracci la corrente scissionista del PRC guidata da Vendola e il blocco ex DS del Partito Democratico. Una “bianca”, laica e legalitaria, guidata da Antonio Di Pietro e potenzialmente allargabile ai tanti nanetti rimasti senza casa in un sistema elettorale con uno sbarramento abbastanza duro da sorpassare.
Comunque stiano le cose, per il PD è un terribile “day after”. E mentre tutti i dirigenti strillano di una “radicale innovazione” (naturalmente da operarsi ponendo se stessi al vertice), nessuno sembra dare troppo peso al fatto che nella roccaforte di Firenze il candidato sindaco del PD scelto “dal popolo” tramite le primarie sia stato il giovane Matteo Renzi.
34 anni, inviso sia ai Dalemiani che ai Veltroniani, Renzi ha corso come indipendente ed è stato premiato da un plebiscito di voti che hanno indicato proprio la faccia “più fresca e più nuova”. Strano, vero? O piuttosto per nulla strano?
Forse esiste almeno una verità inoppugnabile che emerge da queste elezioni sarde. Non è Berlusconi, l’invasore. Berlusconi rappresenta con coerenza e continuità una parte di Italia. E al di là di qualunque discorso sulle sue qualità di statista e sul suo vantaggio mediatico, oggi quella parte costituisce una maggioranza solida e stabile nel paese.
Ad avere invaso e usurpato sono piuttosto altri. Magari proprio coloro che occupano la posizione dei progressisti e dei riformisti, fingono di incarnare la speranza nella modernità e nel futuro, e rimangono nei fatti figli della politica più vecchia e autoreferenziale che esista in questo paese.
Berlusconi fa danni in politica dal 1994. Veltroni dal 1976, D’Alema dal 1975.
Allora il conto torna. Piove, signori. Per alcuni, secondo immortale tradizione, sul “governo ladro”.
Per altri, in maniera più semplice e triste, solo e sempre sul bagnato.