E così succede.
È un pigro giovedì pomeriggio mentre il centrosinistra italiano, nella persona del segretario Walter Veltroni, decide di porre fine al suo lento stillicidio di attesa e ufficializza l’abbandono nei confronti di piazza Navona.
Stretto in una tenaglia fra le spallate di Berlusconi, e la verve arrembante di Tonino Di Pietro, il sogno riformista di una nuova stagione sembra ripiegarsi su se stesso. Affronta La Crisi, eroso dai debiti verso i suoi estremi avidi ed assetati di sangue, e una base spesso intransigente, fino al punto di diventare “antropologicamente diversa”.
Ma cosa separa irrimediabilmente il recinto “razionale e riformista”, il “recinto intellettuale” di cui parla Veltroni, da quella piazza? Perché il problema è evidentemente intellettuale, il problema è una questione di ragioni logiche e di intelligenza. E’ una questione di rischio e di calcolo ragionato, di decisioni difficili. Difficili come quella di correre da soli, come quella di eliminare le aree più intransigenti perchè “con certa gente è impossibile governare”, di tagliare e rimodellare in maniera da diventare finalmente Nuovi. Non troppo comunisti. Non troppo socialisti.
Al massimo un pochino dipietristi, ecco tutto, perchè dopotutto la Costituzione è pur sempre la Costituzione, Berlusconi è pur sempre Berlusconi, e i numeri sono pur sempre i numeri.
Radicali sui bordi, magari. Un po’ sbarazzini. Ma Anche seri, perchè non si può rinunciare a un occhiolino discreto che vigili sul Vaticano. Così mentre spazia si gode quella bella e struggente Roma, che “Un tempo era nostra” e ora “ahimè, che ci vuoi fare? Cerca di capire, c’era la Congiuntura… E poi il momento politico, la divisione…”
Certo è vero. A volte non c’è nulla da fare. Devi accettare con te stesso che puoi solo perdere, e salvare il salvabile. Non si può fare.
E così non resta che andare avanti. Sperando di non essere invecchiati, per continuare ad essere sempre i Più giovani, i Più moderni, i Più nuovi. Finalmente lontani da una origine odiosa, dal passato infamante di essere stati un tempo comunisti, o democristiani, o Dio solo sa quale altro terribile peccato.
Si libra leggero, il Pensiero Intellettuale. Lontano dai sogni vetusti e demodè in cui si poteva essere “Tutti Uguali”. Lontano dall’ansia giustizialista, dalla legge politicizzata. Lontano dalle aule dei tribunali, dal ricordo un po’ sporco degli anni di Tangentopoli. Dalle cordate losche, e dai furbetti. Lontano dagli arbitri chiusi negli stanzini, da Luciano Moggi, e dal suo ex amico Clemente Mastella, un tempo Ministro Della Giustizia. O da quella imbarazzante larga maggioranza che vota si, e “Il Parlamento Sovrano Approva L’Indulto”.
Così Intellettuale e Razionale. Così “Bello e Giusto”, a prescindere. Anche se non lo capisci. Un po’ solo, forse, ma pur sempre sano e fresco. Un ragazzo ribelle dal sorriso smagliante e dal futuro splendente…
Ma cosa sta davvero succedendo? Cosa significa tutto questo?
I freddi numeri, quelli delle scienze esatte, sembrano evidenziare come il Partito Democratico abbia perso qualche punto di consenso con le sue ultime mosse…
Un punto. Sono 350, quasi 400 mila persone…
E chi sono queste persone? Chi è questa gente dalle vedute così diverse e distanti da diventare inconciliabili? Chi sono? Dei rossi fino al midollo? Dei fascisti giustizialisti? Dei nostalgici ecologisti? Della gente che non capisce il concetto di “voto utile”?
È lui? Il padre di famiglia cattolico un po’ burbero, che fuma il sigaro, va a Messa tutte le domeniche, e ci crede davvero che “La politica è prima di tutto una questione di Costumi e di Morale”? O piuttosto quell’altro? L’operaio allo stremo? Il precario che fa il telefonista e si prepara lentamente al suo giorno di ordinaria follia? E’ il qualunquista? L’idealista pacifista? E’ la mente semplice che “proprio non ci arriva” e “si fa male da sola”? E’ il vicentino, il diabolico anti-atlantista che non vuole dare un altro spicchio della sua città alla base americana? Il valligiano che proprio non vuole saperne di vedere le sue belle montagne bucate dalla TAV?
Forse sono le persone che fanno il referendum per abrogare la legge elettorale? O la donna che urla disperata di non riuscire più a mantenere i suoi figli e finisce pubblicata dal Grande Nemico in persona, da Beppe Grillo, “con astuta sapienza e preciso disegno eversivo ed antipolitico”?
Chiunque sia tutta questa gente, rimane che non sono compagni di viaggio sostenibili intellettualmente e razionalmente. Ci sta. È una precisa libertà, e un dovere, per la classe dirigente di un partito politico lo scegliere di rifiutare un abbraccio ritenuto pernicioso e mortale, e di andare per la propria strada. In tutte le posizioni di potere capita di dover prendere decisioni difficili e impopolari, e queste vanno rispettate per quelle che sono.
Non si può però prescindere dalla responsabilità che quelle decisioni comportano. Sta a chi le prende il difficile compito di dimostrare giorno per giorno, coi fatti, come il suo pensiero intellettuale e razionale abbia dei fondamenti logici e porti a dei riscontri. Come e perchè sia credibile, specie in un momento in cui sembra sempre più lontano dalla gente e dal senso comune.
Dove si vola, partendo da qui?
La storia finora parla impietosa, e non racconta di una sola “sconfitta inevitabile”. Racconta di governi sballottati e caduti, di grandi vantaggi bruciati nell’aria, di litigi furiosi e di accordi quasi vergognosi. Di tante questioni rimaste irrisolte, nonostante i molti anni passati al potere.
Come e dove, quindi, sta il vantaggio politico di abbandonare delle abnormi fette di consenso? Di perderle tutte, voto su voto, croce su croce, faccia su faccia? Di erodere lentamente la torta, mangiandosi con gusto una fetta dopo l’altra?
Si diventa più leggeri? Più mobili e dinamici? E’ di un peso, quindi, che ci si libera?
Visto dal basso, dagli ignoranti, sembra il peso insopportabile e faticoso di tonnellate e tonnellate di monnezza. Che si riversano sulla terra, mentre il produttore, quel Pensiero Intellettuale e Razionale, le scarica. Con un po’ di ironia le si può quasi vedere atterrare sulla bella e struggente Napoli. Un po’ sporca, certo, ma se non altro “Ancora nostra”, e quindi “Sereni, ragazzi, che alle prossime elezioni si può ri-fare!”.
Dove, quindi, e si risponda con la logica e con i numeri, con la visione e con le prospettive, con i concetti politici e con i risultati concreti, sta l’astuzia e il gioco strategico di chi si trova stretto in una tenaglia, sconfitto e impotente, se non addirittura connivente?
Ne vale la pena? Perchè?
E se in tutto questo non c’è alcun vantaggio politico, come già oggi, dopo una impressionante sequenza di batoste, sembra lecito iniziare a sospettare, avremo finalmente un “mea culpa”? Si ammetterà che anche la dirigenza e il Pensiero Intellettuale, quegli stessi volti di cui parlava fra gli amari applausi della folla Nanni Moretti, sono colpevoli dell’identico reato della gente semplice? Di essere “gente con cui non si può governare”?
Il sogno riformista doveva portarci verso il nuovo. Verso un futuro moderno, che aggredisse una società in movimento rapido e costante, mutevole nelle sue forme e nei suoi equilibri. Dove sono i giovani? Dove le facce nuove? Se anche quello che si è consumato oggi è un errore, si tratta dell’ennesimo commesso dalle stesse persone. E si aggiunge alla lunga serie di quelli che gravano su una dirigenza sempre uguale, identica nella sua sostanza da più di quindici anni. Fin dall’inizio di quella che sarebbe dovuta essere “una nuova stagione”.
Il paese affronta l’affascinante sfida del cambiamento proposta dalla politica senza pregiudiziali, per una mera questione di necessita. Ormai siamo tutti pronti ad andare da soli. In molti si sentono già da tempo soli come non mai. Qualcuno ha freddo, e i più iniziano ad avere anche un filo di paura, quindi perchè non cominciamo a muoverci e andiamo da qualche parte?
…
Perchè andiamo in un bel posto, vero?