Mauro Buti

Political & Social Networking…

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Anno Primo

Scritto da Mauro Buti 14 aprile 2009

piccoli_fascisti1piciIl governo a reti unificate ha deciso che si deve chiudere AnnoZero. Ed è una notizia, soprattutto perchè si tratta di una delle poche questioni capaci di riappacificare il premier Berlusconi e il Presidente della Camera Gianfranco Fini. Inutile entrare nel merito della scusa, sappiamo tutti che il motivo specifico è del tutto irrilevante. L’obiettivo è dichiarato da tempo: basta voci fuori dal coro.

Non so se Santoro faccia bene o male al PD, a Di Pietro, o piuttosto a Berlusconi. Di sicuro so che in un mare piatto e senza onde solo Santoro tentava di essere diverso, e di dare voce a una Italia diversa. Che pure esiste, e ha un peso, se è vero come è vero che Santoro fa regolarmente record di ascolti sulla sua rete, e finanzia il suo lavoro con una parte dei corposi introiti pubblicitari che la trasmissione procura alla RAI.

Fa male pensare che sia eversivo mandare in onda Santoro, mentre è del tutto normale che inquisiti come Moggi (il re di calciopoli) e Del Turco (il socialista che è affondato insieme a tutta la sua giunta in Abruzzo) pontifichino in prima serata sulla loro innocenza. Senza che nessuno faccia un fiato, senza contraddittorio, senza nemmeno disturbarsi ad avere uno scrupolo per le centinaia di migliaia di cittadini truffati e umiliati dal loro comportamento.

La politica italiana di oggi vive nella dorata illusione che non esista più la realtà. Perchè solo quanto ha copertura televisiva è davvero reale: il resto è il resto di niente.

Ma anche dominando i media, anche creando il pensiero unico, anche isolandosi in un sistema partitico blindato e inaccessibile, anche realizzando al 95% il Piano di Rinascita Democratica, l’illusione non basterà mai a scacciare paura e terrore.

Perchè la realtà rimane: il re è nudo, l’economia è in ginocchio, la coesione sociale è a rischio. E nel frattempo il pensiero libero è già volato via. Lontano dai potenti, troppo vecchi e corrotti per capire che un futuro diverso è cominciato da tempo. Informazione e comunicazione fluttuano libere in un nuovo media, dopo aver abbandonato senza rimpianti quella scatola colorata che ha dominato il mondo occidentale per decenni.

Con calma e pazienza serbano la memoria collettiva, e la verità, e così facendo mettono le basi per una atroce rivalsa. Perchè quando verrà il momento nessuno si potrà nascondere dal freddo e brutale Giudizio della Storia.

Intervallo

Scritto da Mauro Buti 7 aprile 2009

intervallopici2Le cose più interessanti succedono sempre mentre non si guarda, o quando ci si permette qualche breve attimo di riposo e distrazione. In pochi giorni, infatti, si sono susseguite diverse notizie che sarebbero degne di attenzione e di commento.

Un breve elenco sparso:

  • Il premier Berlusconi fa la sua prima figura da cioccolataio al G20, strillando nelle orecchie della regina Elisabetta per richiamare l’attenzione dell’abbronzatissimo Barack Obama
  • il premier Berlusconi fa la sua seconda figura da cioccolataio al G20, mentre Obama si chiede dove sia, dal momento che è l’unico a mancare per la seconda foto di rito e tutti lo stanno aspettando (la foto verrà scattata senza di lui)
  • il premier Berlusconi fa la sua terza figura da cioccolataio al G20, e rimane a telefonare mentre Angela Merkel e il resto della compagnia attendono di essere raggiunti per iniziare la cerimonia del 60° anniversario della Nato (che partirà con il nostro Presidente del Consiglio ancora al telefono)
  • Essendo che siamo a quota tre, e per questo giro (con un po’ di aiuto dall’alto) dovremmo avere finito, il premier Berlusconi ci ricorda come siano i media iniqui (già ridotti da tempo a miserabili scendiletto del potere) a calunniarlo, e segnala di essere tentato da “misure dure“.
  • Purtroppo non abbiamo finito, trattandosi pur sempre del premier Berlusconi. Mancavano ancora i ministri al cesso durante l’intervento del prode Tremonti, con il coronamento finale delle gran risate sulle “nomine rai in corso a casa mia“. Verrebbe da ridere in effetti, se non fosse che è vero. Per i pochi programmi ancora liberi nella tv pubblica (Annozero, su tutti) si prospettano giorni duri. Sta per tornare l’era dell’uso criminoso della tv pubblica, e degli editti bulgari?

Ma anche al di là degli eclatanti successi internazionali del nostro premier non mancano altre notizie interessanti e curiose:

  • L’idillio di Mr Obama con l’Europa dura poco, e si apre uno scontro netto sulla questione della Turchia. Difficile non pensare come si tratti solo di un preludio degli scontri a venire, dal momento che al di là delle grandi dichiarazioni in tema economico l’accordo raggiunto rimane, almeno per ora, un accordo di facciata
  • Il peggior terremoto dell’ultimo decennio distrugge l’Abruzzo. E non è che ci sia molto altro da dire in merito, in mezzo a un panorama desolante fatto di morti, feriti, palazzi antisismici crollati, e scontri di dubbia utilità fra rabdomanti delle catastrofi e capi della protezione civile dalla lingua troppo lunga. Ciò nonostante in un blog che parla di politica esprimere della solidarietà dopo un evento del genere è obbligatorio. Domani se faccio in tempo vado all’Avis a donare il sangue, e invito tutti i miei 25 lettori a fare altrettanto.
  • Beppe Grillo torna in televisione a Exit di Ilaria D’Amico. Da non crederci, e infatti le cose vanno maluccio e ne nasce una querelle riguardo alla quale vi propongo una versione e l’altra. Inutile dire come al di là dello scontro Grillo-D’Amico nessuno abbia parlato nella maniera più assoluta nel merito dei temi proposti dal comico genovese
  • Mr Rupert Murdoch, il proprietario di una delle più enormi catene di media mondiali, nonchè della nostra SKY, si permette di dire che: “La gente legge le notizie gratis su Internet, e questo deve cambiare“. C’è pronto già da tempo un gran bel post che parlerà di lui, dell’industria discografica, di internet e del futuro. Conto di proporvelo al più presto, naturalmente, ma dovrete portare ancora un pochino di pazienza.

Basta? Beh, direi proprio di si…

Almeno in attesa della nuova sortita internazionale del nostro “statista”, di un’altra mia conquista del piccolo schermo, o della prossima catastrofe climatica-economica-ambientale-globale.

Buon proseguimento…

Lo Stupro della Ragione

Scritto da Mauro Buti 25 febbraio 2009

Si parla molto di stupri, ultimamente.
E quello della violenza sulle donne è un problema orribile, ci mancherebbe. Uno dei figli più nauseanti della frustrazione e del malessere sociale.

Io però sono un malpensante, e non riesco ad evitare un parallelo con l’ultima grande ondata di discorsi sul tema. Ricordate l’occasione? Correva l’aprile del 2008 e Gianni Alemanno e Francesco Rutelli si contendevano la poltrona di primo cittadino di Roma, rimasta vacante dopo le dimissioni di Walter Veltroni. Alemanno annaspava nei sondaggi quando in maniera incidentale e per nulla pilotata le prime pagine dei giornali e le aperture dei TG nazionali cominciarono a riempirsi con le dettagliate narrazioni di terribili ed angoscianti casi di stupro.

Commenti dei familiari delle vittime, commenti del circondiario e degli abitanti del quartiere, commenti degli esperti. E poi via, al grido di “Sicurezza!”, “Controllo sugli immigrati!”, “Impronte digitali ai bambini rom!”… Qualche settimana di fermento e, strano ma vero, è proprio Alemanno a spuntarla e a conquistare una delle poltrone più preziose ed importanti del nostro paese.

Allora forse è il caso di parlare di stupri, e nello specifico dello stupro più terribile che sta avvenendo, lo stupro della ragione. Panorama, una rivista difficilmente tacciabile di partigianeria antiberlusconiana, ha riportato di recente alcune statistiche del Viminale relative al problema degli stupri. Non addentriamoci nell’annosa disquisizione che potrebbe nascere dalle percentuali di immigrati e di italiani che si macchiano dell’odioso delitto, anche perché le statistiche sembrano dare informazioni contrastanti a seconda di chi le riporta.

Limitiamoci a riflettere sui numeri assoluti. Nell’ultimo anno (2008) gli stupri sono diminuiti di una decina di punti percentuale rispetto al precedente. Secondo voi si ha questa percezione, oggi, guardando la televisione e leggendo i giornali? A livello nazionale si contano circa 5000 episodi all’anno. 500 nella sola Milano, 150 a Bologna, e via di questo passo…

Quale può mai essere la difficoltà di trovare un episodio da mettere sulla prima pagina di un giornale all’occorrenza? Ce ne sono una quindicina al giorno fra cui scegliere…
Il problema degli stupri infatti non vive di esplosioni e di casi drammatici. È un problema costante, regolarmente presente, che registra fluttuazioni tutto sommato marginali nel corso degli anni. Eppure torna alle luci della ribalta in maniera periodica, a seconda dell’occorrenza.

Difficile pensare che la cosa non sia un mezzo come un altro per distrarre l’opinione pubblica. Del resto qualunque tema va bene, pur di non dover parlare di economia.

Il nostro paese ha aumentato il suo rapporto debito pubblico/PIL di 5 punti nel solo 2008. È una notizia dai risvolti drammatici e importantissimi per tutti noi, eppure vale poco meno di un trafiletto rispetto alle malefatte del “branco”, e all’invasione dei rumeni e degli ultracorpi. Viaggiamo a vele spiegate verso il caos e il tracollo, oramai se ne sono resi conto tutti i commentatori più autorevoli. Parla di un decennio di stagnazione il celeberrimo economista Nouriel Roubini, parla di rischio di una catastrofe il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama, parla di crisi destinata a peggiorare anche un insospettabile come il proprietario di Sky Rupert Murdoch. Persino il gigante degli affari e delle speculazioni George Soros commenta come “non si veda la fine del collasso del sistema finanziario mondiale”.

In Italia invece parliamo di immigrazione, intercettazioni, giustizia e problema sicurezza.

Le poche volte che Berlusconi si degna di menzionare l’economia lo fa per criticare il “pessimismo dei media” o per sostenere come la posizione dell’Italia sia solida e a scarso rischio. È falso, naturalmente, e lo conferma lui stesso quando spiega che l’ipotesi di nazionalizzare delle banche da noi non è praticabile. Il motivo è semplice, e non verte certo sulla solidità di Unicredit e Banca Intesa (in caduta libera da mesi): al contrario della stragrande maggioranza degli stati occidentali l’Italia è oppressa da un debito pubblico immenso, e non può permettersi nemmeno di pensare di sostenere il collasso di un grande gruppo fornendo della liquidità a livello statale.

Nel frattempo non si fermano gli sprechi, nè si riduce il disgustoso privilegio di cui si circondano le nostre classi dirigenti. Così fra 260mila euro per le agendine ai senatori, e il crack del comune di Catania, il nostro debito continua ad aumentare in barba alle finanziarie di tagli e sangue varate dal ministro Tremonti.

In queste condizioni se una Fiat qualunque crolla e si trova costretta ad affrontare la crisi nera in cui già versano colossi come AIG, non ci resterà che piangere.

Questo lo raccontano, i giornali e le televisioni?

Informazione “libera”?

Scritto da Mauro Buti 28 gennaio 2009

L’articolo sulla manifestazione di Roma di oggi è online da circa un’ora su Repubblica.it
Sono già stati lasciati più di 150 commenti, previa registrazione obbligatoria al sito, dei quali circa il
90% sono di critiche e insulti per l’assurda faziosità del testo
.
Corriere.it, da tempo più avanti rispetto al rivale storico, con prudenza non lascia nemmeno la possibilità di commentare la sua versione della notizia.

Che dire di più se non, di nuovo, res ipsa loquitur? I fatti parlano da soli.

La rete è sana, e non accetta senza protestare che un articolo tratti degli attacchi portati in occasione di una manifestazione, e non si disturbi nemmeno a discutere il resto dei contenuti. Non tollera dei media che sono del tutto disinteressati a dare voce e rilievo a un organismo “fazioso ed eversivo” come la Associazione dei Familiari delle vittime della Mafia. Uomini e donne che gridano il loro dolore alle Istituzioni e nel farlo, stranamente, non si sentono a disagio pur essendo a fianco di terribili “agitatori” come l’Arcinemico del Bene e dell’Ordine Costituito Beppe Grillo.

Inutile illudersi su quanto si leggerà domani sulla carta stampata. L’assalto mediatico al “terzo incomodo” Antonio Di Pietro avviene oramai alla luce del sole, a tutto campo.
Eppure non è il caso di disperare per il futuro: in politica l’eccesso di veemenza si rivela spesso un pericolosissimo boomerang, e può innescare spirali dagli esiti imprevedibili.

Il passo che separa il reietto dal martire è brevissimo. Più o meno come quello che separa Palazzo Chigi da Hammamet, del resto…

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