Mauro Buti

Political & Social Networking…

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“It’s just a flesh wound”

Scritto da Mauro Buti 13 gennaio 2012

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Cosentino salvo. La consulta boccia il referendum elettorale.
Non ricordavo una giornata politica così deprimente dall’ultima volta che Silvio vinse le elezioni.

Una brutta botta per noi idivvini (le mani consumate a raccogliere le firme, per cui mi prendono sempre in giro gli amici, a volte non servono proprio per nulla). E una brutta botta anche per la Lega, oramai dilaniata da una lotta intestina senza quartiere. Vincono Napolitano e il governo Monti, che ne esce più stabile e rafforzato (la prospettiva di arrivare al 2013 è più che mai concreta), e soprattutto la golden share berlusconiana. Il PD di Bersani, che non ha firmato il referendum ma lo ha anche sostenuto, festeggia con moderazione e sobrietà. Avanti a vista, sempre con il chiodo fisso di trovare un metodo per annientare tutti i possibili alleati e perdere le prossime elezioni. Al massimo se proprio non si riesce e le si vincono si forma un bel governo di destra con i voti degli elettori di sinistra. Bella lì.

Poco male, la battaglia politica spesso è anche delusione. Verranno giorni migliori. Ma oggi al grido di “noi siamo noi, e voi non siete un cazzo” ha trionfato per l’ennesima volta il lato più brutto e squallido delle istituzioni italiane. Basterà questo ennesimo sfoggio di protervia dei nostri Marchesi del Grillo per risvegliare un vero desiderio di cambiamento? Ai sondaggi l’ardua sentenza: verso metà anno fare il punto della situazione sul nuovo quadro politico sarà più semplice…

Solita vita da provinciale della politica…

Scritto da Mauro Buti 6 luglio 2011

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Dopo la conclusione del delirio elettorale con il glorioso secondo posto (non elettivo, ma sono dettagli…) del vostro affezionatissimo in sella al fedele Ronzinante, e il trionfo totale dei referendum, finalmente la politica torna alla normalità del “business as usual”.

Martedì 5 maggio: Italia dei Valori stronca in maniera durissima la nuova finanziaria (inclusiva di un nuovo ed elegante comma “ad personam et aziendam”), fa la sua solita proposta alternativa sull’economia ignorata da tutti (gli stessi che poi si riempiono la bocca di “non siete propositivi”, “siete populisti”. Se, se, come no…), e soprattutto richiede il voto sulla sua mozione per l’abolizione delle Province.

L’abolizione, si noti, faceva parte SIA del programma del centrodestra, SIA del programma di centrosinistra. Del resto è da anni che tutti i politici in parlamento fanno a gara per ricordarci prima di ogni tornata elettorale (provinciali escluse, va da sè) come si tratti di un ente costoso e inutile. Vero, eh? Momento della verità, si vota. Chi è dentro è dentro e chi è fuori è fuori. 225 i voti contrari, 83 quelli a favore, 240 gli astenuti. Ehi, i voti decisivi per affossare il provvedimento sembrano proprio le 240 astensioni degli amici del PD.

Ma non si dica, mi raccomando, che è il solito PD. Non è affatto vero: c’è un miglioramento. Alla proposta di IdV per l’abolizione del vitalizio ai parlamentari avevano votato contro, mentre su quella delle province si sono solo astenuti. Il trend è indubbiamente positivo.

Vi ricorderete di tutto questo quando andrete a votare? La speranza è l’ultima a morire… :)

Orgoglio idivvino

Scritto da Mauro Buti 13 giugno 2011

Italia-dei-valori-bandiere

2010/2011:

  • Novara in serie A dopo 55 anni (ciao papà! :D )
  • Silvio massacrato in tutti i comuni più importanti alle amministrative
  • Trionfo fantacalcistico dopo una epica remuntada. Sconfitta bruciante per gli avversari che con infima caratura morale a metà stagione già mi davano per morto e mi deridevano (ciao Flavio! Ricordati di pagare la cena… :D )
  • Gli abbiamo fatto il quorum

Certo potrebbe sempre andar meglio. Alcune ferite continueranno a sanguinare a lungo, e temo non si rimargineranno mai. Ma nella vita bisogna anche sapersi accontentare, e tutto sommato mi accontento. Verrà un giorno. Oramai è tutto il paese a dirlo. Verrà un giorno in cui ogni lacrima versata, ogni gocciolina di sudore, ogni singolo sforzo riceveranno il premio che meritano.
Cari (e)lettori, avete votato al referendum perchè le firme le ha raccolte il mio partito. Non il PD, non Vendola, non i vari produttori di copricapi e cappelli che da oggi si proclameranno vincitori morali. Le abbiamo raccolte noi, e ci hanno pure insultato mentre lo facevamo. “E’ inutile”, “Non raggiungerete mai il quorum”, “Regalerete una facile vittoria alla destra”…

Certo, come no. Fortuna che qualcuno ancora ci insegna come si fa opposizione a Berlusconi in questo paese. Da soli avremmo sbagliato tutto.
Chiariamo bene l’errore, quindi: ogni singola firma che ci ha portato a votare ieri e oggi sul nucleare la ha raccolta e validata Italia dei Valori. Fareste bene a ricordarvelo, perché ricordare fa bene. La memoria è importante.

Fra poco mezza Italia piangerà perchè Fazio e Santoro se ne andranno dalla RAI, e una azienda già allo sfascio colerà definitivamente a picco. Ricordate, allora: tutto questo è cominciato quando la *NOSTRA* presidenza di vigilanza RAI, l’UNICA poltrona che come partito avevamo chiesto e a cui avevamo diritto (e Dio solo sa quante se ne erano spartite altrove), invece che andare a Leoluca Orlando è andata a Villari prima, e a Zavoli poi. Era lottizzazione? Non sarebbe potuta servire, IdV?

Pensateci quando torneremo a votare. Non dubito che qualche professore di politica dirà che Casini è essenziale, mentre noi siamo rinunciabili. Parlerà di “sacrificio necessario per garantire la governabilità del paese”. Vedremo allora se gli elettori si ricorderanno di aver votato sul nucleare grazie a noi, mentre metà della attuale opposizione non solo era favorevole, ma coi suoi voti mandava in parlamento Umberto Veronesi, il presidente della Agenzia per la Sicurezza Nucleare designato da Berlusconi. Certo, noi ci mandavamo Scillipoti, ci mancherebbe. A ognuno la sua croce, e Dio solo sa quante lacrime ho versato pure per questa. Ma non solo Scillipoti. Anche De Magistris, Orlando, Donadi, Pancho Pardi, Sonia Alfano, Di Pietro, e soprattutto migliaia e migliaia di militanti a spaccarsi la schiena per raccogliere le vostre firme. Lì non c’è stata lottizzazione: c’erano solo i nostri.

Ricordatevelo, perchè ricordare fa bene. La memoria è importante…

Il giorno di dolore che uno ha…

Scritto da Mauro Buti 11 giugno 2011

Ultimo e doveroso aggiornamento a tutti gli amici prima di una necessaria pausa di riflessione.

Il Sindaco di Milano non ha ritenuto che il contributo di IdV in giunta fosse necessario, e quindi il quadro complessivo non si è mosso e il vostro affezionatissimo rimane il primo dei non eletti del suo partito.
Credo sia impossibile spiegare a parole quanto faccia male. Alla fine non sono entrato perchè:

  • il mio partito ha perso 5 punti rispetto alle regionali (alla vigilia nessuno sulla faccia del pianeta avrebbe mai pensato che non prendessimo nemmeno due seggi col sindaco vincente)
  • sono mancati 3000 voti (2,8% invece di 2,5%) per arrivare al secondo resto col metodo d'Hondt (come noto subdolamente sfavorevole per i partiti piccoli)
  • non ci è stato possibile partecipare alla giunta
  • Giorgio Napolitano non ha firmato il decreto che (fra le altre cose) manteneva a 60 il numero dei consiglieri milanesi. Aggiungerei "grazie a Dio", visti i contenuti complessivi del decreto, ma è curioso notare come con 60 consiglieri sarei stato l'ultimo degli eletti

Ora sarebbe da ben misero uomo lamentarsi di quanto sopra, quindi mi limito ad assorbire il puro dolore che ne deriva. Cercate di capirmi: per essere eletto un cristiano qualunque ci butta soldi, passione, sangue. A questo giro ho lasciato sul campo 7 chili, e un po' di sanità mentale, decidete voi se un po' di sofferenza è una reazione lecita.

Ma passiamo oltre. I singoli non sono nulla e la politica è tutto. E cosa ci dice la politica? Ci dice che il Sindaco ha ritenuto di volere al suo fianco Tabacci, esponente centrista, e di non volere al suo fianco nessun esponente di IdV. Non mi risultava fosse questa la sua posizione durante la campagna elettorale, ma sarebbe da ben misero uomo lamentarsene, no? Già sento le urla: "ORRORE, LOTTIZZAZIONE, FUORI I PARTITI DALLE GIUNTE". Mah…
Sarò di parte ma fatico a vedere come lottizzazione il coinvolgimento di qualcuno dei tanti che si sono spaccati la schiena perché domenica si possa votare ai referendum. E fatico a vedere come "partito ingerente e dannoso" proprio il mio. O piuttosto è ingerente e dannoso nel senso che rompe le balle averlo in mezzo ai piedi?

Io non ho niente contro Tabacci. Mi piace Tabacci. Mi piace la giunta ampia e trasversale. Certo, mi "infastidisce lievemente" vedere Tabacci fare il parlamentare E l'assessore dopo decenni di carriera politica. Di modo che il sottoscritto finisca a non fare niente del tutto. Mi "infastidisce lievemente" anche il suo partito di appartenenza, che ha dato spazio e casa a personalità politiche non sempre vicine alla mia sensibilità.

Ma al di là di Tabacci mi infastidisce moltissimo che nella seconda città d'Italia sia utile e positivo avere in giunta i centristi, *quelli che il Sindaco nemmeno lo hanno sostenuto*, e negativo avere noi. Il messaggio che passa è terribile. Da quando è cominciato tutto il can can sulle alleanze ho sempre avuto la vaga impressione che fra tanti teorici "amici" qualcuno ci odi, e ci preferisca morti. Ma cosa vuol dire per la gente e per i cittadini averci morti? Cosa rappresenta il mio partito? Guardandola in senso ampio direi che al di là di limiti e difetti che inevitabilmente affliggono tutti i partiti IdV incarni un richiamo forte al rispetto della legalità (e una buona volta prima per i colletti bianchi, che per il sedicenne fumatore di spinelli) e alla questione morale. Una sintesi fra idee liberali (sul serio, non alle vongole berlusconiane) per economia e informazione, e posizioni laiche e progressiste sulle grandi questioni ambientali ed etiche. La voglia di cambiare in meglio e di non accettare passivamente la prepotenza e il sopruso dei potenti. Quella che già da anni un pezzo d'Italia esprime pur senza riuscire a vincere e a sfondare.

Sarebbe stata migliore l'Italia se in questi anni IdV non fosse stata in parlamento? Oggi su Berlusconi dicono quasi tutti le stesse cose che dicevamo noi da sempre. E se non le avesse dette nessuno tre anni fa dove saremmo adesso? Siamo stati inutili, allora? Mentre ci opponevamo agli inciuci e alla legittimazione di Silvio? A chi conviene IdV fuori dall'alleanza del futuro in favore dei centristi? Fuori dalle amministrazioni? Ai cittadini e agli italiani, per caso? Non credo proprio.

Mi piacerebbe parlare con Adriano Celentano, una volta. Solo cinque minuti. Gli vorrei raccontare il riassunto della mia storia politica personale. Giusto per fare due risate e vincere l'imbarazzo. E poi chiedergli cosa dovremmo fare secondo lui per riuscire a farci vedere come una entità utile, sana, e positiva per il paese. Perchè lui sa che possiamo esserlo. Almeno credo. Ha sempre espresso parole di apprezzamento per Di Pietro, e di sicuro sa che se domani voterà è perchè centinaia di fessi come me si sono armati di spilline IdV e sono andati a farsi venire le mani gonfie a forza di raccogliere firme.

Eppure a Milano in giunta non ci vogliono. Non serviamo, a quanto pare. Adriano, secondo te con noi fuori dalla giunta la lotta contro la cementificazione e gli abusi su Expo ne risulta rafforzata o indebolita? Noi fuori, rifondazione fuori, i radicali fuori, i grillini nemmeno parlarne. È un buon segno? È la sconfitta della lottizzazione?

Non lo so più nemmeno io. Forse davvero è così. IdV è un "malvagio partito", e sotto sotto sono malvagio pure io. Rosico divorato dalla mia ambizione, e dai miei personali sogni di gloria. Uguale a tutti gli altri, altro che trentenne di belle speranze. Allora ci sta che in giunta ci vada qualcun altro. Speriamo faccia bene. Peggio di quelli prima è quasi impossibile, parte avvantaggiato.

A Giuliano Pisapia: ti sei preso la responsabilità delle tue scelte. Ci sta, lo accetto. Non credo leggerai mai queste righe, ma se le leggi sappi che fra quelle responsabilità c'è anche quella di avermi spezzato politicamente il cuore. Perchè io ho amato tantissimo questa campagna. Nella quale il mio partito ti ha difeso e supportato in ogni modo, specie quando eri in difficoltà. Come credi che ci possiamo sentire oggi io e i tanti altri fessi con le mani gonfie come me a fronte delle tue scelte? Ti ho visto quattro volte in campagna elettorale, e ti ho sempre detto la stessa cosa. Punto primo "vinci", punto secondo "ricordati che hai promesso di fare il wi-fi". Magari non farò più il politico da grande, ma se entro fine anno cicchetto sul tablet per strada a spese del Comune promesso che la faccio un po' meno drammatica, la pianto di menare il torrone sulla mia disfatta, e ti perdono per aver trovato un vecchiaccio come Tabacci più sexy di noi idivvini. Ti do fiducia, in ogni caso. Per il 50% le richieste le hai già mantenute.

Buon lavoro e in bocca al lupo di cuore. Dopotutto in qualche modo ho contribuito anche io: con il colpo di grazia del nome sbagliato sui tabelloni ho esaurito da solo la quota di sfighe spettante a tutta la coalizione.
Direi che è tutto. Ronzinante riposa e mangia la sua biada. Se avrà ancora un'altra corsa negli zoccoli lo scopriremo solo vivendo. Nell'attesa io mi ripiglio, consapevole che ci vorrà un po'.

Grazie a tutti quelli che hanno seguito con affetto, e hanno voluto bene all'impegno e alla passione. Ne vale sempre la pena. Anche per un solo momento, anche per uno solo di voi.
A voi studio.

Cronache del ripiglio…

Scritto da Mauro Buti 22 dicembre 2010

Così è.

Se ne sono andati verso l’infinito, correndo felici verso il faccione sorridente di Silvio. Pronti ad abbracciare tutto quello contro cui avevano lottato fino al giorno prima.
Loro vanno. Io resto.

Credo di avere perso il conto delle prese in giro, delle battutacce, e delle menzioni sui media. Come di consueto con l’immancabile retrogusto di disonestà intellettuale. Sui fondi di Repubblica il governo oramai è diventato “il governo di Scilipoti”, nientemeno. Ieri a Ballarò con ospite Veltroni si parlava solo ed esclusivamente del temibile duo formato con il (poco) onorevole Razzi. Nemmeno una pallida menzione per il buon Calearo, l’uomo che nel 2008 a Veltroni aveva permesso di “iniziare a credere di poter vincere“. Certo Walter: tanto per cambiare avevi scelto bene e visto lungo…

In questo paese senza memoria sulla debacle del 14 pagheremo il giusto dazio di sangue e voti. Ci sta, ma per il resto sono un po’ stufo di dare sempre retta ai detrattori. Certo, Di Pietro ha sbagliato a compilare le liste, così come hanno sbagliato tanti altri oltre a lui (i transfughi ci sono dappertutto, e in enorme abbondanza). Eppure quando c’è da strillare per difendere gli studenti dai fascisti (versione 2.0: ora sono Ministri della Repubblica), da battersi contro le porcate di Silvio, o da metterci la faccia in piazza, io continuo a vedere sempre e solo lui.

Dicono di noi che siamo un partito che vive di solo presente, che è incollato al berlusconismo, che non ha prospettive nè anima. Non è vero. Abbiamo una proposta concreta, peraltro una delle più innovative del panorama politico italiano (non a caso in molti contenuti è vicina a quella di un soggetto “giovane e strano” come il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo). E siamo anche l’opposizione più dura e determinata a Silvio Berlusconi, certo. È un male, per caso?

È molto facile speculare sulla presupposta “mancanza di identità” di quello che si propone di essere un partito post-ideologico e moderno. Ed è molto facile anche strumentalizzarne la proposta di modo che emerga solo quello che fa comodo (l’antipolitica, l’antagonismo, la durezza di alcune posizioni) e stia in ombra quello che fa paura (il richiamo alla moralità, l’inasprimento delle leggi che trattano i reati dei colletti bianchi e dei politici, un programma chiaro e definito su tanti temi caldi, a partire dall’energia, per arrivare a quei diritti civili di cui il PD nemmeno osa parlare).

La realtà è che Italia dei Valori fa paura, e in parlamento non piace a nessuno. Non piace che si proponga con insistenza di abolire i rimborsi elettorali doppi, di tagliare le pensioni d’oro ai parlamentari (25 voti su 525. E chissà di chi erano…), di prendere a calci nelle gengive chi si nasconde dietro le non autorizzazioni a procedere delle camere. Non è un alleato comodo, Italia dei Valori. Ed è anche per questo che tante battaglie poi ci troviamo a doverle combattere da soli. È un male, per caso?

Italia dei Valori non è il partito di Scilipoti e di Razzi. È il partito che in mezzo al nulla cosmico della politica italiana ha difeso Luigi De Magistris e Clementina Forleo. Il partito che ha candidato personaggi diversi e affascinanti come Giulio Cavalli in Lombardia, Sonia Alfano alle Europee, e via di questo passo. Il partito che ha lottato da solo per l’acqua pubblica, contro il nucleare, contro il lodo Alfano, il legittimo impedimento…

Un partito non si esaurisce negli inevitabili sbagli di chi lo dirige, ma trova la sua dimensione e la sua forma nelle linee che porta avanti e nel progetto in cui crede. Sono quindici anni che poniamo la questione morale e la legalità nelle istituzioni come punto centrale da cui ripartire per dare un futuro a questo paese. Oggi la Corte dei Conti dice che l’Italia è corrotta ai livelli dello Zimbabwe, e che non si apprezzano significative differenze rispetto ai tempi d’oro di Craxi e di Tangentopoli.

Quanti partiti hanno preso posizione nettamente contro questa deriva? In aula in quanti votano per stralciare le intercettazioni dei parlamentari? In quanti l’impunità di Cosentino? O l’impossibilità di procedere a giudizio per D’Alema? L’Italia ha un disperato bisogno di avere almeno un partito che ragiona come il nostro nell’arco parlamentare. E se gli elettori (o i lettori) ritengono diversamente che ci castighino pure, nel sempiterno esercizio di schifare chi è bianco perché ha il bavero macchiato, e fare così il gioco di chi è nero pece, e può permettersi di dire che “siamo tutti scuri uguale”.

Loro andranno. Ma noi resteremo.

Bunga-Amenità

Scritto da Mauro Buti 31 ottobre 2010

E onde non dimenticare che al di là del dramma politico rimane pur sempre la struggente poesia del bunga bunga:

  • In foto uno dei motivi per cui adoro essere idivvino
  • A questo indirizzo, uno dei motivi per cui adoro Elio e le Storie Tese

Almeno per queste piccole cose: grazie Silvio! :D

Una giornata speciale…

Scritto da Mauro Buti 11 ottobre 2010

(Un ringraziamento al Della per il suggerimento sul video, e soprattutto per un voto ben speso! :D )

E così è passato anche il Congresso Regionale del 10/10/2010.
La mozione Buti, rappresentata non senza una certa emozione dal vostro affezionatissimo, ha ottenuto circa il 27% dei voti. Ha vinto con ampio margine il colosso imbattibile, l’On. Sergio Piffari, che oggi comincia il suo quarto mandato alla guida della Segreteria Regionale di Italia dei Valori.

Cosa vuol dire preparare un congresso? In due parole: un delirio. Stendere i documenti politici, discutere, mediare, recuperare le firme, discutere, mediare, compilare le liste, discutere, mediare. Un lavoro mostruoso, durato diverse settimane, per arrivare a scoprire una notizia fantastica. Ben il 27% di una regione che consta oltre 3000 tesserati supporta la nostra idea di politica. Sogna lo stesso futuro trasparente, aperto e moderno che abbiamo immaginato noi per il partito.
E a livello giovanile va ancora meglio. La mozione più vicina alla nostra, quella di Luciano Messenio, ha sfondato quota 60%. Complimenti, neo-eletto coordinatore regionale giovani!

Non siamo ancora maggioranza, ma non c’è dubbio alcuno: il cuore dei giovani del partito batte vicino a noi. Vicino a internet e alle nostre proposte sul web. Vicino alle primarie!
Il risultato di ieri è clamoroso anche per come è maturato. Proponevamo al congresso una serie di modifiche innovative e importanti per l’attività di Italia dei Valori in Lombardia. Proponevamo una mozione rivolta al futuro, piena di speranza e di idee.

Di fronte all’enorme esperienza dell’On. Piffari abbiamo tentato di mostrare all’assemblea dei contenuti nuovi. E pur non avendo ricevuto sostegno diretto da nessuno degli eletti più importanti in Lombardia (e alcune defezioni hanno fatto proprio male al cuore) il risultato numerico è stato lusinghiero. Anche perché ad aver raccolto i voti è la proposta ben prima del candidato!

Ieri sera coi ragazzi si faceva festa per il risultato di Luciano, e gongolavo. Certo, io avevo perso. E immagino non fosse troppo difficile prevederlo… Una persona di cui ho (mio malgrado, via… :D ) enorme stima in una conversazione sul tema aveva archiviato la questione dicendo: “Piffari è imbattibile. E tu correresti mai contro qualcuno di imbattibile?”

Well, immagino che a posteriori si possa e si debba rispondere di si.

Ne è valsa la pena. Perchè al di là della mia sconfitta, il risultato che abbiamo ottenuto come gruppo è un successo politico sostanziale. Credo lo testimoniassero i faccioni sorridenti e l’atmosfera elettrizzante che si respirava ieri sera. Una serata magica, di quelle che “non vorresti mai andare a dormire”. Una serata che credo abbia fatto breccia in parecchi cuori oltre al mio.

Ovunque sul floor congressuale sono arrivate parole di incoraggiamento, strette di mano, abbracci. In tantissimi mi hanno ringraziato, e mi hanno detto che erano orgogliosi di me.
Grazie. Ieri sono stato sull’orlo della lacrimuccia a più riprese, non posso negarlo. E sono stato troppo più orgoglioso io di voi. Un gruppo compatto, coeso, pragmatico. Impeccabile nei conteggi, nelle analisi, nelle riflessioni. Umile e disposto al sacrificio. Una macchina che affrontava per la prima volta una missione impossibile, e si è mossa oliata e perfetta, come se non facesse altro da anni.

Ho perso, certo. Ma ha perso il singolo, mentre il gruppo ha vinto. Ha fatto politica in maniera fantastica, e ha ottenuto col suo lavoro e le sue forze dei risultati clamorosi e inattesi. Non ho nessun dubbio: un gruppo del genere ha di fronte a sé proprio il futuro luminoso che si merita. Lo dice la nostra Proposta del Territorio: “L’entusiasmo e la passione stanno tornando. E stanno tornando per vincere!

Non volevo fare dei ringraziamenti personali, per non fare torti a nessuno, ma non resisto e mi concedo una piccola deroga.

Grazie, grazie, grazie. Un milione di volte grazie per l’incredibile lavoro a Stefano Ungarelli. Un amico vero e un politico bravissimo. Parecchio più del vostro affezionatissimo, a dirla tutta.
E grazie a Gennaro Gatto. Ieri al momento del voto mi hai spezzato un pochino il cuore. Grazie per i numeri da vero “mago del vento”, grazie per l’impegno, per i milioni di telefonate, e naturalmente grazie anche per “non ho mai perso un congresso“. Già… Continui a non averne perso nessuno, infatti, a differenza del pluri-perdente che ti parla. Porta pazienza verso questi testoni abbonati alla sconfitta e agli sbagli, in attesa di fare due chiacchere. Ciascuno nella posizione che gli spetta, con dei ceci a disposizione sui quali inginocchiarsi…

Grazie a tutti, di tutto.
Ieri è stato il più bel giorno che ho vissuto da quando ho cominciato a fare politica. Anche solo per un giorno così “ne vale davvero la pena”. Di tutti i sacrifici. Dei soldi. Delle centinaia di ore perse lavorando gratis.

Troppo belli. Troppo bello.

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