Mauro Buti

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E adesso, il Caos.

Scritto da Mauro Buti 7 ottobre 2009

La Corte Costituzionale ha bocciato a maggioranza il Lodo Alfano. Il massimo Organo Giudiziario del nostro disastrato paese ha deciso che dopotutto la legge è ancora uguale per tutti, inclusa la sua applicazione. Strano ma vero, specie di questi tempi…
Il quadro che si apre da qui in poi è politicamente affascinante. I segnali concorrono: la crisi, il caso Naomi, le accuse della escort Patrizia D’Addario, il mezzo flop delle elezioni europee, la sentenza di risarcimento civile per il furto Mondadori, la stessa decisione della Consulta…

Siamo vicini al canto del cigno, ed è impossibile immaginare come reagirà Berlusconi all’idea. Un uomo abituato a vivere in una sequenza infinita di successi non può per sua stessa natura controllare e dominare le emozioni nel momento del crepuscolo. Come avevo già detto ieri i tempi si restringono, un freddissimo inverno economico incombe, e ci avviamo in una direzione nuova e inesplorata. Il cambiamento che stavamo aspettando sta per arrivare. Purtroppo per noi non avrà la faccia rassicurante e ottimista di Obama, ma il ghigno vecchio come il tempo dei veterani del potere che si sbranano per il loro boccone. E non porterà la speranza in un futuro migliore, ma solo il caos di una guerra senza esclusione di colpi, combattuta su un ring grande come l’intera Italia.

Al vincitore un ricco premio: macerie fumanti, briciole, e quel poco che resterà intatto.
Ai fortunati sopravvissuti quello che hanno sempre sognato: qualcosa di nuovo e di diverso. Cosa, non è dato saperlo.

Qualcuno ha paura o osa lamentarsi, per caso? Pensate al vecchio e all’uguale degli ultimi 20 anni, e fatevi coraggio.

Resistere, resistere, resistere…

Posted via email from Mauro Buti

Ma è possibile?

Scritto da Mauro Buti 28 gennaio 2009

Una manifestazione supportata da un partito che viaggia intorno al 10% di consensi viene relegata  in una piazza secondaria di Roma, e completamente ignorata da tutti i media. Nemmeno un accenno, un richiamo, o anche solo qualche riga della versione online dei quotidiani ci ha avvisati della sua esistenza.

Nulla del tutto. E sparire è un po’ morire, come ben sapevano sia Falcone che Borsellino.
Del resto la nostra storia insegna: è sempre così, mentre la gente si gira dall’altra parte senza troppo disturbo e rumore, che la giustizia si spegne.

AGGIORNAMENTO: i quotidiani web si sono finalmente svegliati, strano ma vero a manifestazione conclusa. Centrando in pieno il cuore della protesta e della questione le versioni web del Corriere e della Repubblica hanno titolato “Di Pietro attacca Napolitano“. Uno sfoggio di imparzialità e una ideale ciliegina sulla torta alla serie di eventi culminati nella protesta di Piazza Farnese.

Immediata e festosa la reazione del mondo politico, dove da tutti i lati arrivano le pressioni su Veltroni per mettere fine al più presto alla dissennata alleanza con Italia dei Valori.

A suo tempo, alcuni mesi fa, il capogruppo al senato del PDL Gasparri ebbe modo di dire che il Consiglio Superiore della Magistratura, presieduto per legge proprio da Napolitano, era una cloaca.
Di Pietro (e virgoletto, perchè è testuale) invece ha detto: “Presidente Napolitano, possiamo permetterci di accogliere in questa piazza chi non è d’accordo con alcuni suoi silenzi? A Lei che dovrebbe essere arbitro, possiamo dire che a volte il suo giudizio ci appare poco da arbitro e poco da terzo?”.

Così è, se vi pare.

Una Vergogna (4)

Scritto da Mauro Buti 22 gennaio 2009

Gabriella Nuzzi, uno dei pubblici ministeri recentemente ed illegittimamente trasferiti dalla procura di Salerno, si è dimessa dall’Associazione Nazionale Magistrati con una lettera al presidente Palamara. Pubblico integralmente:

Alla Associazione Nazionale Magistrati – Roma

“Signor Presidente,
Le comunico, con questa mia, l’irrevocabile decisione di lasciare l’Associazione Nazionale Magistrati.
Il plauso da Lei pubblicamente reso all’ingiustizia subita, per mano politica, da noi Magistrati della Procura della Repubblica di Salerno è per me insopportabilmente oltraggioso.
Oltraggioso per la mia dignità di Persona e di essere Magistrato.
Sono stata, nel generale vile silenzio, pubblicamente ingiuriata; incolpata di ignoranza, negligenza, spregiudicatezza, assenza del senso delle istituzioni; infine, allontanata dalla mia sede e privata delle funzioni inquirenti, così, in un battito di ciglia, sulla base del nulla giuridico e di un processo sommario.

Per bocca sua e dei suoi amici e colleghi, la posizione dell’Associazione era già nota, sin dall’inizio.

Quale la colpa? Avere, contrariamente alla profusa apparenza, doverosamente adottato ed eseguito atti giudiziari legittimi e necessari, tali ritenuti nelle sedi giurisdizionali competenti.
Avere risposto ad istanze di verità e di giustizia. Avere accertato una sconcertante realtà che, però, doveva rimanere occultata.

Né lei, né alcuno dei componenti dell’associazione che oggi degnamente rappresenta ha sentito l’esigenza di capire e spiegare ciò che è davvero accaduto, la gravità e drammaticità di una vicenda che chiama a riflessioni profonde l’intera Magistratura, sul suo passato, su ciò che è, sul suo futuro; e non certo nell’interesse personale del singolo o del suo sponsor associativo, ma in forza di una superiore ragione ideale, che è – o dovrebbe essere – costantemente e perennemente viva nella coscienza di ogni Magistrato: la ricerca della verità.

Più facile far finta di credere alla menzogna: il conflitto, la guerra tra Procure, la isolata follia di “schegge impazzite”.
Il disordine desta scandalo: immediatamente va sedato e severamente punito.
Il popolo saprà che è giusto così.
E il sacrificio di pochi varrà la Ragion di Stato.

L’Associazione non intende entrare nel merito. Chiuso.

Nel dolore di questi giorni, Signor Presidente, il mio pensiero corre alle solenni parole che da Lei (secondo quanto riportato dalla stampa) sarebbero state pubblicamente pronunciate pochi attimi dopo l’esemplare “condanna”:  “Il sistema dimostra di avere gli anticorpi”.

Dunque, il sistema, ancora una volta, ha dimostrato di saper funzionare.

Mi chiedo, allora, inquieta, a quale “sistema” Lei faccia riferimento.
Quale il “sistema” di cui si sente così orgogliosamente rappresentante e garante.

Un “sistema” che non è in grado di assicurare l’osservanza minima delle regole del vivere civile, l’applicazione e l’esecuzione delle pene?
Un “sistema” in cui vana è resa anche l’affermazione giurisdizionale dei fondamentali diritti dell’essere umano; ove le istanze dei più deboli sono oppresse e calpestato il dolore di chi ancora piange le vittime di sangue?
Un “sistema” in cui l’impegno e il sacrificio silente dei singoli è schiacciato dal peso di una macchina infernale, dagli ingranaggi vetusti ed ormai irrimediabilmente inceppati?
Un “sistema” asservito agli interessi del potere, nel quale è più conveniente rinchiudere la verità in polverosi cassetti e continuare a costellare la carriera di brillanti successi?

Mi dica, Signor Presidente, quali sarebbero gli anticorpi che esso è in grado di generare? Punizioni esemplari a chi è ligio e coraggioso e impunità a chi palesemente delinque?

E quali i virus?

E mi spieghi, ancora, quale sarebbe “il modello di magistrato adeguato al ruolo costituzionale e alla rilevanza degli interessi coinvolti dall’esercizio della giurisdizione” che l’Associazione intenderebbe promuovere?

Ora, il “sistema” che io vedo non è affatto in grado di saper funzionare.
Al contrario, esso è malato, moribondo, affetto da un cancro incurabile, che lo condurrà inesorabilmente alla morte.
E io non voglio farne parte, perché sono viva e voglio costruire qualcosa di buono per i nostri figli.
Ho giurato fedeltà al solo Ordine Giudiziario e allo Stato della Repubblica Italiana.

La repentina violenza con la quale, in risposta ad un gradimento politico, si è sommariamente decisa la privazione delle funzioni inquirenti e l’allontanamento da inchieste in pieno svolgimento nei confronti di Magistrati che hanno solo adempiuto ai propri doveri, rende, francamente, assai sconcertanti i vostri stanchi e vuoti proclami, ormai recitati solo a voi stessi, come in uno specchio spaccato.

Mentre siete distratti dalla visione di qualche accattivante miraggio, faccio un fischio e vi dico che qui sono in gioco i principi dell’autonomia e dell’indipendenza della Giurisdizione. Non gli orticelli privati.

Non vale mai la pena calpestare e lasciar calpestare la dignità degli esseri umani.

Per quanto mi riguarda, so che saprò adempiere con la stessa forza, onestà e professionalità anche funzioni diverse da quelle che mi sono state ingiustamente strappate, nel rispetto assoluto, come sempre, dei principi costituzionali, primo tra tutti quello per cui la Legge deve essere eguale per deboli e potenti.
So di avere accanto le coscienze forti e pure di chi ancora oggi, nonostante tutto, crede e combatte quotidianamente per l’affermazione della legalità.
Ed è per essa che continuerò sempre ad amare ed onorare profondamente questo lavoro.

Signor Presidente, continui a rappresentare se stesso e questa Associazione.
Io preferisco rappresentarmi da sola”.

Dott.ssa Gabriella NUZZI
Magistrato

Una Vergogna (3)

Scritto da Mauro Buti 20 gennaio 2009

Un aggiornamento rispetto a quanto già segnalato in precedenza, qua e qua. La notizia è stata data frettolosamente, e sta già scomparendo dalle principali fonti di informazione.

Come era facile immaginare tutto è bene quel che finisce bene:

  • il procuratore di Salerno Apicella sospeso da incarico e stipendio
  • i due pubblici ministeri di Salerno Gabriella Nuzzi e Dionigio Verasani trasferiti
  • il procuratore di Catanzaro Enzo Jannelli, e il suo sostituto Alfredo Garbati a loro volta trasferiti
  • tocco di classe: nessuna sanzione per i nuovi titolari dell’inchiesta Why Not a Catanzaro, Domenico De Lorenzo e Salvatore Curcio. Why Not rimarrà e si concluderà in mano loro. Come ovvio epurata di tutti i capi di imputazione più importanti, ivi inclusi quelli a carico dell’ex guardasigilli Clemente Mastella

Non credo che la vicenda si sia ancora conclusa, ma per il momento il bilancio è agghiacciante. Il Presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati Luca Palamara commenta con soddisfazione come sia stata data “una risposta sollecita di fronte a una vicenda delicata, una pagina nera per la giustizia”. Ha di che esultare, senza dubbio.

Come già avvenuto nel caso di Luigi De Magistris e Clementina Forleo, il Consiglio Superiore della Magistratura ha massacrato chi ha agito legittimamente, ha massacrato delle inchieste fondamentali, e ha massacrato e stuprato per l’ennesima volta la miserabile parvenza di Giustizia che ancora rimane nel nostro Paese.

Al di là di ogni altra considerazione il segnale è chiarissimo: l’Italia sta perdendo i suoi ultimi anticorpi. Presto, con la complicità della fase economica tremenda, il cancro che ci corrode e ci condanna ad essere comandati da una classe dirigente cieca ed incapace avrà il suo naturale decorso.

Il futuro che ci aspetta sembra sempre più oscuro e ignoto…

Una Vergogna (2)

Scritto da Mauro Buti 12 gennaio 2009

In un minuscolo trafiletto di cronaca locale si legge come il Tribunale del Riesame abbia respinto l’istanza di Antonio Saladino contro il provvedimento di sequestro operato il mese scorso dalla procura di Salerno. Provvedimento che è, come ovvio, identico a quello utilizzato per sequestrare le carte tenute in ostaggio dalla procura di Catanzaro.
Fatta eccezione per l’ennesimo, surreale, intervento di Marco Travaglio non c’è traccia dell’avvenimento nè sulla stampa nazionale nè sulla televisione.

La notizia ha una “certa rilevanza”, per usare un eufemismo. Specie se si prendono in considerazione le parole del ministro Alfano, che pochi giorni fa affermava come i magistrati di Salerno avessero agito con ‘spregiudicatezza’, ‘assoluta mancanza di equilibrio’, dimostrando una ‘assenza del senso delle istituzioni e del rispetto dell’ordine giudiziario’.

Alfano critica il provvedimento di sequestro nel merito, andando ad operare una pericolosissima ed inedita intrusione politica nel potere giudiziario. Secondo le parole dello stesso Travaglio per un gesto molto meno invasivo da parte del Senato, nel 2001 la giunta dell’Associazione Nazionale Magistrati si dimise in blocco. Al Ministero della Giustizia dell’epoca, naturalmente, dettava legge un altro peso massimo selezionato dal premier Berlusconi: il leghista Roberto Castelli.

Vale la pena di ricordare come nel nostro paese i poteri siano separati, e non sia data nè alla poltica nè ad alcuno la facoltà di criticare nel merito una questione giudiziaria. A poter discutere il merito del provvedimento di sequestro ritenuto ingiusto, infatti, era solo ed unicamente il Tribunale del Riesame. Al quale, giustamente, Saladino e diversi degli altri soggetti coinvolti nell’indagine si sono rivolti.

I giornali e le televisioni concedono pagine e pagine del tutto acritiche e mancanti di equilibrio alle clamorose richieste del ministro Alfano. Un uomo che agisce, lui davvero, in assenza del senso delle istituzioni e del rispetto dell’ordine giudiziario. Un uomo che tenta di dare una ulteriore e violentissima spallata alla giustizia di questo paese, per poi finire sbugiardato dalle decisioni dell’unica sede competente. Nonostante il clima infernale e le pressioni violentissime il provvedimento di Salerno è e rimane agli atti del tutto legittimo, eppure nessuno si disturba ad informare l’opinione pubblica della cosa.

In America per una cosa del genere Alfano sarebbe costretto alle dimissioni. In Italia attendiamo con ansia di sapere cosa delibererà la sezione disciplinare del CSM, chiamata all’arduo compito di condannare procuratori e pm “colpevoli” di avere emesso delle ordinanze giudicate ineccepibili dalle sedi competenti.

Una piccola aggiunta: ricevo nei commenti e pubblico molto volentieri il link a una raccolta di documenti “scomparsi” che testimoniano in maniera diretta come e quanto la procura di Salerno sia vittima di una aggressione fuori da ogni logica e da ogni regolamento democratico. Grazie per la segnalazione a Nanni64! :)

Una Vergogna

Scritto da Mauro Buti 9 gennaio 2009

La cosiddetta “lotta fra procure” che ha scosso la magistratura negli ultimi mesi del 2008 è in realtà uno dei più clamorosi casi di falso mediatico della storia recente della nostra Repubblica. Come già sa chiunque segua il web non è mai esistita nessuna guerra fra procure.

Abbiamo solo una procura indagante (Salerno) che è obbligata per legge ed è in piena legittimità nel suo indagare un’altra procura (Catanzaro). E la procura indagata (Catanzaro) che risponde alla cosa con procedimenti del tutto illegali e illegittimi, nel riuscitissimo tentativo di creare un caso politico e di mandare in fumo l’indagine che la coinvolge.

La procura di Catanzaro comprende diversi dei soggetti accusati di aver messo i bastoni fra le ruote alle delicate inchieste di Luigi De Magistris. Dopo lo scoppio del caso Mastella le inchieste vengono avocate al pm De Magistris, che finisce trasferito, e rimangono a Catanzaro dove il pm stesso lavorava. Cioè più o meno direttamente in mano a tutti i suoi teorici “nemici”, coloro che poi De Magistris accuserà di averlo ostacolato con il beneplacito e il favore di importanti membri delle istituzioni.

I fascicoli finiscono a far polvere in un cassetto, e De Magistris si rivolge alla procura competente, quella di Salerno, per accusare in maniera molto circostanziata i suoi ex colleghi di Catanzaro e il cartello di potere del quale ritiene che facciano parte.
Il sistema di indagini della magistratura su “se stessa” funziona in maniera da evitare mutualità. Se si crea la necessità di indagare su una procura lo deve fare la procura specifica che ha competenza per quel caso (è Salerno, nel caso di Catanzaro, mentre è Napoli, nel caso di Salerno). E naturalmente è impossibile che la procura indagata possa poi agire in modo diretto su quella indagante.

Nell’esercizio di quelle che sono sue legittime competenze la Procura di Salerno cerca di fare luce sul caso e chiede a Catanzaro gli atti relativi alle ex indagini di De Magistris. Le chiede per mesi e mesi, ovviamente senza mai riceverle, fino a che non decide di ordinare una perquisizione e un sequestro delle carte stesse. La procura di Salerno probabilmente è ben consapevole del putiferio che si scatenerà come conseguenza del suo gesto, anche perchè è evidente come Catanzaro non voglia assolutamente concedere a Salerno la possibilità di visionare degli atti “scottanti”. Così giustifica la necessità della perquisizione con un volume enorme, circa 1500 pagine, che contiene intercettazioni, prove, ricostruzioni e una mole impressionante di dati.

Nel frattempo Catanzaro risponde accusando Salerno di avere impedito una indagine in corso e controsequestra gli atti per “tutelare una inchiesta vicina alla chiusura”. Le carte tornano indietro (finiranno in mano anche al Presidente della Repubblica) e Why Not, che sembrava dimenticata e finita a marcire solo in apparenza (e secondo le testimonianze di diversi soggetti coinvolti in maniera diretta), viene chiusa in tutta fretta. Catanzaro emette un centinaio di avvisi di garanzia e, strano ma vero, stralcia tutte le ipotesi di reato più importanti e tutte le ipotesi di coinvolgimento relative alle figure pubbliche di maggiore spicco.

La “lotta fra procure” è un falso aberrante. Non è mai esistita nessuna lotta fra procure. Esiste una procura che ha agito in piena legittimità, nel rispetto della legge, e (presumo) nel terrore di finire massacrata a causa del suo tentativo di farla rispettare. Ed un’altra procura che ha risposto creando il caos, peraltro dopo aver negato alla procura indagante delle carte che era obbligata a presentare (sempre per legge, ma tanto a chi mai può importare della legge in un paese come il nostro?).

Il risultato finale di tutta l’equazione lo rende noto il Ministro della Giustizia Angelino Alfano. Richiesta al Consiglio Superiore della Magistratura di trasferimento per tutti i pm coinvolti, sia quelli di Salerno che quelli di Catanzaro. E poi la ciliegina sulla torta: il provvedimento più punitivo (sospensione dello stipendio) va al Procuratore di Salerno, Luigi Apicella. Dei due, quello più colpevole dell’aberrante reato di avere rispettato la legge.

A decidere sulla richiesta sarà la sezione disciplinare del CSM, la stessa che già massacrò nell’indifferenza generale i “cattivi magistrati” Luigi De Magistris e Clementina Forleo. Il CSM si professa sconvolto dai fatti, che sembrano essere emersi come un fulmine a ciel sereno, eppure la diatriba in corso fra Salerno e Catanzaro era nota da tempo, dal momento che Salerno protestava regolarmente e in tutti i canali ufficiali per la mancata consegna degli atti. Nell’attesa di sapere cosa verrà deliberato, o piuttosto “in anticipazione” (Apicella ha già ricusato il CSM, la telenovela promette di andare per le lunghe), vale la pena di investire cinque minuti per vergognarci e preoccuparci del livello a cui si è ridotto il nostro bellissimo paese, insieme alle istituzioni che lo rappresentano.

Un paese dove non c’è più giustizia, è destinato a non conoscere più pace…

Giustizia

Scritto da Mauro Buti 18 dicembre 2008

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