Mauro Buti

Political & Social Networking…

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Non eri Einstein. Non eri niente.

Scritto da Mauro Buti 9 aprile 2009

q07_185643931(L’immagine è rubata dallo splendido The Big Picture, del Boston Globe. Il titolo, invece, cita un interessante esponente della blogosfera italiana. Una parte della dedica va in maniera sacrosanta a me stesso, ma molto prima e con molto più rispetto il post è per gli studenti rimasti sottoterra ad Aquila. È dedicato alla rabbia e all’amarezza di tutti coloro che oggi guardano allibiti come stiano davvero andando le cose. Spero faccia male perchè è stato difficile scriverlo. Ma il cuore si deve indurire, e gli occhi devono diventare di ghiaccio. Perchè si riesca ancora a combattere quanto è così palesemente ingiusto e sbagliato in questo paese)

Che dire…

Che dire di fronte alle case distrutte dal terremoto in Abruzzo? Che dire mentre i media riportano senza sosta immagini di morte, dolore e distruzione? Forse non c’è nulla da dire. Il circo va avanti. Un altro giro di ruota. Si prosegue ancora, destinazione sempre incerta.

Napolitano: “Ci sia un esame di coscienza, nessuno è senza colpa”.

È vero, presidente. Nessuno è senza colpa.
E allora iniziamo a guardare in faccia alle nostre, di colpe. Le colpe dei giovani, dei quali mi sento orgoglioso esponente nonostante la soglia dei 30 alle porte. La colpa di essere stati deboli, per cominciare. Di avere assistito inermi. Di esserci illusi di un mondo “fresco & frizzante”, come un bell’aperitivo milanese, mentre bevevano solo gli altri.

Peccato, ragazzi. Mi sanguina il cuore a dirlo, ma è finita la pacchia.
Non ce ne siamo accorti, e gli altri clienti hanno spazzolato il bancone. Però sereni, per tornare a casa si è scelto bene: guida quello che ha bevuto più di tutti… :)

Gli edifici in macerie mostrano a tempo pieno chi siamo e dove siamo.

E non è solo brutto e male. Siamo la protezione civile. Siamo i volontari che donano il sangue. Siamo la gente che si sente coinvolta. Siamo il dolore, lo sgomento. Siamo anche la parte buona di noi stessi.

Eppure guardiamo quasi senza battere ciglio gli edifici antisismici crollati. Gli ospedali nuovi di pacca costruiti col calcestruzzo tagliato, con il cemento armato marcio. Come racconta Marco Travaglio ad AnnoZero

E di fronte a una cosa del genere che dire? È sempre quello il problema…

Non è poi così diverso dalla monnezza a Napoli, dopotutto. O dai comuni coi milioni di deficit. O da Mastella alle europee. Dai processi a Bassolino. Dai baroni in università. Dai primari lottizzati, prorprio come i dirigenti Rai. Da Brunetta che chiama gli studenti “guerriglieri”. Da Fede in televisione, mentre tutti i nostri migliori comici stanno a casa. Ci mancherebbe, non sia mai: non sono all’altezza. E poi c’è pur sempre Berlusconi al G20, per chi ha voglia di farsi un sorriso

La verità è sempre là fuori, basta solo guardarla. E un caso come l’Abruzzo offre il vantaggio di mostrarla meglio. La si può fissare dritta negli occhi. Non in televisione, nei talk show con i pareri colti degli opinionisti. La verità è dove sta sempre. In mezzo alla gente, fra la polvere e i calcinacci. Dove speculazione e sciacallaggio fanno banchetto di dolore e sofferenza. Sta in quei mattoni caduti che sembrano la Gomorra di Saviano: sangue nudo e crudo su cui si poggiano le fondamenta del nostro paese.

Eppure anche di fronte a tutto questo non vediamo nulla. Non vediamo quello che succede davvero, e perchè… Non andiamo a fondo. Non ci chiediamo di chi sia la colpa. Non riusciamo mai nemmeno ad ammetterlo fra i denti, di chi sia la colpa. La dividiamo, certo. Ma poi bariamo sulle parti che spettano a ciascuno, e allora non vale…

E come stupirsi?

Siamo pur sempre in Italia. Il paese in cui la regola aurea è fare i furbi e rubare. Non lo sapevate? Ehi amici, ma dove vivete? Evasione fiscale oltre 270 miliardi di euro. Un quinto del prodotto interno lordo. A dichiarare oltre 100.000 euro oggi è lo 0,9% dei contribuenti…

Viviamo in un mondo sommerso. E spero che almeno qualcuno fra voi sia di quelli con le bombole d’ossigeno, ma al di là delle situazioni personali è evidente come qualcosa non funzioni. Ci deve essere per forza un errore di fondo, da qualche parte.

Quindi, questa colpa? Qualcuno ne ha una più grossa? E soprattutto ciascuno pagherà in proporzione alla sua? Ommioddio, chi se li deve pagare, alla fine, i famosi aperitivi?

Oggi in italia il concetto di colpa e di proporzione si sta perdendo. Era già accaduto in passato, prima di tangentopoli, e sta succedendo di nuovo. Niente colpe, niente responsabilità…  Dietro alle sbarre i morti di fame, sempre fuori gli approfittatori e i colletti bianchi.

E il problema è più profondo di così. Il problema è dappertutto. Ovunque. È nello stato complessivo delle cose. Accartocciato e arroccato. Inamovibile, inattaccabile, indiscutibile. E forse lo si può riassumere in una singola domanda, mortalmente importante: “Che futuro stiamo sognando, oggi?“.

Spesso sembra una domanda che in Italia non ci poniamo più. Non si sogna nessun futuro, perchè oggi si sopravvive giusto col vecchio e col passato. Ma perchè? Perchè non voler mai ascoltare, non voler mai vedere, non voler mai cambiare? Perchè la parte più vera delle tragedie passa sempre sotto silenzio?

Da quanto tempo non crediamo in nulla di affascinante, di strano, di diverso? Da quanto tempo ripetiamo sempre gli stessi sbagli? Come società siamo diventati prigionieri della parte peggiore di noi stessi, bisogna accettarlo. E se esiste davvero una colpa comune, che condividiamo tutti, è proprio questa. Abbiamo rinunciato a vedere e a capire.

Tutto sta cambiando continuamente. Spirano fortissimi, ovunque, venti di novità e rivoluzione. E non sarà necessariamente per il meglio, specie se invece di cavalcarli ci lasciamo travolgere. In un momento di crisi come questo la nostra scelta sociale è la stessa di tutti: possiamo decidere se vogliamo adattarci, o se preferiamo morire. Accettare la macchina a vapore, o insistere con i telai a mano. Credere nella vecchia maniera, nel solito modo di fare, nel privilegio acquisito, in quella diseguaglianza sociale che abbiamo oggettivamente e scientificamente prodotto in decenni. O piuttosto in qualcosa di nuovo. Almeno una volta. Almeno un pochino. Anche solo una miserabile goccia di cambiamento. Potrebbe fare la differenza, mentre si arranca in un deserto di inamovibile staticità…

Il vero terremoto dei nostri giorni affligge la società e la politica ben prima della terra. E il pericolo è tremendo, perchè anche di fronte alle piccole scosse di assestamento che precedono il sisma vero, e che finalmente sentiamo tutti, la nostra società non vuole cambiare. Non vuole adattarsi. Non vuole spostarsi. Non è nè flessibile nè antisismica. Come la Casa dello Studente di Aquila.

Quale futuro state sognando, oggi?

Una Stupidaggine

Scritto da Mauro Buti 7 gennaio 2009


Bossi sull’accordo di CAI con AirFrance: “E’ una stupidaggine“.
E’ stata una cosa da ragazzi, in effetti. S’è fatta la mossa di cambiare idea, un po’ di baccano, e poi anche a questo giro si è chiusa la partita all’italiana: tarallucci e vino. Dopo un annetto di passione si finisce a vendere agli stessi a cui si doveva vendere da principio.

Eccetto i debiti. O meglio, anche quelli all’italiana, visto che adesso li paghiamo noi.
Il costo totale sulle tasche del contribuente si aggira intorno ai tre miliardi di euro. Soldi ben spesi, specie in questi tempi di abbondanza, mentre il voto di fiducia mette la pietra tombale sulla rantolante università italiana proprio perchè bisogna tagliare le spese.

Scelte oculate e lungimiranti.
Il pubblico plaudente (e pagante) ringrazia i suoi Statisti.

Allucinante…

Scritto da Mauro Buti 2 dicembre 2008

Intendiamoci: non è che ci si aspettasse che il circo della terza età insediato a Palazzo Chigi producesse una risposta fattiva o credibile alla crisi. Detto questo non mi aspettavo nemmeno di vedere una feroce e superflua azione sui remi, volta ad accelerare la caduta verso il baratro.

Berlusconi va scientificamente a cercare i contesti nei quali c’è più consenso da perdere. Sembra quasi che li scelga apposta, è incredibile.
In pochi giorni:

1) è andato ad attaccare i “circensem”. L’unica ancora di salvezza a freno di un popolo infuriato e privo del “panem”. L’attacco a Sky è fuori da ogni logica politica: c’è *solo da perdere*. Si perde per il palese conflitto di interessi, si perde perchè si tocca il calcio, si perde perchè andare allo scontro frontale con un media che raggiunge 4,6 milioni di persone non è proprio saggio in un momento nel quale il consenso è in calo. C’è il guadagno di colpire un concorrente, certo. Però è ben poca cosa in un momento nel quale si va comunque tutti male…

2) ignora la questione vigilanza Rai e si prepara ad eleggere il cda a colpi di maggioranza. Il tutto mentre l’opposizione è sempre più intenzionata a delegittimare la commissione. Anche gli italiani, notoriamente abituati a tutto, potrebbero vederci un “vago” eccesso di autorità…

3) distrugge una delle poche leggi intelligenti fatte negli ultimi anni, eliminando gli incentivi per i pannelli solari e l’efficienza energetica. Sprofonda ancora di più il paese nel nero di un protocollo di Kyoto oramai irrangiungibile e palesa come l’Italia non creda né nelle risorse rinnovabili, né in un futuro migliore e più rispettoso dell’ambiente comune. E facendolo si aliena il consenso giovanile e il consenso degli italiani “pazzi d’amore” per Obama.

4) lascia la “ex” Alitalia ferma a terra, nella speranza che nessuno si accorga che sono partite le casse integrazioni e la società è fallita. Figuriamoci: gli aerei non partono, gli impiegati non lavorano, ma senza dubbio “va tutto alla grande”. La realtà è che lo fanno per noi: “per evitare congestioni durante le feste” (Scajola. Quello del celeberrimo “Albenga-Roma”, la tratta aerea ad personam…)

Se Berlusconi continua così il crollo di consensi potrebbe essere anche più rapido e drammatico di quello che pensassi. Si apre anche la possibilità, che prima consideravo remota, di un ribaltone clamoroso in Abruzzo, che aprirebbe scenari imprevisti e molto affascinanti per il futuro politico del paese.

Ma comunque vada in Abruzzo le cose non cambiano. Presto Berlusconi si troverà a governare un paese che lo odia e che lo vede come il colpevole primo e più simbolico di un terribile stato di cose.

Sono terrorizzato quando penso a come reagirà…

Oramai i segnali sono chiari e ovunque…

Scritto da Mauro Buti 14 novembre 2008

Mi vengono in mente le parole di una famosa canzone dei Firewater, “Another Perfect Catastrophe”. Quelle che parlano della prossima catastrofe perfetta, in attesa del momento e del luogo perfetto per scoppiare.

Negli ultimi mesi ho parlato tantissimo di politica, e con tantissima gente. Questo non solo a causa della mia attuale passione, quanto piuttosto perchè la gente, a tutti livelli, sembra recuperare il concetto dell’importanza della politica, e mentre vede del reale disagio comparire intorno a sè non riesce più a rifiutare di interrogarsi, nè a impedirsi di riflettere.

E’ una società che si sta risvegliando lentamente, come dopo un lungo letargo, e mentre si sveglia prende coscienza di non trovarsi più distesa nel comodo letto dove si era addormentata. Si aprono gli occhi, ci si guarda intorno, e ci si rende conto con inquietudine di essere soli. Abbandonati.

Una insistente sensazione di freddo pervade la schiena, mentre l’occhio comincia ad abbracciare il paesaggio.

Prima il piccolo. I propri figli, il proprio lavoro, i propri problemi.
Poi il grande. I propri governanti, la struttura. Il Sistema. La Crisi.

Benvenuti, allora. Benvenuti a tutti nel mondo reale. Quello vero.
Quello dove chi si vota è importante, ed è importante sempre, non solo quella volta ogni cinque giri che “grazie a dio” va bene. Quello dove i Pecorella e i Carnevale sono solo miserabili ingranaggi di un enorme Juggernaut che ci trascina tutti, e procede a tutta velocità verso l’abisso.
Ultima “comunicazione ai naviganti”: TUTTO BENE. Il capitano regge dritto e saldo il timone, mentre punta con decisione e senza alcun dubbio verso il nero più nero. Dritto e felice. Sereno. Ottimista, cribbio, ci mancherebbe.

Vecchi impazziti promuovono pubblicamente logiche perverse e terroristiche di mantenere l’ordine pubblico. Autodichiarati “leader maximi” sottraggono il concetto stesso di discussione e di confronto alla sede più naturalmente preposta: il parlamento.
E così diventa normale vedere le leggi di programmazione economica triennali, quelle che decideranno il futuro del paese nel medio periodo (i prossimi dieci), decise in una manciata di minuti. Una manciata di minuti, signori.

Forse vale la pena di affrettarlo, questo risveglio, non credete?

Perchè mentre si dorme bastano dieci minuti per decidere tagli devastanti ai settori più strategici del paese. Quelli più importanti per sopravvivere dopo il passaggio di una crisi, come l’istruzione, la ricerca e lo sviluppo. E nel frattempo, “ehi, è pur sempre politica”, l’altra mano spende e spande. C’è da coprire il buco a Catania. Da rimediare al gigantesco errore di Alitalia. Da garantire un pensierino, un modesto obolo in attestato di stima agli amici speculatori. O da parare il culo all’irresponsabile gestione delle banche.

C’è molto da fare in fretta, quindi, di modo che il governo possa dedicare il grosso della discussione alle questioni realmente importanti. La Vigilanza della Rai, la Corte Costituzionale, i processi del premier, e chi più ne ha più ne metta.

Dieci minuti per distruggere tutto, e il resto del tempo per decidere gli abiti di gala da indossare durante la serata clou: l’arrivo finale alla destinazione tanto attesa. Presenta lo show il capitano in persona, con collegamento a reti unificate, e telecronaca diretta gestita dagli amici Emilio e Bruno.

E’ curioso notare come tutte le persone più brillanti con cui ho parlato negli ultimi tempi convengano su una questione fondamentale, indipendentemente dalle loro idee politiche (che pure sono spesso molto diverse). Qualunque sia la malattia, il cancro terribile che affligge da anni il Sistema Italia, è certo come abbia distrutto tutti gli anticorpi. Questa Italia governata dai settantenni e dai pannoloni elegantemente appoggiati sugli scranni delle due camere non ha più dentro di sè nè la capacità, nè la possibilità, nè la forza per reagire dinamicamente alla tempesta che sta arrivando.

Oramai i segnali sono chiari e ovunque. Le aziende stanno cominciando a chiudere.
Molte non sono nemmeno nostre, e muoiono anche se efficienti. Muoiono perchè si chiude e punto, ed è una questione strategica secondo *altre* strategie, decise ben lontano da Palazzo Chigi. Fra una abbronzatura e l’altra. E il resto, come spesso accade, è il resto di niente.

La seconda fase della crisi entrerà nel vivo fra pochissimo. Forse è già in corso. I mercati viaggiano da qualche tempo in quella altalena devastante che tutti gli esperti avevano previsto. Proprio oggi sono ripassati a dare una occhiata nei pressi della soglia critica registrata il 10 Ottobre.

E’ possibile e molto probabile che scenderanno oltre, e sono già vicini ad un’altra soglia. La soglia endemica della “paura senza controllo”. La soglia che gratificherebbe l’attuale crisi dell’invidiabile titolo di “peggiore mai affrontata in tutta la storia dei mercati”. Presto sarà chiaro anche alla gente comune come la situazione attuale esuli un pochino dai titoli di borsa, e le menti saranno finalmente sveglie ed attente.

Potranno così osservare un meraviglioso ed agghiacciante frattale. Un disegno che si ripete ovunque, sempre uguale. Più lo guardi nel dettaglio, più è e rimane identico a se stesso. Il piccolo condominio, così come il piccolo paese, così come la piccola città. Così come la metropoli, come la regione, come lo stato. Come il Sistema Italia, come il Sistema America, come il Sistema Mondo.

L’apertura insensata della forbice sociale. Lo spreco scriteriato e senza fine delle risorse, la cultura del privilegio e di una razza bianca, vecchia e ricca a spese di un mondo colorato, giovane e povero. L’inganno ipocrita e illusorio di un sistema economico che si vanta di risollevare le masse dalla povertà, mentre solleva solo una *percentuale rispetto al totale*. Nel frattempo i numeri fisici dei poveri e dei disperati aumentano lo stesso, perchè la popolazione cresce in maniera esponenziale, e una marea montante urla e muore priva del diritto basilare ad avere spazio, cibo e aria. Disperata. Senza nessun futuro. Senza mai nulla da perdere.

Scegliere di abbracciare la lotta politica oggi è diverso. In Italia come ovunque. Vuol dire sentirsi dentro ad una corsa contro il tempo. Vedere lucidamente l’abisso che si apre, con un misto di fascino e paura, e intanto sentire un orologio ticchettante battere nel cervello, e ricordare come manchino solo pochi giri di lancette. Scandire il tempo che ci separa dalla prossima catastrofe perfetta.

Vuol dire scontrarsi contro un modello radicato, contro un metodo radicato, contro l’insopportabile e placida lentezza di un sistema abituato da anni al conservatorismo e alla staticità. Vuol dire sopportare la pressione, sopportare la rabbia, sopportare il dolore, sopportare logiche malate, sopportare la tragica impotenza e obbligarsi a rimanere sempre lucidi. Spassionati. Asettici e neutri.

A nulla, infatti, serve lamentarsi. A nulla serve denunciare o prevedere quanto poi accade. A nulla serve chiedersi se la ferita inferta al tessuto sociale e all’ecosistema globale non sia già mortale. Se non lo sia già da anni, e se non si stia vivendo tutti solo una dorata illusione. La malinconica fase del tramonto, a sancire la fine di una grande epoca.

Serve solo lottare. A testa bassa. Dimenticando l’abisso, dimenticando tutto. Centimetro dopo centimetro, nel fango. Perchè un pensiero nuovo emerga, e riesca a farlo anche solo con un secondo di anticipo. Per un solo secondo ne varrebbe la pena.

E forse ne vale la pena comunque, anche se non si riesce a fare nulla.
Perchè se arrivare in tempo è impossibile, e il destino è scritto, almeno rimanga una testimonianza dall’interno. Una visione bizzarra e non convenzionale dei fatti, che possa provare a raccontare e spiegare, in retrospettiva, una piccola parte di tutto quello che è successo.

Un misero omaggio, quasi senza valore, al santino fotografico che veglia su queste pagine…

Italia-Francia 1-1 (7′ Zidane, 19′ Materazzi)

Scritto da Mauro Buti 9 novembre 2008

“Siamo paralizzati dalle abitudini. Il potere ha spesso avuto la stessa testa, uomini bianchi e piuttosto vecchi.”

“Chissà che un giorno Carla Brunì non sia costretta dalla sua burrascosa vita a richiedere la cittadinanza italiana”

Il genio

Scritto da Mauro Buti 6 novembre 2008

Berlusconi, ironia su Obama: «È giovane, bello e abbronzato».

Sono affascinato dal cocktail esplosivo che si sta formando in Italia.
Abbiamo per presidente del consiglio un vecchio che sta sempre più rapidamente perdendo il senso della misura e del suo ruolo istituzionale. Gioca felice a fare l’istrione, abituato a distribuire corna ed epiteti stile “kapò” ai colleghi, e si libra leggero fra una “battuta” sui mercati destinati a chiudere, la successiva sulla polizia nelle università, e quella odierna dalle tinte così adorabilmente ignoranti e razziste.

Quest’uomo, complice la recessione economica, potrebbe andare presto incontro al più clamoroso crollo di consensi dai tempi della DC e degli anni di tangentopoli.

Un uomo abituato a sentirsi un Dio, e a combinare cazzate ogni volta che viene criticato o messo sotto pressione, si sentirà addosso in ogni sua azione l’oscuro fantasma di un linciaggio a furor di popolo. Storia insegna come la strada da palazzo Chigi ad Hammamet si faccia in un lampo, del resto…

Berlusconi e i suoi sembrano essere del tutto inconsapevoli di come la percezione popolare del “troppo” e dell’orlo del vaso sia mobile, e vari in funzione del benessere e della ricchezza della società tutta. Abituato a fare di tutto e di più da tanti anni in cui l’opinione pubblica è stata a dir poco dormiente, potrebbe ritrovarsi all’improvviso di fronte a una massa e a dei media che non sopportano più la sua arroganza e i suoi modi di fare, e lo mettono in croce per piccolezze ridicole, specie se paragonate alle atrocità perpetrate negli anni al buon senso e al diritto costituzionale.

Quando e se quel momento arriverà, avremo un vecchio che si sentirà assediato e incompreso a capo dell’intero Sistema Italia. Le conseguenze, al solito, le scopriremo solo vivendo…

UPDATE: Ancor più duro il commento filtrato a tarda serata: «Perché c’è qualcuno che ha obiettato? Uno può sempre prendere la laurea del coglione quando vuole. Se uno vuole prendere una laurea pubblica ogni occasione è buona».


Perché i media si perdono in chiacchere futili e non affrontano con chiarezza assoluta e in modo diretto il nodo centrale evidenziato dalle leggi 133 e 137?

L’ipocrisia del Sistema Italia è agghiacciante.
In un paese governato da settantenni, nel quale tutte le classi dirigenti accumulano privilegi che poi non abbandonano mai, come è possibile sperare che una qualunque riforma guardi al futuro e al lungo periodo?

La riforma universitaria e la riforma di qualunque settore sono sempre possibili, e molto semplici. Basta spostare il precariato e la competizione verso l’alto, invece che rendere difficilissimo l’accesso in basso. Se quello di ricercatore fosse un gradino di ingresso comune a tutti, e fossero i professori associati ed ordinari a dover lottare per mantenere e confermare la loro posizione, la cosa non stimolerebbe forse la qualità? E’ abbastanza forte il rischio di perdere denaro e privilegi e finire “retrocessi” per convincere i baroni a lavorare bene?

Invece si colpiscono i deboli, i giovani ed i precari, e si fa demagogia parlando di “punizione” e “taglio agli sprechi” mentre i professori ordinari non sono nemmeno sfiorati dal provvedimento. E per quale motivo dovrebbe andare diversamente, del resto? Se tutti gli organismi decisionali, in università come ovunque, sono composti da persone che hanno già acquisito i massimi privilegi e hanno in media 70 anni come si può sperare che queste persone remino contro al loro interesse?

La riforma del Sistema Italia è possibile se e solo se si forza il ricambio generazionale. La sfida per sopravvivere ad un futuro difficile e oscuro sta in una ripartizione di rappresentanza politica che sia omogenea. Perché se la fascia 20-40 anni rappresenta una corposa percentuale degli abitanti non deve avere una rappresentanza adeguata negli organi decisionali? Perché la classe politica non si rende conto che è un suicidio per l’intero paese mantenere tutto il potere nelle mani di una gerontocrazia?

Un paese governato dalla vecchiaia, dai privilegi, e dalla corruzione ha di fronte a sé solo la decadenza. Il declino e la caduta, a cui fanno seguito lunghi periodi di barbarie. Lo descrisse lucidamente Gibbon secoli fa, e accade tale e quale oggi, senza che a nessuno dei tanti “intellettuali” sparsi nel paese importi.
Eppure l’annichilimento di una intera generazione che è in corso oggi diventerà molto presto l’enorme sconfitta del Sistema Italia e di tutti. Sarà una sconfitta che non pagheremo soltanto noi.

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