Mauro Buti

Political & Social Networking…

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Steve

Scritto da Mauro Buti 6 ottobre 2011

Broken-apple

E’ morto Steve Jobs.
Non sono mai stato un fan sfegatato della mela, ma era impossibile non ammirare il genio. Non impazzire per la pura felicità emanata da milioni di ditine pacioccose, incluse le mie, che scorrevano sugli iphone.

Jobs ha sempre promosso architetture chiuse e una visione rigida nella gestione del copyright e dei diritti digitali. A suo modo era contro quei concetti che io vedo come cuore pulsante della “filosofia del web”. Lo sviluppo open source, la condivisione, l’accessibilità semplice e il più possibile gratuita…

Ma è stato un concorrente leale in una battaglia in cui nessuno può essere certo di avere la verità in tasca, e soprattutto una immensa forza di propulsione per tutti. Un visionario fantastico che ha sempre sognato un mondo in cui la tecnologia e le nuove possibilità diventassero “a misura d’uomo”, e non viceversa. Senza di lui oggi è tutto un pochino più buio. Rallenta la spinta verso “qualcosa di grande e bello”.

C’è qualcosa nella storia dell’uomo e nella sua tragedia personale (56 anni, il mondo in mano, un genio…) che mi colpisce profondamente. Più di quanto non immaginassi, specie a fronte di un esito tutto sommato annunciato e atteso da tempo. Quindi asciugo la lacrimuccia che è caduta sul mio iphone, e non dico più niente.

So long, and thanks for all the fish…

Incanta laggente, incanta li serpenti…

Scritto da Mauro Buti 17 novembre 2010

Prima di qualunque altra cosa: novanta minuti di applausi alla signora Annarella, l’idolo vivente che potete ammirare qui sopra alle prese con l’onorevole Anna Maria Bernini (PdL).

E adesso veniamo a noi. Dopo un’altra assenza (il vostro affezionatissimo ha conquistato il Canada, e oltre a visitare Toronto, il Niagara, ed altre amene località, ha controllato di persona che sua sorella maggiore fosse ancora viva e in buona salute) riprende il normale corso delle trasmissioni qui sul blog. L’annunciatissima crisi di governo, di cui parlavamo su queste pagine già da più di un anno, è attesa per il 14 dicembre. Una sorta di giorno del giudizio nel quale si esprimeranno contemporaneamente la Camera e il Senato sulla fiducia al Governo, e la Consulta in merito allo scudo SalvaSilvio, meglio conosciuto come (il)legittimo impedimento.

Diversi amici mi hanno chiesto qualche riflessione sul futuro politico a cui andiamo incontro. La verità è che il momento è fluido, e ogni previsione difficilissima. La mia impressione, peraltro abbastanza diffusa, è che si produrrà uno stallo nel quale Berlusconi manterrà il controllo del Senato, ma non quello della Camera. Il risultato sarà un tira e molla di alcuni mesi che ci porterà alle elezioni a Marzo, senza la possibilità di cambiare la legge elettorale.

Con l’attuale legge in vigore l’ipotesi più credibile è che si sviluppino tre poli: uno di centro (Casini + Fini + MPA + fuoriusciti vari), uno riformista (PD + IdV + SeL), e uno di destra (Lega + PdL). Alla Camera avrebbe larga maggioranza la coalizione vincente, mentre al Senato è quasi certo che per governare non si potrà prescindere dall’intesa con il nuovo soggetto di centro. Un accordo del genere coinvolgerà il nome del premier, che difficilmente sarà uno di quelli indicati in anticipo dalle tre coalizioni. Andiamo incontro a una premiership delegittimata fin dal primo giorno di governo, e ad un altro prolungato periodo di instabilità. La prossima legislatura sarà ancora una volta di transizione prima che di riforme, e non potrà permettersi di stravolgere gli equilibri e i nodi irrisolti del paese.

Nel frattempo la situazione economica continua a peggiorare, e Irlanda e Portogallo ci ricordano come il baratro sia appena a un passo da noi.
Ci sarà tempo nei prossimi giorni per qualche riflessione sul tema, mentre per un commento sulla situazione globale e sulla clamorosa sconfitta dei democratici di Obama alle elezioni di mid-term è già in preparazione il terzo appuntamento con il tradizionale post “State of The Union” di fine anno (qui le edizioni 2009 e 2008). Ne sentirete delle belle, dal momento che la crisi globale non è finita, e per molti versi non è ancora nemmeno cominciata. Si intravedono le avvisaglie di un futuro cupissimo: l’area euro che si sgretola implodendo, una nuova stagione di protezionismo, e una guerra fredda economica sull’asse USA – Cina, combattuta con bombe nucleari a forma di progressive svalutazioni della propria moneta.

Troppo complicato, e troppo poco spazio per spiegarsi a dovere: ne riparleremo. Vi lascio piuttosto con qualcosa di ben più semplice da denunciare e da capire.

Secondo il Fondo Monetario Internazionale, fatta eccezione per la terremotata Haiti, l’Italia è il peggior paese al mondo (!) a livello di crescita su base decennale. Nessuno ha fatto male quanto noi nel periodo 2000-2010. Tanto basterebbe a far sotterrare dalla vergogna qualunque classe dirigente. Purtoppo, come ben noto, la nostra fa sempre eccezione. “Incanta laggente, incanta li serpenti…

Ultimi degli ultimi, governati dai peggiori dei peggiori. Finirà mai? Non senza una, dieci, cento Annarelle, e non senza il vostro voto e le vostre preferenze. Diversamente la crisi della Seconda Repubblica si risolverà come quella della Prima: una metamorfosi di forme, simboli e colori, che lascerà immutati i nomi e le facce. Non fatevi ingannare dal “finto nuovo”: Fini è in politica dal 1977, Vendola dal 1985, Bersani da ben prima, Berlusconi non è altro che la prosecuzione del finto “socialismo” alla Craxi, e così via. Il cambiamento che stiamo aspettando non arriverà mai da fuori, o da solo: saremo sempre e solo noi…

Prima delle vacanze…

Scritto da Mauro Buti 28 luglio 2010

Accolto il ricorso di Mercedes Bresso in Piemonte. Verranno riconteggiate 15.000 schede afferenti a liste presentate in maniera scorretta, e solo quelle contenenti una doppia croce su lista e presidente (presumibilmente una minima parte) saranno assegnate a Roberto Cota. L’uomo della lega ha vinto le elezioni regionali con uno scarto esiguo (9000 voti), e questo significa che potrebbe essere costretto a lasciare la presidenza, e a far tornare il Piemonte al voto.

Nel frattempo Berlusconi affila le armi e si prepara a rinnegare 16 anni di alleanza con Gianfranco Fini. Non sarà una separazione indolore, immagino, ma come di consueto se Sparta piange Atene non ride di certo. Dal PD arrivano ottime nuove, a promessa di una futura stabilità: nei primi sondaggi Nichi Vendola sembra prevalere su Pierluigi Bersani nelle eventuali primarie di coalizione. Auguri a entrambi, naturalmente. E ai loro futuri elettori…

In queste condizioni è impossibile fare predizioni credibili sugli scenari futuri, ma senza ombra di dubbio ci aspetta un autunno politicamente interessante. Comunque vada il governo poggiato sulla più larga maggioranza di deputati e senatori dai tempi di De Gasperi si sta squagliando come un gelato al sole. Sapevamo da tempo che sarebbe successo: Cristo e il PdL si sono fermati a Casoria, prigionieri della “innocua” festicciuola di compleanno di Noemi Letizia.

Alla fine tutto torna, no? Sic transit gloria mundi…

Buone vacanze!

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The Captain is Out to Lunch

Scritto da Mauro Buti 15 luglio 2010

And the sailors have taken over the ship… (Bukowski)

Si è dimesso Nicola Cosentino. Rendiamo Tutti Grazie a cotanta sensibilità istituzionale, a soli 8 mesi dalla notifica del provvedimento di custodia cautelare a suo carico.

Dal punto di vista politico si tratta del terzo duro colpo subito dal governo, dopo i casi Brancher e Scajola. È oramai certo come Berlusconi non voglia, o più probabilmente non possa, affrontare uno scontro frontale con Fini. E a questo punto non rimangono molte alternative.

I cadaveri degli alleati gettati fuoribordo pur di far continuare ad andare la barca sono la testimonianza nuda e cruda del baratro che si appresta ad inghiottire Berlusconi, questo governo, e con un po’ di fortuna l’intera Seconda Repubblica. Allo stato attuale delle cose il premier può:

  • cercare la sponda con Casini (ma si troverebbe a subire il veto di Bossi e della Lega Nord)
  • cercare le larghe intese (ma dovrebbe cedere la poltrona di primo ministro, in base a quanto già chiaramente richiesto dal Pd)
  • rovesciare il tavolo e andare ad elezioni (ma con ogni probabilità il risultato sarebbe la nascita del polo di centro, la “Kadima” italiana, e la fine del bipolarismo. Senza nemmeno contare come non sia scontato che in una fase tanto critica per il paese Napolitano accetti l’ipotesi di elezioni senza nemmeno tentare di formare un governo per le riforme)
  • cercare l’accordo con Fini (ai limiti dell’impossibile, specie considerando che sarebbe una sconfitta politica enorme. Ma non a caso già si vocifera di un incontro fra i due in settimana)

Qualunque sia la scelta si tratterà di un palliativo. Questa stagione politica si è conclusa, e il dato di fatto non cambia sia che Silvio tiri a campare, sia che le elezioni arrivino domani. Il futuro è alle porte, e sono l’economia e il freddo denaro a deciderlo. I conti pubblici non lasciano spazio a nessuna illusione: quanto ci aspetta somiglierà più al caos che al colore rosa

Posted via email from Mauro Buti


Per chi è appassionato di economia propongo un articolo molto interessante tratto dal sito Trader’s Narrative. E’ uno dei più spassionati in assoluto nel descrivere la divergenza di opinioni fra chi prevede un futuro in ribasso per i mercati, e chi invece ritiene che la risalita post crisi sia destinata a continuare.

La questione di fondo verte tutta sul peso da dare ai fondamentali economici (debito pubblico, consumo, occupazione…), estremamente negativi sia nell’immediato che nelle previsioni future, e alle analisi tecniche (trend, indici di mercato…), che al contrario sembrano evidenziare prospettive più rosee.

Personalmente ritengo che i fondamentali disegnino con precisione un quadro destinato a farsi sempre più impietoso nel lungo periodo. Un quadro che i mercati e le grandi entità finanziare, prigionieri della logica del ritorno immediato e del breve, rifiutano di accettare. Nell’attesa di scoprire chi ha ragione e chi torto, per il lettori anglofoni l’articolo di cui parlo è disponibile a questo indirizzo. Buona lettura!

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Real World…

Scritto da Mauro Buti 2 aprile 2010

Le elezioni sono finite.

Prima grande presa di posizione dei due neo-governatori leghisti: la pillola abortiva RU-486 non s’ha da fare. La Chiesa incassa e annuisce soddisfatta, mentre quel furbacchione di Umberto Bossi continua a tessere la sua tela indisturbato. Naturalmente in un paese nel quale non esistono più giornalisti nessuno chiede quanto le posizioni cattoliche siano compatibili con il “Bianco Natale” di Coccaglio, e con il caritatevole atteggiamento di apertura che i leghisti hanno sempre mostrato nei confronti degli immigrati.

Poco male, no?

Tanto il dato interessante è un altro. Non se ne è parlato in campagna elettorale, naturalmente, ma la nostra economia continua ad andare a catafascio. Incremento del rapporto debito/pil (o se preferite rapporto deficit/pil) nel 2009: 5,2% da dato Istat. Ufficiale. Immagino che Tremonti si affretterà a bollarlo come un successo, sulla falsariga del PD che continua a perdere voti e amministrazioni ma festeggia di fronte alle telecamere perché “si è ridotta la forbice”.

Viene da citare un grandissimo film francese come “La Haine” (se non l’avete ancora visto provvedete prima possibile): fino a qui tutto bene, fino a qui tutto bene, fino a qui tutto bene…

Già, fino a qui. E dopo? L’unica forbice che si sta chiudendo è quella appoggiata al collo della nostra classe dirigente. Una elite di privilegiati che si illude ancora di poter tirare a campare, dimenticando che se il popolo strilla e piange perchè ha fame prima delle riforme scatta l’assalto ai forni. In politica gli equilibri instabili non sono fatti per durare

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Gli equilibri della politica

Scritto da Mauro Buti 25 gennaio 2010

Massimo D’Alema e il suo pupillo Francesco Boccia hanno incassato nella giornata di domenica una ennesima sconfitta clamorosa per il PD.
Allo stato attuale delle cose, e non me ne vogliano i tifosi, la situazione del partito più grande dell’opposizione ricorda molto da vicino quella che sta vivendo nel campionato di calcio la Juventus. Le batoste si accumulano una dietro l’altra in una spirale vertiginosa e inarrestabile, ma nè l’allenatore nè la dirigenza riescono a rassegnarsi di fronte all’inevitabile. Eppure il momento di crisi è tanto e tale da rendere evidente come il bene della società possa passare solo da un “auto-esonero” collettivo.

Un grande ciclo è finito, e per aprirne uno nuovo occorre al più presto farsi da parte, e lasciare spazio ad altri soggetti.
Ma in politica, come ben sappiamo, è impossibile anche solo parlarne.

Il concetto di andarsene dopo una sconfitta non fa parte del vocabolario del buon Massimo, nè di quello della nomenclatura nazionale. Non a caso tutti continuano imperterriti a perdere senza mai nemmeno sognarsi di fare un passo indietro, e da circa 20 anni non vediamo una singola faccia nuova. Capezzone escluso, in effetti. Ma pur riconoscendo i meriti di Pannella nel formare nuovi dirigenti credo sia lecito sperare in qualcosa di diverso dai soli ex-radicali. Specie quelli che da un giorno all’altro si riscoprono strenui difensori del diritto alla vita di Eluana Englaro

Le primarie pugliesi e il plebiscito per Vendola confermano alcuni concetti chiave:

  • le primarie sono una delle cose migliori che la politica italiana abbia prodotto negli ultimi decenni. Costituiscono l’unico metodo attualmente esistente per togliere ai partiti la sovranità assoluta, e negare loro la possibilità di commettere errori all’infinito senza rischiare nessuna punizione. Non a caso nel PD si mangiano le mani per aver commesso lo sbaglio di introdurle…
  • la politica dei due forni non è apprezzata dall’elettorato, e ho l’impressione che al di là delle presidenze di regione ottenute o perse, le urne la puniranno nel suo complesso. Il PD, ammesso di sopravvivere al voto regionale, dovrà riflettere su quanto sia costato il suo atteggiamento ambiguo e mellifluamente moderato in termini di consenso. Inseguire le bizze di un furbacchione navigato come Pierferdinando Casini può portare a una alleanza, certo. Ma se le alleanze distruggono il sostegno della base, fino a quando il gioco vale la candela?
  • il leader di una forza nazionale da 2%, fintantochè è credibile a livello umano, vale come e più di un candidato sostenuto dai partiti. Questo apre un mondo di possibilità ai piccoli, e soprattutto all’Italia dei Valori. Le primarie si possono fare anche in Campania. In Calabria. Si potrebbero e si dovrebbero fare ovunque. Se diventassero una prassi inserirebbero in un mercato monopolizzato, la politica, il concetto di concorrenza. La gente sostiene il candidato migliore a prescindere dalla sigla. In una situazione del genere i partiti per primi si trovano costretti a scegliere i propri nomi con oculatezza, e non solo secondo utilità e patti di scambio.

Le elezioni sono imminenti, gli equilibri politici oltremodo instabili, e l’impressione che qualcosa di nuovo stia arrivando si fa sempre più forte.
Di qualunque cosa si tratti, non giungerà mai un secondo troppo presto…

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