Diranno che non è importante, e che il governo è comunque sfiduciato. Diranno che non si può andare avanti, che si riuscirà a mangiare il panettone ma non la colomba. Prometteranno battaglia in aula.
Ma la dura realtà è che vincere o perdere fa tutta la differenza del mondo. In politica così come nella vita.
Infatti la farà anche in questo caso, quantomeno nel prolungare ed alimentare il mito. Quello dell’uomo condannato a vincere, del “comeback kid” all’italiana. Il politico più volte dato per morto e sepolto, e poi regolarmente resuscitato il terzo giorno. Unto dal Signore, benedetto dalla Dea Bendata e dal consenso del Popolo Italiano. Silvio, l’unico & il solo.
Silvio che pur con tutti i suoi difetti ha abbastanza muscoli e palle per arrivare alla conta. Silvio che si vede graziosamente recapitare un mese di tempo dai suoi (come sempre) ingenui avversari, e così può dedicarsi a tempo pieno all’attività nella quale è campione assoluto: vendere e comprare. Pentole, poltrone, televisioni, strapuntini, incarichi, deleghe, deputati… Fa davvero differenza?
Sempre Silvio. Ancora Silvio. 20 anni di Silvio, e non sentirli. Del resto ancora dopo tutto questo tempo ci sono buontemponi che si aspettano seriamente di vedergli fare un passo indietro o un gesto di responsabilità istituzionale. Scherziamo? Piuttosto meglio comprarsi i deputati ad uno ad uno, coprirsi di ridicolo, barare, sputare, graffiare, mordere, dare una immagine ridicola di se stessi e del proprio paese. Ma alla fine vincere, amico.
Perchè vincere è tutto, specie in Italia. E certi giorni più di altri sembra che vincano sempre e solo i cattivi.
Così dopo tanta attesa le luci si spengono, e cala il sipario. In parlamento rimane il vago e oramai consueto odore di vongole e caciotta, insieme ai numeri che campeggiano sul tabellone luminoso.
Il match Berlusconi – Fini, valido per la cintura di campione del mondo di trasformismo e faccia di bronzo, si conclude 314 – 311. Verdetto ai punti, giudici unanimi.
E risultato giusto, tutto sommato: vince chi ha giocato meglio, riuscendo a comprarsi addirittura qualche pezzo del partito più antiberlusconiano di tutto l’asse parlamentare (la sensazione è stata sulla falsariga di: “l’hanno distrutto, era mio…“).
Perde clamorosamente Gianfranco Fini, per cui è a rischio la sopravvivenza politica. Ma soprattutto perde l’Italia, perde la dignità, perde (come sempre) il PD, perde IdV, e in ultimo perdo io. Infatti ho il groppo in gola e pur avendo tentato in ogni modo di mantenere le aspettative basse ci metterò come minimo un paio di giorni a ripigliarmi dalla depressione. Immagino che tra le righe lo si legga, eppure non c’è niente da fare se non rimboccarsi le maniche ed insistere ancora. La politica è questa, la politica è così. Inevitabile, inesorabile, ed aritmetica…
Sul piatto rimangono solo il voto a marzo, o il rimpasto allargato a Casini e all’UDC. A riguardo, però, pesa la pregiudiziale forte già espressa dalla Lega, l’alleato più imprescindibile e fedele di Silvio. Se sarà rimpasto occorrerà calmare parecchi mal di pancia, diminuirà lo spazio interno per il PdL, e si apriranno nuove e durissime fibrillazioni. La via è troppo stretta, e la mia impressione è che l’ipotesi più probabile rimanga quella delle urne.
Vinceranno di nuovo i cattivi? Chissà…
All that is necessary for the triumph of evil is that good men do nothing.