Mauro Buti

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Cronache del ripiglio…

Scritto da Mauro Buti 22 dicembre 2010

Così è.

Se ne sono andati verso l’infinito, correndo felici verso il faccione sorridente di Silvio. Pronti ad abbracciare tutto quello contro cui avevano lottato fino al giorno prima.
Loro vanno. Io resto.

Credo di avere perso il conto delle prese in giro, delle battutacce, e delle menzioni sui media. Come di consueto con l’immancabile retrogusto di disonestà intellettuale. Sui fondi di Repubblica il governo oramai è diventato “il governo di Scilipoti”, nientemeno. Ieri a Ballarò con ospite Veltroni si parlava solo ed esclusivamente del temibile duo formato con il (poco) onorevole Razzi. Nemmeno una pallida menzione per il buon Calearo, l’uomo che nel 2008 a Veltroni aveva permesso di “iniziare a credere di poter vincere“. Certo Walter: tanto per cambiare avevi scelto bene e visto lungo…

In questo paese senza memoria sulla debacle del 14 pagheremo il giusto dazio di sangue e voti. Ci sta, ma per il resto sono un po’ stufo di dare sempre retta ai detrattori. Certo, Di Pietro ha sbagliato a compilare le liste, così come hanno sbagliato tanti altri oltre a lui (i transfughi ci sono dappertutto, e in enorme abbondanza). Eppure quando c’è da strillare per difendere gli studenti dai fascisti (versione 2.0: ora sono Ministri della Repubblica), da battersi contro le porcate di Silvio, o da metterci la faccia in piazza, io continuo a vedere sempre e solo lui.

Dicono di noi che siamo un partito che vive di solo presente, che è incollato al berlusconismo, che non ha prospettive nè anima. Non è vero. Abbiamo una proposta concreta, peraltro una delle più innovative del panorama politico italiano (non a caso in molti contenuti è vicina a quella di un soggetto “giovane e strano” come il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo). E siamo anche l’opposizione più dura e determinata a Silvio Berlusconi, certo. È un male, per caso?

È molto facile speculare sulla presupposta “mancanza di identità” di quello che si propone di essere un partito post-ideologico e moderno. Ed è molto facile anche strumentalizzarne la proposta di modo che emerga solo quello che fa comodo (l’antipolitica, l’antagonismo, la durezza di alcune posizioni) e stia in ombra quello che fa paura (il richiamo alla moralità, l’inasprimento delle leggi che trattano i reati dei colletti bianchi e dei politici, un programma chiaro e definito su tanti temi caldi, a partire dall’energia, per arrivare a quei diritti civili di cui il PD nemmeno osa parlare).

La realtà è che Italia dei Valori fa paura, e in parlamento non piace a nessuno. Non piace che si proponga con insistenza di abolire i rimborsi elettorali doppi, di tagliare le pensioni d’oro ai parlamentari (25 voti su 525. E chissà di chi erano…), di prendere a calci nelle gengive chi si nasconde dietro le non autorizzazioni a procedere delle camere. Non è un alleato comodo, Italia dei Valori. Ed è anche per questo che tante battaglie poi ci troviamo a doverle combattere da soli. È un male, per caso?

Italia dei Valori non è il partito di Scilipoti e di Razzi. È il partito che in mezzo al nulla cosmico della politica italiana ha difeso Luigi De Magistris e Clementina Forleo. Il partito che ha candidato personaggi diversi e affascinanti come Giulio Cavalli in Lombardia, Sonia Alfano alle Europee, e via di questo passo. Il partito che ha lottato da solo per l’acqua pubblica, contro il nucleare, contro il lodo Alfano, il legittimo impedimento…

Un partito non si esaurisce negli inevitabili sbagli di chi lo dirige, ma trova la sua dimensione e la sua forma nelle linee che porta avanti e nel progetto in cui crede. Sono quindici anni che poniamo la questione morale e la legalità nelle istituzioni come punto centrale da cui ripartire per dare un futuro a questo paese. Oggi la Corte dei Conti dice che l’Italia è corrotta ai livelli dello Zimbabwe, e che non si apprezzano significative differenze rispetto ai tempi d’oro di Craxi e di Tangentopoli.

Quanti partiti hanno preso posizione nettamente contro questa deriva? In aula in quanti votano per stralciare le intercettazioni dei parlamentari? In quanti l’impunità di Cosentino? O l’impossibilità di procedere a giudizio per D’Alema? L’Italia ha un disperato bisogno di avere almeno un partito che ragiona come il nostro nell’arco parlamentare. E se gli elettori (o i lettori) ritengono diversamente che ci castighino pure, nel sempiterno esercizio di schifare chi è bianco perché ha il bavero macchiato, e fare così il gioco di chi è nero pece, e può permettersi di dire che “siamo tutti scuri uguale”.

Loro andranno. Ma noi resteremo.

Perché proprio con Italia dei Valori?

Scritto da Mauro Buti 2 settembre 2010

Ma come? Con Di Pietro?

Non sa parlare! È un rozzo, un forcaiolo! Un assassino! Un GIUSTIZIALISTA!!! (il massimo dello spregio, in un paese nel quale il concetto di giustizia suscita più che altro ilarità…)

Questo video è dedicato alle centinaia di persone che mi hanno guardato con gli occhi sgranati durante la campagna elettorale. Antonio Di Pietro (IdV) e Franco Marini (PD) dibattono sulle alleanze, sulla figura di Casini, e su quella di Marcello Dell’Utri. Di Pietro è ospite alla festa del PD, eppure tutta la platea fischia il proprio dirigente, e ricopre di applausi il nostro Tonino.

Pensateci, quando tornerete a votare…

Vuoi più bene alla mamma o al papà?

Scritto da Mauro Buti 10 febbraio 2010

Italia dei Valori ha deciso di appoggiare la candidatura di Vincenzo De Luca alle Elezioni Regionali in Campania.
Non si conta il numero di amici che mi hanno chiesto un parere a riguardo (fra i quali saluto con affetto quelli del forum “Manicomio”, su NGI), e la quantità di discussioni che la vicenda ha generato a livello interno. Ecco a voi, quindi…

Fra tante considerazioni lette in questi giorni la crudeltà della “scelta dell’orco” impostaci dal PD a mio dire è stata espressa alla perfezione dalle parole di una mia carissima amica.

Oggi mi si chiede di scegliere se è meglio mamma o papà. Il partito o la linea dura e pura degli indipendenti. Io so solo che vorrei andare dallo zio piantagrane chiamato PD e dirgli che dovrebbe imparare a non fare debiti di gioco e farli pagare ai parenti…”

Non potendo reagire con una testata sul setto nasale, nel momento in cui il PD impone il nome di un indagato e non da più disponibilità a mediare sullo stesso, è indubbio come ci si trovi di fronte a una delicatissima scelta politica.

E’ curioso notare come gli “alleati” continuino ad essere molto più bravi a mandare in crisi gli amici, piuttosto che i nemici. Ed è curioso allo stesso modo vedere una imposizione ritorcersi come pietra dello scandalo su chi la subisce (accettandola fra mille sofferenze, fra mille distinguo, e al costo di una spaccatura interna) piuttosto che su chi la impone. Nessuno sembra notare, mentre piangiamo sulla perduta innocenza, che Italia dei Valori vive come un dramma e uno shock quella che a conti fatti è una porcata altrui.

Non che ci sia nulla di strano: in tutte le altre case, ivi inclusa quella dello zio, le porcate peggiori e più schifose sono all’ordine del giorno. Ma a casa nostra questa colpisce in maniera particolare proprio nel suo essere, come la definisce l’On. Donadi, una scelta fuori dai canoni “legata a circostanze irripetibili come la necessità di salvare la Campania dalla camorra”.

Basterebbe riflettere sulla differenza fra “unicità & stranezza” e “normalità & regola”, per trarre già delle buone conclusioni. Ma siamo pur sempre in Italia, una terra dove obiettività e coerenza sono optional per alcuni e obbligo per altri. Dove devi dimetterti per l’inciucio con la segretaria, o con il trans, ma va tutto bene e puoi pontificare su Eluana Englaro e darti arie da cattolico osservante anche se poi ti porti quaterne di escort nei palazzi delle istituzioni…

Inutile farsi illusioni, continuiamo pure a dibattere come se fosse tutta colpa nostra e di Antonio Di Pietro.

Una scelta cruciale non ha quasi mai soluzione univoca. Per affrontare l’analisi politica della questione occorre prima di tutto rendersi conto di come entrambe le posizioni siano legittime, e comportino svantaggi e vantaggi.

I vantaggi di accettare il compromesso del resto sono stati parecchi.

Primo: il partito ha cambiato la sua natura. Come ogni forza politica in cui è sempre e solo esistito un padre padrone, IdV non ha mai conosciuto una grande dialettica interna. Questa presa di posizione ha fatto nascere un dibattito enorme, mai visto prima nella nostra storia. Prendendola abbiamo perso l’innocenza dei bambini, e siamo passati alla turbolenta fase dell’adolescenza. Da oggi in poi in Italia dei Valori c’è e ci sarà sempre spazio per più anime, per tante voci, e per minoranze e maggioranze.

Secondo: il peggior partito possibile fra quelli di opposizione, l’UDC di Casini e del poco onorevole Cuffaro, ha subito una dura batosta. Con la sua politica dei due forni (sulla quale mi astengo, per evitare il turpiloquio) si trova chiuso in un angolo ad osservare il rapporto fra PD e IdV che diventa più solido e meno attaccabile. Non a caso Casini strepita. Vede che Bersani ha potuto toccare con mano come IdV sia pronta a soffrire nell’immediato pur di fare scelte di responsabilità. E che il rapporto fra papà, mamma e zio si avvia a diventare quello che c’è in ogni famiglia: volenti o nolenti, alla fine ci si deve per forza voler bene.

Terzo: si tronca una imponente linea di attacco al partito. IdV subiva da mesi e mesi critiche violente su tutta la stampa a grande diffusione (Corriere della Sera, Repubblica…). Veniva fatto a pezzi a colpi di “irresponsabilità”, di “populistico pensare sempre e solo ai voti facili e a se stessi”. Dopo aver ingoiato un rospo di queste dimensioni, attacchi del genere perdono di consistenza e mostrano tutta la loro pochezza intellettuale

Quarto: l’eventuale sconfitta in Campania diventa una responsabilità della follia del PD. Una eventuale vittoria, al contrario, sarà frutto solo e unicamente del sacrificio e dell’enorme gesto di responsabilità fatto dal nostro partito.

Quinto: non viene abbandonata senza lottare una regione che ha già sofferto moltissimo. De Luca è un candidato inopportuno, ma ha dato prova a Salerno di essere un bravo amministratore. L’alternativa sarebbe stata regalare senza sfida la Campania in mano al peggio, del peggio, del peggio, del peggio, del peggio.

Gli svantaggi sono altrettanto grandi, come ovvio.

Primo: si perde una certa quantità di voti. Nessuno è cieco, e immagino che i dirigenti lo sappiano benissimo. La posizione “duale” che si è creata internamente fra “mamma e papà” ne salverà una parte, ma di per certo andando da soli il risultato sarebbe stato molto più imponente

Secondo: si perde la coerenza, da sempre uno dei cardini e dei tratti distintivi dell’azione politica di IdV. Tutti i partiti predicano bene e razzolano male. Il nostro, che ha sempre tentato di esprimere una linea diversa, si trova ad assomigliare un pochino di più a quelle entità che ha sempre criticato

Terzo: ci si espone a facili critiche da parte della maggioranza e dei suoi House Organ. Secondo il ben noto principio Craxiano del “io rubo i miliardi, tu una mela, e alla fine siamo tutti ladri”.

Non credo che IdV sia diventato un partito uguale a tutti gli altri perchè ha accettato un compromesso difficilissimo. Mentre alla Presidenza del CIPE, il forziere più ricco d’Italia, c’è un uomo che senza la sua carica andrebbe in carcere senza passare dal via. Mentre la maggioranza mannaia l’informazione pre-elettorale, vara mazzi di leggi ad-personam, beatifica Craxi, da ampio spazio a pulsioni xenofobe e razziste, e via di questo passo…

Credo di vivere in un paese che ha annegato nell’ipocrisia ogni sua possibilità di essere innocente. E che in queste condizioni chi è onesto, chi crede in qualcosa di diverso, può solo soffrire, sudare sangue, e piangere lacrime amare. Perchè questo è il prezzo che costa lottare.

E mentre si lotta, il più delle volte soli, la gente continua orgogliosa a votare, o peggio ancora a *NON VOTARE*, scegliendo di mandare il paese allo sfascio. Ti sbeffeggia e ti dileggia. Si frega le mani felice per la macchietta che abbruttisce la tua camicia bianca. Adesso anche tu “sei come gli altri”. Adesso il mondo è di nuovo al suo posto. Possiamo regalare sereni l’Italia ai peggiori, criticando a spada tratta chi invoca giustizia ed equità perchè “è intransigente”, “è populista”, “è incoerente”, “è come gli altri”, “non vincerà mai”, e per mille altri motivi.

Chi se ne importa della luna? Grazie al cielo il dito che la indica ha l’unghia sporca, e non siamo più obbligati a guardarla.

Forse è troppo presto perchè un partito come IdV scelga di invecchiare. In Italia non ci sono ancora le condizioni.
Ma la politica e la storia non si fanno con i se e con i ma, o criticando le scelte prese da chi comanda. La storia si fa con il coraggio, con la rabbia, e con l’ostinazione. Solo chi non fa mai nulla, e critica e pontifica dall’alto di ciò, può vantarsi di non commettere mai errori.

Votate come credete alle regionali. Votate per chi sceglie gli uomini di Cosentino, se ritenete che il bene del paese passi da loro.
O piuttosto votate per chi tenta di fare quello che può, coi mezzi che i nostri voti gli danno. Perchè sono i nostri voti a decidere se siamo condannati per sempre a un’Italia in cui gli apparati possano a loro piacimento imporre De Luca, o se possiamo sognarne un’altra in cui gli idoli non siano Mangano e Dell’Utri, ma De Magistris, Borsellino, e Clementina Forleo.

In democrazia non abbiamo altra arma se non il voto. Il voto è forza. Il voto è potere. In ultimo rappresenta il potere di cambiare.
Pensateci, mentre mettete la vostra croce. O magari mentre siete a sciare, e ve ne fottete bellamente di metterla perchè “tanto non cambia mai niente”.

Nel dubbio, comunque, mettetela su Italia dei Valori. E a fianco scriveteci “BUTI”. :D

Un abbraccio a tutti coloro che seguono questa mia avventura, e che si interessano e insistono perchè io mi esponga su tutte le questioni di rilievo, anche su quelle difficili come questa. Sono qua. Ci sto mettendo la faccia, il coraggio, e i miei soldi. Prendete in giro l’ingenuità, come giusto, ma almeno apprezzate che qualcuno ci provi. Dove siete, voi, mentre il paese va allo sfascio?

Io sono su maurobuti@googlegroups.com
E si cercano volontari che vogliano collaborare alla campagna elettorale.

Su De Luca ero contrario fino al Congresso. L’ho anche scritto. Ma credo nel mio partito, e credo in Antonio Di Pietro. Diversamente non sarei qui.
Mi prendo insieme a lui, e insieme a tutti i delegati presenti, la responsabilità politica di questa decisione. Una scelta del partito è una scelta anche mia.

E di esserci stato, a quel congresso, sono solo orgoglioso.
A presto, e restate sintonizzati. Il sito dovrebbe cambiare faccia nei prossimi giorni…

Posted via email from Mauro Buti

Ma è possibile?

Scritto da Mauro Buti 28 gennaio 2009

Una manifestazione supportata da un partito che viaggia intorno al 10% di consensi viene relegata  in una piazza secondaria di Roma, e completamente ignorata da tutti i media. Nemmeno un accenno, un richiamo, o anche solo qualche riga della versione online dei quotidiani ci ha avvisati della sua esistenza.

Nulla del tutto. E sparire è un po’ morire, come ben sapevano sia Falcone che Borsellino.
Del resto la nostra storia insegna: è sempre così, mentre la gente si gira dall’altra parte senza troppo disturbo e rumore, che la giustizia si spegne.

AGGIORNAMENTO: i quotidiani web si sono finalmente svegliati, strano ma vero a manifestazione conclusa. Centrando in pieno il cuore della protesta e della questione le versioni web del Corriere e della Repubblica hanno titolato “Di Pietro attacca Napolitano“. Uno sfoggio di imparzialità e una ideale ciliegina sulla torta alla serie di eventi culminati nella protesta di Piazza Farnese.

Immediata e festosa la reazione del mondo politico, dove da tutti i lati arrivano le pressioni su Veltroni per mettere fine al più presto alla dissennata alleanza con Italia dei Valori.

A suo tempo, alcuni mesi fa, il capogruppo al senato del PDL Gasparri ebbe modo di dire che il Consiglio Superiore della Magistratura, presieduto per legge proprio da Napolitano, era una cloaca.
Di Pietro (e virgoletto, perchè è testuale) invece ha detto: “Presidente Napolitano, possiamo permetterci di accogliere in questa piazza chi non è d’accordo con alcuni suoi silenzi? A Lei che dovrebbe essere arbitro, possiamo dire che a volte il suo giudizio ci appare poco da arbitro e poco da terzo?”.

Così è, se vi pare.

Presidente, perchè?

Scritto da Mauro Buti 19 novembre 2008

Berlusconi rilascia un’altra dichiarazione che, seppure pronunciata in tono scherzoso, fa discutere. Il presidente del Consiglio ha colto al volo l’occasione offerta da un cittadino, che gli ha chiesto di ‘oscurare’ il Tg del terzo canale Rai perché “‘nun se po’ guardà”, e ha risposto “allora non paghiamo più il canone. Il Tg3 mi insulta, mi oltraggia e mi prende in giro ogni sera….” (Repubblica)

L’intervento a Ballarò e la continua fuga di dichiarazioni discutibili sono segnali abbastanza evidenti di un malessere politico. Il consenso sta scendendo, Berlusconi lo sa, e si aspetta che presto andrà peggio. Lo capisco: ne ha tutte le ragioni, e probabilmente rimarrà comunque stupito dalla violenza e dalla rapidità del crollo.

Non è una novità che Berlusconi non abbia grande cautela nell’utilizzare quello che è e rimane un ruolo istituzionale. Un premier in teoria non potrebbe suggerire di “evadere le tasse” e “non pagare il canone”. Nemmeno volendo e nemmeno credendolo un diritto sacrosanto.
Gli interventi a gamba tesa contro la tv sono emblematici perchè nella tv lui è già monopolista assoluto. Lo confermano i dati statistici distribuiti da agcom: lui e i suoi parlano e compaiono abbondantemente di più rispetto agli altri, in un insulto evidente a ogni regola democratica. Eppure sente lo stesso la necessità di strozzare e attaccare le poche trasmissioni che gli sono apertamente ostili (adorabili le uscite secondo cui “Annozero” fa splendidi risultati di ascolti, e merita i complimenti, però bisognerebbe togliergli lo stesso la pubblicità perchè semina disfattismo).

La realtà è che non esiste più nessuna regola. L’informazione è ridotta a un far west del pensiero unico, e nonostante il far west del pensiero unico il controllo sfugge di mano lo stesso, perchè i tempi sono difficili, e soprattutto perchè gli errori politici si accumulano e sono spesso madornali.

Il costante tentativo di mettere in ginocchio Veltroni e di rafforzare D’Alema, operazione messa alla luce del sole dal caso Villari, rinforzerà l’asse Veltroni-Di Pietro per una mera questione di difesa della sopravvivenza reciproca. C’è già un accordo, ed è evidente dal movimento che si è sviluppato dopo l’esplosione della questione vigilanza Rai. In politica nessuno lascia carta bianca al suo prossimo regalandogli parole di stima se non ha già ottenuto qualcosa in cambio. Si può presupporre che la partita si sposterà sulla presidenza del CDA Rai, e che sarà sanguinosa e rovente perchè la nomina delle opposizioni non è più questione di prassi ma di legge. Non è più inverosimile che emerga un nome spinoso e delicatissimo “per tutti” come lo sarebbe quello di Marco Travaglio. Nel caso accada la domanda sorgerà spontanea: ma ci avrà davvero guadagnato, Berlusconi?

Al di là di Travaglio e di quello per cui Di Pietro ha trattato, in politica è raro che un movimento strillato e alla luce del sole porti a dei buoni risultati. Berlusconi semplicemente esagera. In tutto, come è nel suo carattere. Ma esagerando rema contro ai suoi stessi interessi. Quanto più è evidente che l’istanza a “spezzare” il PD è di sua paternità, tanto più si rafforza il desiderio di sopravvivenza, e alleati riottosi fanno di necessità virtù. Quanto più abbandona ogni remore nel tentativo di eliminare fisicamente dal dibattito la parte di opposizione che meno lo aggrada, tanto più gli regala linfa, incrementando il flusso di voti che dissangua la voce “potenzialmente moderata” in favore della “opposizione radicale”.

Il macromovimento che creano le sue mosse politiche spinge Di Pietro e Veltroni ad incollarsi. Più lui attacca, trama e violenta, più rinforza gli avversari in un fronte comune di lotta. E’ un errore tipico, storicamente appartenente alla sinistra.

In politica non esiste il colpo di grazia. Le forze morenti si consumano e scompaiono in maniera naturale e non devono più essere additate e nominate. Può riportarle in vita solo il restituire loro la dignità e le luci della ribalta o, alternativamente, l’imporre a dei gruppi disuniti e in rotta la necessità assoluta di fare politica comune per sopravvivere. E’ successo a inizio 2008 quando Veltroni riesumò la salma politica di Berlusconi innescando la caduta del governo Prodi, e sembra succedere nuovamente adesso.

La voglia di strafare è sempre un nemico politico, perchè innesca spirali auto-distruttive. La divisione e il caos fra le forze nemiche non si creano con gli attacchi frontali, ma diffondendo suadentemente il dubbio e il senso di impotenza. Infatti di solito chi si sente sotto attacco reagisce, mentre è chi si sente inutile che si dispera e si disunisce.

Ci pensi, presidente: non si fa più buona politica, in questo paese.

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