Voto Utile
2 maggio 2011
Clemente Mastella: “se De Magistris va al ballottaggio mi suicido”.
Forza Luigi, che ti stanno tirando la volata…

Clemente Mastella: “se De Magistris va al ballottaggio mi suicido”.
Forza Luigi, che ti stanno tirando la volata…

Italia dei Valori ha deciso di appoggiare la candidatura di Vincenzo De Luca alle Elezioni Regionali in Campania.
Non si conta il numero di amici che mi hanno chiesto un parere a riguardo (fra i quali saluto con affetto quelli del forum “Manicomio”, su NGI), e la quantità di discussioni che la vicenda ha generato a livello interno. Ecco a voi, quindi…
Fra tante considerazioni lette in questi giorni la crudeltà della “scelta dell’orco” impostaci dal PD a mio dire è stata espressa alla perfezione dalle parole di una mia carissima amica.
“Oggi mi si chiede di scegliere se è meglio mamma o papà. Il partito o la linea dura e pura degli indipendenti. Io so solo che vorrei andare dallo zio piantagrane chiamato PD e dirgli che dovrebbe imparare a non fare debiti di gioco e farli pagare ai parenti…”
Non potendo reagire con una testata sul setto nasale, nel momento in cui il PD impone il nome di un indagato e non da più disponibilità a mediare sullo stesso, è indubbio come ci si trovi di fronte a una delicatissima scelta politica.
E’ curioso notare come gli “alleati” continuino ad essere molto più bravi a mandare in crisi gli amici, piuttosto che i nemici. Ed è curioso allo stesso modo vedere una imposizione ritorcersi come pietra dello scandalo su chi la subisce (accettandola fra mille sofferenze, fra mille distinguo, e al costo di una spaccatura interna) piuttosto che su chi la impone. Nessuno sembra notare, mentre piangiamo sulla perduta innocenza, che Italia dei Valori vive come un dramma e uno shock quella che a conti fatti è una porcata altrui.
Non che ci sia nulla di strano: in tutte le altre case, ivi inclusa quella dello zio, le porcate peggiori e più schifose sono all’ordine del giorno. Ma a casa nostra questa colpisce in maniera particolare proprio nel suo essere, come la definisce l’On. Donadi, una scelta fuori dai canoni “legata a circostanze irripetibili come la necessità di salvare la Campania dalla camorra”.
Basterebbe riflettere sulla differenza fra “unicità & stranezza” e “normalità & regola”, per trarre già delle buone conclusioni. Ma siamo pur sempre in Italia, una terra dove obiettività e coerenza sono optional per alcuni e obbligo per altri. Dove devi dimetterti per l’inciucio con la segretaria, o con il trans, ma va tutto bene e puoi pontificare su Eluana Englaro e darti arie da cattolico osservante anche se poi ti porti quaterne di escort nei palazzi delle istituzioni…
Inutile farsi illusioni, continuiamo pure a dibattere come se fosse tutta colpa nostra e di Antonio Di Pietro.
Una scelta cruciale non ha quasi mai soluzione univoca. Per affrontare l’analisi politica della questione occorre prima di tutto rendersi conto di come entrambe le posizioni siano legittime, e comportino svantaggi e vantaggi.
I vantaggi di accettare il compromesso del resto sono stati parecchi.
Primo: il partito ha cambiato la sua natura. Come ogni forza politica in cui è sempre e solo esistito un padre padrone, IdV non ha mai conosciuto una grande dialettica interna. Questa presa di posizione ha fatto nascere un dibattito enorme, mai visto prima nella nostra storia. Prendendola abbiamo perso l’innocenza dei bambini, e siamo passati alla turbolenta fase dell’adolescenza. Da oggi in poi in Italia dei Valori c’è e ci sarà sempre spazio per più anime, per tante voci, e per minoranze e maggioranze.
Secondo: il peggior partito possibile fra quelli di opposizione, l’UDC di Casini e del poco onorevole Cuffaro, ha subito una dura batosta. Con la sua politica dei due forni (sulla quale mi astengo, per evitare il turpiloquio) si trova chiuso in un angolo ad osservare il rapporto fra PD e IdV che diventa più solido e meno attaccabile. Non a caso Casini strepita. Vede che Bersani ha potuto toccare con mano come IdV sia pronta a soffrire nell’immediato pur di fare scelte di responsabilità. E che il rapporto fra papà, mamma e zio si avvia a diventare quello che c’è in ogni famiglia: volenti o nolenti, alla fine ci si deve per forza voler bene.
Terzo: si tronca una imponente linea di attacco al partito. IdV subiva da mesi e mesi critiche violente su tutta la stampa a grande diffusione (Corriere della Sera, Repubblica…). Veniva fatto a pezzi a colpi di “irresponsabilità”, di “populistico pensare sempre e solo ai voti facili e a se stessi”. Dopo aver ingoiato un rospo di queste dimensioni, attacchi del genere perdono di consistenza e mostrano tutta la loro pochezza intellettuale
Quarto: l’eventuale sconfitta in Campania diventa una responsabilità della follia del PD. Una eventuale vittoria, al contrario, sarà frutto solo e unicamente del sacrificio e dell’enorme gesto di responsabilità fatto dal nostro partito.
Quinto: non viene abbandonata senza lottare una regione che ha già sofferto moltissimo. De Luca è un candidato inopportuno, ma ha dato prova a Salerno di essere un bravo amministratore. L’alternativa sarebbe stata regalare senza sfida la Campania in mano al peggio, del peggio, del peggio, del peggio, del peggio.
Gli svantaggi sono altrettanto grandi, come ovvio.
Primo: si perde una certa quantità di voti. Nessuno è cieco, e immagino che i dirigenti lo sappiano benissimo. La posizione “duale” che si è creata internamente fra “mamma e papà” ne salverà una parte, ma di per certo andando da soli il risultato sarebbe stato molto più imponente
Secondo: si perde la coerenza, da sempre uno dei cardini e dei tratti distintivi dell’azione politica di IdV. Tutti i partiti predicano bene e razzolano male. Il nostro, che ha sempre tentato di esprimere una linea diversa, si trova ad assomigliare un pochino di più a quelle entità che ha sempre criticato
Terzo: ci si espone a facili critiche da parte della maggioranza e dei suoi House Organ. Secondo il ben noto principio Craxiano del “io rubo i miliardi, tu una mela, e alla fine siamo tutti ladri”.
Non credo che IdV sia diventato un partito uguale a tutti gli altri perchè ha accettato un compromesso difficilissimo. Mentre alla Presidenza del CIPE, il forziere più ricco d’Italia, c’è un uomo che senza la sua carica andrebbe in carcere senza passare dal via. Mentre la maggioranza mannaia l’informazione pre-elettorale, vara mazzi di leggi ad-personam, beatifica Craxi, da ampio spazio a pulsioni xenofobe e razziste, e via di questo passo…
Credo di vivere in un paese che ha annegato nell’ipocrisia ogni sua possibilità di essere innocente. E che in queste condizioni chi è onesto, chi crede in qualcosa di diverso, può solo soffrire, sudare sangue, e piangere lacrime amare. Perchè questo è il prezzo che costa lottare.
E mentre si lotta, il più delle volte soli, la gente continua orgogliosa a votare, o peggio ancora a *NON VOTARE*, scegliendo di mandare il paese allo sfascio. Ti sbeffeggia e ti dileggia. Si frega le mani felice per la macchietta che abbruttisce la tua camicia bianca. Adesso anche tu “sei come gli altri”. Adesso il mondo è di nuovo al suo posto. Possiamo regalare sereni l’Italia ai peggiori, criticando a spada tratta chi invoca giustizia ed equità perchè “è intransigente”, “è populista”, “è incoerente”, “è come gli altri”, “non vincerà mai”, e per mille altri motivi.
Chi se ne importa della luna? Grazie al cielo il dito che la indica ha l’unghia sporca, e non siamo più obbligati a guardarla.
Forse è troppo presto perchè un partito come IdV scelga di invecchiare. In Italia non ci sono ancora le condizioni.
Ma la politica e la storia non si fanno con i se e con i ma, o criticando le scelte prese da chi comanda. La storia si fa con il coraggio, con la rabbia, e con l’ostinazione. Solo chi non fa mai nulla, e critica e pontifica dall’alto di ciò, può vantarsi di non commettere mai errori.
Votate come credete alle regionali. Votate per chi sceglie gli uomini di Cosentino, se ritenete che il bene del paese passi da loro.
O piuttosto votate per chi tenta di fare quello che può, coi mezzi che i nostri voti gli danno. Perchè sono i nostri voti a decidere se siamo condannati per sempre a un’Italia in cui gli apparati possano a loro piacimento imporre De Luca, o se possiamo sognarne un’altra in cui gli idoli non siano Mangano e Dell’Utri, ma De Magistris, Borsellino, e Clementina Forleo.
In democrazia non abbiamo altra arma se non il voto. Il voto è forza. Il voto è potere. In ultimo rappresenta il potere di cambiare.
Pensateci, mentre mettete la vostra croce. O magari mentre siete a sciare, e ve ne fottete bellamente di metterla perchè “tanto non cambia mai niente”.
…
Nel dubbio, comunque, mettetela su Italia dei Valori. E a fianco scriveteci “BUTI”.
Un abbraccio a tutti coloro che seguono questa mia avventura, e che si interessano e insistono perchè io mi esponga su tutte le questioni di rilievo, anche su quelle difficili come questa. Sono qua. Ci sto mettendo la faccia, il coraggio, e i miei soldi. Prendete in giro l’ingenuità, come giusto, ma almeno apprezzate che qualcuno ci provi. Dove siete, voi, mentre il paese va allo sfascio?
Io sono su maurobuti@googlegroups.com
E si cercano volontari che vogliano collaborare alla campagna elettorale.
Su De Luca ero contrario fino al Congresso. L’ho anche scritto. Ma credo nel mio partito, e credo in Antonio Di Pietro. Diversamente non sarei qui.
Mi prendo insieme a lui, e insieme a tutti i delegati presenti, la responsabilità politica di questa decisione. Una scelta del partito è una scelta anche mia.
E di esserci stato, a quel congresso, sono solo orgoglioso.
A presto, e restate sintonizzati. Il sito dovrebbe cambiare faccia nei prossimi giorni…

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha pronunciato la parola “giovani” per ben 13 volte, nello suo consueto discorso di fine anno.
Molto gettonate anche “riforme”, “famiglia”, “fiducia” e “speranza”, in un sincero augurio di un buon anno nuovo all’insegna dello spirito bipartisan e delle larghe intese.
Luigi de Magistris ha raccolto l’invito proponendo una nuova ipotesi di legge ad personam: il “Lodo De Magistris”. In un messaggio ironico e tagliente l’ex magistrato ha garantito una impunità totale a Silvio Berlusconi “senza trucco e senza inganno”. In cambio il premier dovrebbe solo togliere il disturbo e trasferirsi all’estero, permettendo così al paese di riprendere la sua normale vita democratica. Il volo di stato con destinazione Isole Cayman, Apicella e le escort sarebbero, naturalmente, inclusi nel pacchetto…
Pronta e unanime la reazione del mondo politico.
Opposizione:
Maggioranza:
De Magistris risponde via Twitter: “Guai a quella società che smarrisce umorismo ed auto-umorismo. La sub-cultura berlusconiana ha prodotto anche questo: la fine dell’ironia“.
Mi chiedo dove finiscano imbarazzo e vergogna di fronte a un Premier che porta squadre di puttane a Palazzo Grazioli, di modo che possano ammirare il lettone di Putin e visionare i video dei suoi grandi successi (tutto vero, of course). O piuttosto quando Silvio commenta sulla abbronzatura di Obama e consorte, o sulla intelligenza e bellezza di Rosy Bindi. La realtà è che Berlusconi è terrorizzato dall’ironia, e lo testimoniano i suoi numerosi contenziosi con gli autori di satira, come Luttazzi e la Guzzanti, e con trasmissioni come Blob.
Questo perchè essendo un esperto di comunicazione è il primo a sapere che far ridere vuol dire bucare lo schermo, e ferire laddove fa davvero male, nei voti e nei consensi.
Luigi De Magistris è il primo politico italiano ad aver ridicolizzato i vizi e le idiosincrasie di Berlusconi. E l’enorme risposta di fuoco al suo attacco non è certo casuale…
Chiosa finale del Corriere della Sera, per voce del blog di Gianna Fregonara e Maria Teresa Meli. “Chi glielo spiega che dicendo queste cose non fa altro che garantire a Berlusconi lunga vita (politica, ovviamente) tra Arcore e Roma?”.
Strano, mi sembrava che Berlusconi avesse già avuto garantita una lunghissima vita politica. E da ben altri soggetti…
Alla fine tutto torna: Napolitano 84 anni, Berlusconi 73. Curiosa coincidenza: De Magistris 42.
“Giovani”, eh?
Torniamo pure tranquillamente a ridere per non piangere…
Una manifestazione supportata da un partito che viaggia intorno al 10% di consensi viene relegata in una piazza secondaria di Roma, e completamente ignorata da tutti i media. Nemmeno un accenno, un richiamo, o anche solo qualche riga della versione online dei quotidiani ci ha avvisati della sua esistenza.
Nulla del tutto. E sparire è un po’ morire, come ben sapevano sia Falcone che Borsellino.
Del resto la nostra storia insegna: è sempre così, mentre la gente si gira dall’altra parte senza troppo disturbo e rumore, che la giustizia si spegne.
AGGIORNAMENTO: i quotidiani web si sono finalmente svegliati, strano ma vero a manifestazione conclusa. Centrando in pieno il cuore della protesta e della questione le versioni web del Corriere e della Repubblica hanno titolato “Di Pietro attacca Napolitano“. Uno sfoggio di imparzialità e una ideale ciliegina sulla torta alla serie di eventi culminati nella protesta di Piazza Farnese.
Immediata e festosa la reazione del mondo politico, dove da tutti i lati arrivano le pressioni su Veltroni per mettere fine al più presto alla dissennata alleanza con Italia dei Valori.
A suo tempo, alcuni mesi fa, il capogruppo al senato del PDL Gasparri ebbe modo di dire che il Consiglio Superiore della Magistratura, presieduto per legge proprio da Napolitano, era una cloaca.
Di Pietro (e virgoletto, perchè è testuale) invece ha detto: “Presidente Napolitano, possiamo permetterci di accogliere in questa piazza chi non è d’accordo con alcuni suoi silenzi? A Lei che dovrebbe essere arbitro, possiamo dire che a volte il suo giudizio ci appare poco da arbitro e poco da terzo?”.
Così è, se vi pare.

Gabriella Nuzzi, uno dei pubblici ministeri recentemente ed illegittimamente trasferiti dalla procura di Salerno, si è dimessa dall’Associazione Nazionale Magistrati con una lettera al presidente Palamara. Pubblico integralmente:
Alla Associazione Nazionale Magistrati – Roma
“Signor Presidente,
Le comunico, con questa mia, l’irrevocabile decisione di lasciare l’Associazione Nazionale Magistrati.
Il plauso da Lei pubblicamente reso all’ingiustizia subita, per mano politica, da noi Magistrati della Procura della Repubblica di Salerno è per me insopportabilmente oltraggioso.
Oltraggioso per la mia dignità di Persona e di essere Magistrato.
Sono stata, nel generale vile silenzio, pubblicamente ingiuriata; incolpata di ignoranza, negligenza, spregiudicatezza, assenza del senso delle istituzioni; infine, allontanata dalla mia sede e privata delle funzioni inquirenti, così, in un battito di ciglia, sulla base del nulla giuridico e di un processo sommario.
Per bocca sua e dei suoi amici e colleghi, la posizione dell’Associazione era già nota, sin dall’inizio.
Quale la colpa? Avere, contrariamente alla profusa apparenza, doverosamente adottato ed eseguito atti giudiziari legittimi e necessari, tali ritenuti nelle sedi giurisdizionali competenti.
Avere risposto ad istanze di verità e di giustizia. Avere accertato una sconcertante realtà che, però, doveva rimanere occultata.
Né lei, né alcuno dei componenti dell’associazione che oggi degnamente rappresenta ha sentito l’esigenza di capire e spiegare ciò che è davvero accaduto, la gravità e drammaticità di una vicenda che chiama a riflessioni profonde l’intera Magistratura, sul suo passato, su ciò che è, sul suo futuro; e non certo nell’interesse personale del singolo o del suo sponsor associativo, ma in forza di una superiore ragione ideale, che è – o dovrebbe essere – costantemente e perennemente viva nella coscienza di ogni Magistrato: la ricerca della verità.
Più facile far finta di credere alla menzogna: il conflitto, la guerra tra Procure, la isolata follia di “schegge impazzite”.
Il disordine desta scandalo: immediatamente va sedato e severamente punito.
Il popolo saprà che è giusto così.
E il sacrificio di pochi varrà la Ragion di Stato.
L’Associazione non intende entrare nel merito. Chiuso.
Nel dolore di questi giorni, Signor Presidente, il mio pensiero corre alle solenni parole che da Lei (secondo quanto riportato dalla stampa) sarebbero state pubblicamente pronunciate pochi attimi dopo l’esemplare “condanna”: “Il sistema dimostra di avere gli anticorpi”.
Dunque, il sistema, ancora una volta, ha dimostrato di saper funzionare.
Mi chiedo, allora, inquieta, a quale “sistema” Lei faccia riferimento.
Quale il “sistema” di cui si sente così orgogliosamente rappresentante e garante.
Un “sistema” che non è in grado di assicurare l’osservanza minima delle regole del vivere civile, l’applicazione e l’esecuzione delle pene?
Un “sistema” in cui vana è resa anche l’affermazione giurisdizionale dei fondamentali diritti dell’essere umano; ove le istanze dei più deboli sono oppresse e calpestato il dolore di chi ancora piange le vittime di sangue?
Un “sistema” in cui l’impegno e il sacrificio silente dei singoli è schiacciato dal peso di una macchina infernale, dagli ingranaggi vetusti ed ormai irrimediabilmente inceppati?
Un “sistema” asservito agli interessi del potere, nel quale è più conveniente rinchiudere la verità in polverosi cassetti e continuare a costellare la carriera di brillanti successi?
Mi dica, Signor Presidente, quali sarebbero gli anticorpi che esso è in grado di generare? Punizioni esemplari a chi è ligio e coraggioso e impunità a chi palesemente delinque?
E quali i virus?
E mi spieghi, ancora, quale sarebbe “il modello di magistrato adeguato al ruolo costituzionale e alla rilevanza degli interessi coinvolti dall’esercizio della giurisdizione” che l’Associazione intenderebbe promuovere?
Ora, il “sistema” che io vedo non è affatto in grado di saper funzionare.
Al contrario, esso è malato, moribondo, affetto da un cancro incurabile, che lo condurrà inesorabilmente alla morte.
E io non voglio farne parte, perché sono viva e voglio costruire qualcosa di buono per i nostri figli.
Ho giurato fedeltà al solo Ordine Giudiziario e allo Stato della Repubblica Italiana.
La repentina violenza con la quale, in risposta ad un gradimento politico, si è sommariamente decisa la privazione delle funzioni inquirenti e l’allontanamento da inchieste in pieno svolgimento nei confronti di Magistrati che hanno solo adempiuto ai propri doveri, rende, francamente, assai sconcertanti i vostri stanchi e vuoti proclami, ormai recitati solo a voi stessi, come in uno specchio spaccato.
Mentre siete distratti dalla visione di qualche accattivante miraggio, faccio un fischio e vi dico che qui sono in gioco i principi dell’autonomia e dell’indipendenza della Giurisdizione. Non gli orticelli privati.
Non vale mai la pena calpestare e lasciar calpestare la dignità degli esseri umani.
Per quanto mi riguarda, so che saprò adempiere con la stessa forza, onestà e professionalità anche funzioni diverse da quelle che mi sono state ingiustamente strappate, nel rispetto assoluto, come sempre, dei principi costituzionali, primo tra tutti quello per cui la Legge deve essere eguale per deboli e potenti.
So di avere accanto le coscienze forti e pure di chi ancora oggi, nonostante tutto, crede e combatte quotidianamente per l’affermazione della legalità.
Ed è per essa che continuerò sempre ad amare ed onorare profondamente questo lavoro.
Signor Presidente, continui a rappresentare se stesso e questa Associazione.
Io preferisco rappresentarmi da sola”.
Dott.ssa Gabriella NUZZI
Magistrato

Un aggiornamento rispetto a quanto già segnalato in precedenza, qua e qua. La notizia è stata data frettolosamente, e sta già scomparendo dalle principali fonti di informazione.
Come era facile immaginare tutto è bene quel che finisce bene:
Non credo che la vicenda si sia ancora conclusa, ma per il momento il bilancio è agghiacciante. Il Presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati Luca Palamara commenta con soddisfazione come sia stata data “una risposta sollecita di fronte a una vicenda delicata, una pagina nera per la giustizia”. Ha di che esultare, senza dubbio.
Come già avvenuto nel caso di Luigi De Magistris e Clementina Forleo, il Consiglio Superiore della Magistratura ha massacrato chi ha agito legittimamente, ha massacrato delle inchieste fondamentali, e ha massacrato e stuprato per l’ennesima volta la miserabile parvenza di Giustizia che ancora rimane nel nostro Paese.
Al di là di ogni altra considerazione il segnale è chiarissimo: l’Italia sta perdendo i suoi ultimi anticorpi. Presto, con la complicità della fase economica tremenda, il cancro che ci corrode e ci condanna ad essere comandati da una classe dirigente cieca ed incapace avrà il suo naturale decorso.
Il futuro che ci aspetta sembra sempre più oscuro e ignoto…

In un minuscolo trafiletto di cronaca locale si legge come il Tribunale del Riesame abbia respinto l’istanza di Antonio Saladino contro il provvedimento di sequestro operato il mese scorso dalla procura di Salerno. Provvedimento che è, come ovvio, identico a quello utilizzato per sequestrare le carte tenute in ostaggio dalla procura di Catanzaro.
Fatta eccezione per l’ennesimo, surreale, intervento di Marco Travaglio non c’è traccia dell’avvenimento nè sulla stampa nazionale nè sulla televisione.
La notizia ha una “certa rilevanza”, per usare un eufemismo. Specie se si prendono in considerazione le parole del ministro Alfano, che pochi giorni fa affermava come i magistrati di Salerno avessero agito con ‘spregiudicatezza’, ‘assoluta mancanza di equilibrio’, dimostrando una ‘assenza del senso delle istituzioni e del rispetto dell’ordine giudiziario’.
Alfano critica il provvedimento di sequestro nel merito, andando ad operare una pericolosissima ed inedita intrusione politica nel potere giudiziario. Secondo le parole dello stesso Travaglio per un gesto molto meno invasivo da parte del Senato, nel 2001 la giunta dell’Associazione Nazionale Magistrati si dimise in blocco. Al Ministero della Giustizia dell’epoca, naturalmente, dettava legge un altro peso massimo selezionato dal premier Berlusconi: il leghista Roberto Castelli.
Vale la pena di ricordare come nel nostro paese i poteri siano separati, e non sia data nè alla poltica nè ad alcuno la facoltà di criticare nel merito una questione giudiziaria. A poter discutere il merito del provvedimento di sequestro ritenuto ingiusto, infatti, era solo ed unicamente il Tribunale del Riesame. Al quale, giustamente, Saladino e diversi degli altri soggetti coinvolti nell’indagine si sono rivolti.
I giornali e le televisioni concedono pagine e pagine del tutto acritiche e mancanti di equilibrio alle clamorose richieste del ministro Alfano. Un uomo che agisce, lui davvero, in assenza del senso delle istituzioni e del rispetto dell’ordine giudiziario. Un uomo che tenta di dare una ulteriore e violentissima spallata alla giustizia di questo paese, per poi finire sbugiardato dalle decisioni dell’unica sede competente. Nonostante il clima infernale e le pressioni violentissime il provvedimento di Salerno è e rimane agli atti del tutto legittimo, eppure nessuno si disturba ad informare l’opinione pubblica della cosa.
In America per una cosa del genere Alfano sarebbe costretto alle dimissioni. In Italia attendiamo con ansia di sapere cosa delibererà la sezione disciplinare del CSM, chiamata all’arduo compito di condannare procuratori e pm “colpevoli” di avere emesso delle ordinanze giudicate ineccepibili dalle sedi competenti.
Una piccola aggiunta: ricevo nei commenti e pubblico molto volentieri il link a una raccolta di documenti “scomparsi” che testimoniano in maniera diretta come e quanto la procura di Salerno sia vittima di una aggressione fuori da ogni logica e da ogni regolamento democratico. Grazie per la segnalazione a Nanni64!