Lunedì Nero
11 luglio 2011
La Borsa di Milano apre al -4%, dopo aver già vissuto una chiusura difficile venerdì scorso.
Sapevo che qualcosa del genere prima o poi sarebbe successo, ma vederlo succedere in tempo reale fa comunque un certo effetto. E’ ancora presto per dire se siamo di fronte a qualcosa di davvero grosso, o se si tratti solo dell’ennesimo campanello d’allarme. Forse è una via di mezzo, stile sirena del Titanic. Del resto se le cose virano al nero e il tappo salta l’Italia sarà l’epicentro di qualcosa di enorme: il botto greco fa molta paura ai mercati, ma l’ipotesi di un default italiano è semplicemente insostenibile. Trasforma il passo che separa la sirena da un “si salvi chi può” a livello mondiale in un fugace battito di ciglia.
Non so di preciso cosa pensare riguardo all’infinita follia, nostrana ed internazionale, che ci ha portato dove siamo oggi. Non so cosa pensare dei referendum disaccorpati dalle elezioni (350 milioni), di Alitalia svenduta (3 miliardi), della RAI fatta a pezzi (incalcolabile), e di tanti piccoli e grandi crimini di questi ultimi anni.
Quindi almeno per oggi non penserò niente. Ci vuole pazienza, per fare politica. Tanto abbiamo un sacco di tempo, no?
Eppur si muove…
14 febbraio 2011
Silvio non ha abbastanza numeri.
Nonostante la risicata maggioranza assoluta rimane sotto in un paio di commissioni chiave (bilancio e federalismo), e soprattutto non è in grado di affrontare la normale attività di aula.
Non è pensabile che i deputati facenti parte a vario titolo del Governo riescano ad essere sempre presenti, ragione per cui nel dibattito sui disegni di legge l’opposizione può mandare sotto la maggioranza a suo piacimento. Cioè può “sporcare” tutti i provvedimenti che passano in aula, e compromettere il loro iter in maniera irrimediabile.
Il risultato è semplice: non si fanno nuove leggi. Il parlamento di fatto è bloccato dal novembre dell’anno scorso, con scarse prospettive di movimento futuro.
Non tutti se ne rendono conto, ma tenere Berlusconi ci costa parecchio. Il regno del degno compare Bettino è valso una cambiale da circa 20 punti di rapporto debito/PIL, e il conto finale dell’era Silvio rischia di diventare grossomodo analogo…

Citazione d’obbligo per Mr Gordon Gekko, da Wall Street 2 di Oliver Stone.
Torniamo a parlare di economia sulle pagine del blog. La vecchia Europa sta guardando con preoccupazione l’evolversi dei conti pubblici di Irlanda e Portogallo. Inutile segnalare come non sia un bel vedere, dal momento che in entrambi i casi il crac finale sembra essere alle porte, e l’unica speranza di salvezza consiste in un prepotente intervento di ricapitalizzazione dall’esterno.
Da parte di chi, di preciso? Secondo la malvagia e perversa ironia degli accordi UE a garantire la sopravvivvenza della verde Irlanda c’è anche l’Italia, attualmente esposta per una quota di 74 miliardi sui 440 totali del cosidetto “Fondo di copertura per l’Eurozona”. Quello nato dopo la crisi greca, e destinato a scomparire come una goccia nel mare non appena si dovesse aggiungere al tracollo ellenico quello di qualche stato di dimensioni e PIL un filino maggiore. Ad esempio la Spagna, congiunturalmente già data per spacciata entro un paio d’anni, o il nostro bel paese…
Ma rimaniamo in Irlanda. La richiesta è intorno ai 90 miliardi, e se le proporzioni non sono una opinione ne risulta che almeno una quindicina dovrebbero uscire dalle esangui casse nostrane. Inutile dire che siamo al ridicolo: per tappare un buco si apre una voragine. Anche perchè l’Italia ha già serie difficoltà nel vendere i propri titoli di stato e nel coprire il proprio, di debito. Pochi giorni fa sull’onda delle notizie di una crisi di governo lo spread btp-bund, e cioè la distanza fra i nostri titoli di stato e i blindatissimi bund tedeschi ha raggiunto il suo massimo intorno ai 180-190 punti base. Potrebbe andar peggio, ma di sicuro non va affatto bene. Per capire la proporzione nel 2008, subito dopo la caduta del governo Prodi, toccavamo il record di allora con uno spread di 40 punti base. Lo spread attuale fra l’Irlanda in crollo e la Germania è di oltre 600 punti base, mentre quello Portoghese vale circa 450.
Tirando le somme? Peggiorerà. Non piace a nessuno fare la cassandra, ma lo stato delle borse e dell’economia mondiale continua ad essere preoccupante. Per due motivi:
- Tutto funziona esattamente come prima del crac. Il dow jones vola oltre quota 11.000 apprestandosi a tornare ai fasti pre-crisi, ma la disoccupazione è alle stelle e diversi dei fondamentali indicano un futuro tetro. Siamo di nuovo di fronte a una enorme bolla finanziaria: la ricchezza che traina la crescita americana non è reale. Non si poggia su nulla di concreto, è la ricchezza di Wall Street. Nel frattempo il cittadino comune, il consumatore, continua a camminare su una Main Street in miseria, e non si sente esattamente incoraggiato a trainare la risalita.
- L’Europa è troppo debole di fronte alle enormi speculazioni monetarie in corso. Non può applicare una politica comune a causa delle differenze sostanziali fra le economie dei paesi membri, ed è vincolata dal rigido patto di stabilità a mantenere l’inflazione bassa. Tradotto vuol dire che mentre tutti tentano di deprezzare la propria moneta pur di restare a galla, gli americani facendo stampare nuova valuta alla FED, e i cinesi mantenendo bassi i tassi di cambio del renminbi, l’Europa può solo stare a guardare sperando che la tempesta passi.
In una situazione del genere la coesione dell’area Euro è a forte rischio, e non a caso diverse voci autorevolissime (Juncker, Van Rompuy) lo stanno già segnalando. La UE potrebbe rinunciare a salvare dei paesi membri in crisi, ed estrometterli per permettere loro di formalizzare il fallimento con un crac in stile argentino. Stiamo quindi parlando di interi stati destinati a diventare insolventi a livello di debito pubblico. Se si tratta della Grecia, dell’Islanda, o dell’Irlanda poco male. Se la caveranno, no? Sono problemi loro. Ma attenzione: in un mercato globale se un tassello del domino di dimensioni più rilevanti crolla, rischia di venire giù l’intero edificio. È il “global meltdown”. Quello di cui si era parlato a più riprese durante le fasi acute della crisi.
Presto altre amministrazioni ed altri tavoli oltre a quello USA si troveranno a dover fronteggiare la questione di cosa sia e cosa non sia “too big to fail”. Ragioneranno nella stessa maniera? Si riuscirà all’infinito a coprire i debitori insolventi? Difficile crederlo.
Se la situazione congiunturale non migliora in maniera netta nel prossimo anno è quasi certo che ci troveremo di fronte a molte micce capaci di innescare la “double-dip recession”. Una crisi a W, con due picchi negativi. E l’appuntamento col destino, e cioè con i limiti e le idiosincrasie del nostro attuale sistema economico sarà stato solo rimandato. Come dice Mr Gekko siamo solo all’inizio. Sarà la prossima bolla speculativa la cosiddetta “Big One”. Quella esplosione cambriana del sistema economico che abbatterà definitivamente, e una volta per tutte, le utopie del XX secolo.
Ugly times ugly…
Mara o non Mara?
22 novembre 2010
Il destino del governo è in forse e con ogni probabilità anche quello del PdL.
I finiani hanno aperto proprio oggi la controversia sul simbolo, attesa da tempo da tutti gli addetti ai lavori. All’atto della costituzione del nuovo partito, infatti, l’emblema e i documenti erano stati depositati da Berlusconi e Fini in qualità di cofondatori. E non è difficile immaginare come la cosa possa costituire un problema legale di un certo rilievo.
Nel frattempo ha del clamoroso la dichiarazione di dimissioni da parte del Ministro delle Pari Opportunità Mara Carfagna, in rotta con il monopolio di Cosentino e dei suoi uomini sul PdL campano. È abbastanza divertente leggere giornali che ebbero parole di fuoco nei confronti della ex soubrette spendersi in elogi e attestati di stima per la nuova Mara, “pasionaria”, combattente, orgogliosa del suo profilo da statista e della sua indipendenza intellettuale.
Chi l’avrebbe mai detto, quando di Mara si parlava più che altro per le intercettazioni fantasma citate dal quotidiano argentino “El Clarin” (quelle di cui si perse traccia dopo la ridicola archiviazione del caso Saccà), e le chiacchere e le malignità sulla sua nomina si sprecavano? Eppure tutto cambia in fretta, in politica. O volendo anche niente. Dopotutto ha una sua linearità che dopo anni di asse Carfagna-Berlusconi il problema interno del PdL si sia scatenato sulla foto galeotta scattata da Alessandra Mussolini al duo Carfagna-Bocchino.
Lapidario il Senatore Paolo Guzzanti: “la Carfagna è solo un prodotto della cosiddetta mignottocrazia“.
Chissà. Ma se allo stato attuale delle cose Berlusconi (e lo conosciamo, Berlusconi) preferisce un imputato per reati di camorra sotto provvedimento di arresto invece di una donna bellissima, a che punto ci siamo ridotti?
È proprio crisi…
Incanta laggente, incanta li serpenti…
17 novembre 2010Prima di qualunque altra cosa: novanta minuti di applausi alla signora Annarella, l’idolo vivente che potete ammirare qui sopra alle prese con l’onorevole Anna Maria Bernini (PdL).
E adesso veniamo a noi. Dopo un’altra assenza (il vostro affezionatissimo ha conquistato il Canada, e oltre a visitare Toronto, il Niagara, ed altre amene località, ha controllato di persona che sua sorella maggiore fosse ancora viva e in buona salute) riprende il normale corso delle trasmissioni qui sul blog. L’annunciatissima crisi di governo, di cui parlavamo su queste pagine già da più di un anno, è attesa per il 14 dicembre. Una sorta di giorno del giudizio nel quale si esprimeranno contemporaneamente la Camera e il Senato sulla fiducia al Governo, e la Consulta in merito allo scudo SalvaSilvio, meglio conosciuto come (il)legittimo impedimento.
Diversi amici mi hanno chiesto qualche riflessione sul futuro politico a cui andiamo incontro. La verità è che il momento è fluido, e ogni previsione difficilissima. La mia impressione, peraltro abbastanza diffusa, è che si produrrà uno stallo nel quale Berlusconi manterrà il controllo del Senato, ma non quello della Camera. Il risultato sarà un tira e molla di alcuni mesi che ci porterà alle elezioni a Marzo, senza la possibilità di cambiare la legge elettorale.
Con l’attuale legge in vigore l’ipotesi più credibile è che si sviluppino tre poli: uno di centro (Casini + Fini + MPA + fuoriusciti vari), uno riformista (PD + IdV + SeL), e uno di destra (Lega + PdL). Alla Camera avrebbe larga maggioranza la coalizione vincente, mentre al Senato è quasi certo che per governare non si potrà prescindere dall’intesa con il nuovo soggetto di centro. Un accordo del genere coinvolgerà il nome del premier, che difficilmente sarà uno di quelli indicati in anticipo dalle tre coalizioni. Andiamo incontro a una premiership delegittimata fin dal primo giorno di governo, e ad un altro prolungato periodo di instabilità. La prossima legislatura sarà ancora una volta di transizione prima che di riforme, e non potrà permettersi di stravolgere gli equilibri e i nodi irrisolti del paese.
Nel frattempo la situazione economica continua a peggiorare, e Irlanda e Portogallo ci ricordano come il baratro sia appena a un passo da noi.
Ci sarà tempo nei prossimi giorni per qualche riflessione sul tema, mentre per un commento sulla situazione globale e sulla clamorosa sconfitta dei democratici di Obama alle elezioni di mid-term è già in preparazione il terzo appuntamento con il tradizionale post “State of The Union” di fine anno (qui le edizioni 2009 e 2008). Ne sentirete delle belle, dal momento che la crisi globale non è finita, e per molti versi non è ancora nemmeno cominciata. Si intravedono le avvisaglie di un futuro cupissimo: l’area euro che si sgretola implodendo, una nuova stagione di protezionismo, e una guerra fredda economica sull’asse USA – Cina, combattuta con bombe nucleari a forma di progressive svalutazioni della propria moneta.
Troppo complicato, e troppo poco spazio per spiegarsi a dovere: ne riparleremo. Vi lascio piuttosto con qualcosa di ben più semplice da denunciare e da capire.
Secondo il Fondo Monetario Internazionale, fatta eccezione per la terremotata Haiti, l’Italia è il peggior paese al mondo (!) a livello di crescita su base decennale. Nessuno ha fatto male quanto noi nel periodo 2000-2010. Tanto basterebbe a far sotterrare dalla vergogna qualunque classe dirigente. Purtoppo, come ben noto, la nostra fa sempre eccezione. “Incanta laggente, incanta li serpenti…”
Ultimi degli ultimi, governati dai peggiori dei peggiori. Finirà mai? Non senza una, dieci, cento Annarelle, e non senza il vostro voto e le vostre preferenze. Diversamente la crisi della Seconda Repubblica si risolverà come quella della Prima: una metamorfosi di forme, simboli e colori, che lascerà immutati i nomi e le facce. Non fatevi ingannare dal “finto nuovo”: Fini è in politica dal 1977, Vendola dal 1985, Bersani da ben prima, Berlusconi non è altro che la prosecuzione del finto “socialismo” alla Craxi, e così via. Il cambiamento che stiamo aspettando non arriverà mai da fuori, o da solo: saremo sempre e solo noi…

Il Dow Jones è sceso nuovamente sotto la soglia psicologica di 10.000
Dopo mesi di cauto ottimismo i dati sul mercato immobiliare americano (due volte peggiori rispetto alle tetre previsioni degli analisti) hanno dato un duro colpo alle aspettative di ripresa. L’indice finanziario più famoso del mondo è tornato a volgere verso il ribasso. Insieme a lui buona parte delle speranze dei democratici di contenere l’annunciata debacle alle imminenti elezioni di mid-term.
Purtroppo il quadro non è cambiato rispetto alle analisi fatte durante le fasi acute della crisi. L’amministrazione Obama non ha prodotto significative modifiche alle regolamentazioni del mercato finanziario, le banche continuano ad operare e speculare in maniera selvaggia, e molti paesi strutturalmente deboli vedono sempre più da vicino il rischio di default, e quello di un pericolosissimo effetto domino. La maggior parte degli analisti sta tornando ad allinearsi alle posizioni della Cassandra moderna, Nouriel Roubini, che già da tempo parlava di crisi a W e di “sucker’s rally” per descrivere il periodo di ripresa delle borse.
Abbiamo avuto alcuni mesi di pausa, e tempo per una lunga boccata di ossigeno.
Ma tutto sembra suggerire che presto l’economia in apnea tornerà a monopolizzare la scena mondiale, e le pagine di questo blog. Nell’attesa, buon weekend a tutti!















