Buongiorno a tutti.
Mi chiamo Mauro Buti, ho 28 anni e sono un ingegnere delle telecomunicazioni. Ho studiato al Politecnico qua a Milano. Sempre a Milano ho fatto il dottorato di ricerca nello stesso settore e adesso lavoro in università.
Mi è stato chiesto di parlare di cosa sia Internet e di cosa possa rappresentare per il partito e in particolar modo per la città di Milano. Lo faccio volentieri, ed è un onore, perché la Rete è stata la mia più enorme passione a partire dagli anni 90 e dai tempi delle BBS, e perché la Rete intesa come media e la visione che ho a riguardo rappresentano il senso stesso della mia iscrizione al partito.
Ringrazio pertanto la senatrice Carlino, Riccardo Martucci e tutti coloro che da questa visione si sono lasciati affascinare al punto d’invitarmi a parlarne oggi, per renderne partecipi anche voi.
Purtroppo non posso spiegarvi in pochi minuti in quante incredibili maniere si possa utilizzare un media innovativo e nuovissimo come la Rete per fare politica. Posso però cercare di farvi capire cosa rappresenti la Rete e quale incredibile potenza sociale e politica si possa sprigionare dall’utilizzo ragionato e consapevole di un mezzo tecnologico rivoluzionario, sia nell’ottica cittadina che nell’ottica delle battaglie che il partito si promette di combattere a livello nazionale.
La parola “rivoluzione” non la utilizzo a caso. Abbiamo tutti studiato a scuola le rivoluzioni più famose, i momenti storici durante i quali una serie di forze e di sinergie convergono tutte insieme per produrre un cambiamento abnorme in tempi brevissimi. Le rivoluzioni esistono. Arrivano, semplicemente, il più delle volte inattese e incomprese, e stravolgono tutto. Lo insegna la storia.
In Italia noi non crediamo più molto nella forza e nella possibilità di un cambiamento. Siamo prigionieri di quello che possiamo definire uno “status quo”, un sistema di potere blindato e inamovibile, lobbistico, che è del tutto refrattario al concetto stesso di innovarsi e di aprirsi alle idee nuove, e in particolar modo ai più giovani.
Allora vi voglio raccontare una storia, in questi pochi minuti. La voglio raccontare in particolar modo ai giovani che sono presenti in sala e a tutti quelli che credono che i giovani in questi anni siano stati per lo più ignorati dalla politica e dalle classi dirigenti e che anche questo sia uno dei motivi per cui le cose non vanno più molto bene.
Vi voglio raccontare la storia della più grande rivoluzione tecnologica che la memoria d’uomo ricordi, che è stata la rivoluzione industriale. Intorno alla fine del 1700 e agli inizi del 1800 compare nel mondo occidentale la “macchina a vapore”. Guardata inizialmente con sospetto e poi con crescente entusiasmo, la macchina a vapore spazza letteralmente via tutti i settori economici in cui viene messa a fare a concorrenza. Annienta inizialmente il mercato tessile e i telai a mano, quindi si sposta ed amplia il suo raggio d’azione mano a mano che la comprensione del potenziale innescato con una semplice invenzione si fa più ampia e si applica lo stesso concetto rivoluzionario ai contesti più disparati. Nascono i trasporti e le industrie moderne. Cambia la nostra maniera di concepire grandi temi come l’economia, il commercio. Cambia anche la vita di tutti i giorni, nelle piccole cose.
Bene, quello che vi voglio dire, e ve lo voglio dire come accademico e come studioso di telecomunicazioni, oltre che come grande appassionato, è che la potenza del mezzo Internet è tanta e tale che produrrà una rivoluzione tecnologica del tutto analoga, solo in una versione più “nuova e moderna”.
Non ci credete? E allora lasciatemi continuare la mia storia.
Lasciatemi raccontare come un nuovo media, un mezzo di comunicazione alternativo che nasce quasi in sordina, travolga in pochi anni tutti i settori economici nei quali è più naturalmente portato a fare concorrenza. Porta ad una netta crisi e a una flessione enorme il mercato discografico proprio mentre stava conoscendo la sua massima espansione, perché dall’oggi al domani non è più tempo di comprare i cd visto che “si ascoltano i file mp3”.
Porta ad una crisi feroce l’editoria tradizionale, i giornali. Cambia il concetto stesso di come si possa e si debba fare informazione. Cambia anche il nostro modo di comunicare e le spese che associamo alla nostra esigenza di comunicare, stravolgendo il mercato della telefonia. Perché una lettera cartacea che “costa e arriva forse e tardi”, quando la e-mail è “gratis e subito”? Perché chiamare in brasile a un euro al minuto, quando “usando Internet” è gratis o si spende come con una urbana?
Allora chiudeteli, gli occhi, e provate con me ad avere una visione e a sognare un pochino. Anche solo per cambiare un po’ la solita solfa, visto che in questo paese sembra che sognare sia diventato un reato. Credete davvero che sia tutto qua?
Non è tutto qua. Questo è solo l’inizio. La superficie dell’iceberg. La lotta della macchina a vapore contro i telai ,perché i telai sono l’applicazione più immediata e naturale di un concetto abnorme. Ma domani? Cosa ci aspetta domani?
Domani il mezzo sarà acquisito a livello concettuale. La sua incredibile potenza nel tagliare i costi, i tempi e nel facilitare la comunicazione e i contatti sarà chiara. Ci saranno infinite altre applicazioni. Il limite saranno solo la fantasia e le intuizioni dei singoli. La visione che precorre i tempi. Cioè il terreno di lotta dove i giovani e la loro capacità di sognare e di vedere lontano diventano fondamentali. Un terreno di lotta nuovo grazie al quale i giovani potranno riconquistare un posto e uno spazio nella società e nelle classi dirigenti. Ma non per una questione “alta, filosofica e concettuale”, quanto piuttosto per la questione “pratica, gretta, banale e terribilmente reale” di dover gestire al meglio un media e a un mondo che non sono più “statici”, ma diventano dinamici e terribilmente rapidi come normalmente accade durante una rivoluzione.
E la politica, in tutto questo? Internet ha dentro di se la possibilità di cambiare la maniera stessa in cui noi intendiamo l’azione politica e di stravolgere completamente equilibri dati per scontati da anni. Un uso visionario del media, che precorra i tempi e obblighi gli avversari a correre e ad inseguire, potrebbe portare il partito oltre ogni più rosea aspettativa. Potrebbe rendere realtà anche i sogni più incredibili, perché tutto è possibile e tutto cambia velocissimo quando c’è una rivoluzione in corso.
Non ci credete? Allora lasciatemi raccontare una ultima storia, e con questa mi accomiato e mi scuso se vi ho rubato troppo tempo. È la storia di un uomo di colore, un nero, che vive in un paese storicamente difficile per chi ha la pelle nera. Negli Stati Uniti D’America, il paese dove esiste “l’effetto Bradley”, e cioè dove la gente per non sembrare razzista non dice apertamente ai sondaggi di non voler votare per un nero, ma poi non lo vota nell’urna, e apparenti vittorie annunciate si trasformano in cocenti sconfitte. Questo uomo è poco più di un signor nessuno. E’ un senatore democratico, e si chiama Barack Obama. Compete nelle primarie del suo partito, contro una macchina politica oliata ed abnormemente più famosa di lui come quella della famiglia Clinton. Risale la china e i sondaggi che lo danno come uno sconfitto annunciato, pronunciando parole magiche sullo stile di “innovazione”, “nuovi media”, “nuova politica”, “spazio al nuovo e ai giovani”. Risale, e le vince le primarie. In molti pensano che non vincerà solo quelle, e che presto sarà il nuovo presidente degli Stati Uniti D’America.
Come pensate che sia stato possibile fare qualcosa di così politicamente incredibile? Beh, ho seguito le primarie e le elezioni americane con un certo interesse, e crediateci o no ma la forza bruta che ha sostenuto il miracolo politico era tutta appoggiata sul mezzo tecnologico di cui vi ho parlato fino ad adesso.
Un mezzo tecnologico che è stato profondamente compreso dai creatori della campagna di Obama,e poi sfruttato in maniera visionaria come una leva, precorrendo i tempi e cavalcando una rivoluzione che è ancora tutta in divenire, ma che sta comunque arrivando, come possiamo percepire in tutti i settori.
Nella politica. Nell’economia e nei suoi disastri odierni. Nella musica. Nell’informazione. Nelle comunicazioni… Ovunque, tutto intorno a noi, nelle grandi e piccole cose.
Obama vince le primarie democratiche perché si rende conto che le cose stanno cambiando e dice che cambierà la politica per affrontarle. Dice che saranno i giovani, così come lui è giovane, a proporre un nuovo modo di fare le stesse cose. Mutua tutto il suo messaggio e le sue politiche da quelle che sono le caratteristiche fondative del mezzo tecnologico Internet. Quello stesso mezzo su cui si appoggia la rivoluzione, il momento iniziale di rivoluzione, che è poi il concetto stesso che lui cavalca facendosi spingere, volando e rendendo possibile la sua presenza in quel posto e in quel momento.
Allora concludo e nel farlo mi rivolgo in particolar modo ai giovani presenti in aula.
È vero o non è vero che due ragazzi, più o meno della nostra età, possono chiudersi in un garage e vedere? Vedere oltre, più lontano di tutti, capire e intuire, creare partendo dal loro sogno ad occhi aperti il più grande colosso economico dell’ultimo decennio? È vero. Questo colosso si chiama Google. Ed è con Internet. È su Internet.
È vero o non è vero che un politico, un giovane senatore nero, può cavalcare una visione e sconfiggere forze politiche più consolidate, meglio piazzate e apparentemente imbattibili? Solo facendosi forza dell’energia che si sprigiona da un media che ha dentro il suo DNA l’ idea del cambiamento. È vero. Ed è con Internet. È su Internet.
Se è vero tutto questo, ed è vero, allora è vero anche che in un partito che si propone di offrire una alternativa possibile sono i giovani a dover offrire la visione che accompagni questa alternativa possibile. La visione di qualcosa di diverso e più grande che appare chiaro anche solo ai nostri occhi. Sono i giovani che devono credere per primi a un partito più grande, in grado di conquistare numeri importantissimi e di cambiare realmente le cose in questo paese.
E sarà Internet, la nostra alternativa possibile. Intesa come rivoluzione, come simbolo, come concetto. Come modo differente di fare le stesse cose. Come un modo pratico, concreto, tangibile e reale di crescere e di vincere come partito, attorcigliandoci intorno a un’identità forte che oggi ancora ci manca. A un’ideologia che non è né di destra, né di sinistra, perché è una ideologia bianca. Senza colori. È un’ideologia moderna così come è moderno credere nel progresso, nella tecnologia, nel fatto che un mondo che si muove velocissimo non possa permettersi di relegare le menti più giovani e vivaci a un ruolo secondario e di nessuna importanza.
Io sono qui oggi e chiedo scusa se ho esagerato con le parole e con l’entusiasmo. Perché al di là di ogni parola che si può dire credo fermamente, come accademico e come membro del partito, che intorno al fenomeno della Rete e ai concetti che di quel fenomeno fanno naturalmente parte si possa costruire un cambiamento rivoluzionario. Un cambiamento che riporti i giovani a un ruolo centrale e contemporaneamente il partito a consolidare e incrementare quei numeri che solo pochi mesi fa parevano a tutti un sogno. A Milano, e non solo a Milano, ci sono mille possibilità tecniche di costruire e di crescere. Servono solo delle visioni e delle idee. Serviamo noi.
E non sarà solo un sogno. Se cavalcando l’energia incredibile che si sprigiona dal nuovo Barack Obama può conquistare la presidenza degli Stati Uniti, allora vedendo, capendo, e interagendo con quegli stessi principi i giovani del partito e il partito possono rendere realtà qualunque cosa.
Il senso della mia partecipazione alla vita del partito e del mio sostegno alla senatrice Carlino è tutto in questa visione delle cose. Io credo, credo, credo, credo fortemente come accademico e come membro di Italia dei Valori che il nostro futuro possa partire da qua e da qua andare ovunque.
Grazie a tutti per l’attenzione.
Non so se sono riuscito ad affascinarvi in cinque minuti con la mia strana visione e le mie storie, ma di sicuro se ho potuto raccontarvele è perchè la senatrice Carlino, Riccardo Martucci e tanti altri membri di questa squadra hanno avuto tante volte la pazienza di ascoltarle e la coraggiosa e delirante coerenza di permettermi di proporle qui, oggi.
Ancora grazie a loro, quindi, e grazie a tutti voi se deciderete di sostenere le mie idee e la nostra mozione.














