Mauro Buti

Political & Social Networking…

Meritocrazia…

È una parola che assume un significato particolare quando l’agghiacciante ipocrisia del Sistema Italia ti accomoda oltre frontiera con un arrivederci e una stretta di mano. Magari dopo aver preso la lode e il dottorato in una delle più importanti università del paese.
Tutti dicono che è un peccato, tutti si dispiacciono sinceramente, eppure nessuno sembra voler guardare in faccia il vero motivo per cui le cose stanno così.

A parole sembra tutto semplicissimo. Basta aprire dal basso, e spostare il precariato e la competizione verso l’alto. Se la figura del ricercatore diventasse un punto di base comune a tutti, mentre quella del professore si trasformasse in una posizione precaria da mantenere e confermare, non si stimolerebbe forse il ricambio e la qualità? Il rischio di perdere denaro e privilegi finendo “retrocessi” sarebbe un ottimo incentivo per convincere i baroni a lavorare come si deve.

Invece si fa demagogia parlando di “taglio agli sprechi” quando si colpiscono solo ed esclusivamente i più deboli: i giovani ed i precari. Ma per quale motivo dovrebbe mai andare diversamente? Tutti gli organismi decisionali, in università come in qualunque contesto, sono composti da vecchi. Da persone che hanno già acquisito i massimi privilegi concessi ad una categoria, e tutelano i propri interessi.

Università e ricerca sono finanziati da un ventennio e più sotto media rispetto ai paesi più ricchi dell’occidente. È una delle poche politiche bipartisan che mette sempre tutti d’accordo. Ma vi stupisce davvero che non si investa sul futuro e sul lungo periodo in un paese amministrato da settantenni?

Classi dirigenti cieche e ottuse ci condannano al suicidio pur di mantenere il potere nelle mani di una gerontocrazia. Lo descrisse lucidamente Gibbon secoli fa: laddove governano la vecchiaia, i privilegi, e la corruzione l’unica prospettiva possibile è la decadenza. Accadde per l’impero romano, e accade tale e quale oggi.

La mia molle e precaria generazione non ha saputo lottare contro questa deriva, e ha perso tutto. Ma avrà la sua tremenda rivalsa sulla società colpevole di averla dimenticata. Il prezzo che costa vendere il futuro e guardare in silenzio la nostra sconfitta pigra e indolente di oggi, lo mostreranno in maniera equa gli anni.

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