Mauro Buti

Political & Social Networking…

Buongiorno a tutti.

Se non ci sbagliamo questa è la prima mozione giovani presentata a un congresso regionale della Lombardia e forse una delle prime presentate in generale dal partito. È quindi un onore enorme rappresentarla, un onore del quale vogliamo ringraziare tutti coloro che l’hanno sostenuta, permettendoci di parlare qui, oggi. Grazie di cuore, davvero.

La presentazione della mozione si propone di stimolare il partito e le sue personalità più importanti con una ventata di idee nuove e soprattutto con una prospettiva nuova sul futuro e le sfide che ci attendono. Vi aspetterete qualcosa di visionario ed irrealizzabile come è prassi comune per i giovani, notoriamente poco pratici e poco avvezzi alla politica reale e alla sue meccaniche.

Non sarà così, invece. L’intera mozione, infatti, verte su un’analisi realistica e fredda di quelli che saranno gli scenari politici futuri e su quali siano le occasioni di perdita e di guadagno del partito al loro interno.

Negli ultimi mesi  il Dow Jones, uno dei barometri più conosciuti per l’andamento delle borse americane, ha perso il 40% del suo valore. Dopo aver toccato un picco di oltre 14.000 punti è sceso intorno a quota 8500, dove respira e singhiozza secondo gli andamenti incerti che caratterizzano i momenti immediatamente successivi ad una crisi.

Molto si potrebbe e si dovrebbe parlare dei motivi profondi, delle questioni sistemiche e di principio che hanno portato a questa crisi, ma questo esula dagli scopi della mozione. Quello che importa, invece, è lo scenario politico che si profila in funzione di questi numeri.

Come tutti sappiamo la borsa non è questione di soli numeri che salgono e scendono. La crisi di liquidità enorme per adesso affligge solo entità finanziarie, quelle che sugli andamenti della borsa giocano e speculano la loro ricchezza. Presto però si trasferirà inevitabilmente alle entità industriali.

Se non ci sono soldi liquidi non è più possibile prestarli, e noi viviamo in un paese in cui il sistema industriale è fondato quasi in toto sul debito. La situazione italiana è particolarmente debole perchè, diversamente da altri paesi dell’area Europa e del mondo, l’Italia non ha margine reale per supportare i gruppi che rischiano fallimento. Per farlo infatti occorre emettere liquidità a livello statale, cioè indebitarsi, e questo l’Italia non può farlo a causa del suo abnorme debito pubblico e degli stringenti dettami economici dell’area Europa.

E anche ammesso di poterlo fare, lo stato si indebiterebbe per salvare i grandi gruppi ed evitare l’impatto sociale e politico del loro crollo, ma non potrebbe mai permettersi di venire in aiuto della media e piccola impresa, che pure rappresenta una componente importante della nostra economia.

La aziende falliranno. Tante e senza nessuna pietà. Lo dicono i numeri. Ed è una missione della politica e dell’azione di partito affrontare i numeri con glaciale freddezza.

Le Nazioni Unite hanno rilasciato da poco alcune prime e ottimistiche stime sulle perdite di posti di lavoro previste per il 2009. Venti milioni, concentrati in area Occidente, nei paesi che non hanno molto commercio interno e importano ed esportano molto. Forse due milioni e più solo da noi. Aziende che crollano, ricchezze che scompaiono, persone in strada mentre il collo è stretto fra un costo della vita impossibile, la recessione e magari una rata di mutuo a tassi assassini.

Non serve particolare visione o una sfera di cristallo per capire che scenario politico si prefigura. La presa della attuale maggioranza sui mezzi di informazione diventerà meno utile, in un momento nel quale il disastro è palpabile e reale. Serpeggerà il malcontento e si farà fortissimo il sentimento antipolitico verso quelle che vengono giustamente viste come classi privilegiate. Il consenso del governo cadrà, mentre le opposizioni faranno a gara per addossare sulle politiche fallimentari della maggioranza il peso di una situazione delicatissima.

Ci si può lecitamente attendere, quindi, una mobilità di voti forte. Subito dopo la crisi del ’29 in Europa fecero capolino forze politiche estremiste che non avevano mai raccolto consensi durante i ruggenti anni ’20, preparando il terreno a quella che poi divenne la Seconda Guerra Mondiale. Negli Stati Uniti d’America, dopo un lungo ventennio di dominio repubblicano, tornarono al governo i democratici con il new deal di Roosevelt. E restarono a loro volta al potere per più di due decadi.

In uno scenario del genere un partito piccolo come Italia dei Valori ha la possibilità di crescere in maniera inimmaginabile, così come quella di perdere tutto e sparire da un giorno all’altro. L’aumento di consensi registrato negli ultimi tempi è incoraggiante, ma rappresenta comunque un aumento volubile, pronto ad andare laddove la rabbia che genera un voto di protesta lo porterà. Usiamo il realismo. Quanta porzione dei nostri preziosissimi punti di aumento fuggirebbe in una drammatica emorragia se Beppe Grillo costituisse un movimento politico credibile su base nazionale? Quanti se Veltroni cambiasse la linea politica della sua opposizione, fiutando un cambiamento di vento che non è precisamente difficile da percepire mentre si parla di presidiare con le forze dell’ordine università e scuole, e l’esercito è già un attore in causa per vigilare sulla situazione campana?

La sfida che il partito è chiamato ad affrontare, quindi, è quella di anticipare la direzione in cui spirerà il vento fortissimo della tempesta politica e sociale, e invece di farsi travolgere cavalcarlo, volando fino a raggiungere idealmente qualunque obiettivo. Il problema che è il caso di porsi, quindi, è chi voglia essere il partito mentre la tempesta infuria. Un partito è un insieme di idee. Nel disordine e nella paura della gente quali sono le idee che saranno vincenti e che verranno viste come un barlume di speranza da grandi masse di persone e di voti che versano in un momento di crisi?

Non è difficile immaginarlo perché abbiamo sotto gli occhi un esempio vivente. Esiste forse qualcuno di più improbabile di un nero con un nome vagamente arabeggiante come presidente degli Stati Uniti d’America? Obama aveva tutto contro, a livello di immagine e di opportunità della sua candidatura politica. Eppure è volato lo stesso, lontanissimo e irraggiungibile, perchè ha capito dove e come erano presenti le possibilità di guadagno più grandi, e ha regalato a un popolo in crisi le parole magiche che voleva sentire. “Futuro”. “Modernità”. “Cambiamento”.

La sfida di Italia dei Valori è, nel piccolo, esattamente la stessa.
La politica italiana è marcia. Quasi ovunque, quasi a tutti i livelli. I cittadini la odiano. L’unica possibilità di cavalcare questo odio e di sfruttarlo a proprio vantaggio è quella di proporre attivamente una immagine di politica che sia completamente diversa rispetto a quanto si è visto fino ad oggi. Di fornire ai cittadini dei punti di distanza e di differenza che siano chiarissimi, e che permettano al partito di appropriarsi di quei concetti magici che regalano il consenso nei momenti di crisi. Di assurgere a simbolo stesso di quei concetti.

Le idee che il partito deve portare avanti sono quelle di un cambiamento radicale rispetto al passato. Il partito deve addossare alle altre parti politiche la responsabilità del disastro che tutti toccano con mano, accusandole di non sapersi rinnovare e di ragionare ancora secondo quell’ottica contraria alla modernità e al rinnovamento che è stata la causa unica e sola della situazione vigente.
L’argomentazione è particolarmente affascinante e potente perchè trasuda verità. La crisi economica è figlia dell’avidità, della spregiudicatezza e della assenza di regolamentazioni. È figlia della mancanza di etica. È figlia di una classe dirigente che ha la figura di un vecchio avido che vuole solo accumulare e mantenere il potere e purtroppo non di un giovane pieno di ingenuità e di ideali.

Per incarnare la lotta a tutto questo in un momento di forte instabilità politica e di odio verso le classi dirigenti non basterà la sola pubblicità. Bisognerà essere credibili. Cristallini. Trasparenti. Incarnare in tutti gli aspetti l’identità di un agente di cambiamento innovativo e fortissimo.

Vorremmo invitare l’assemblea a un semplice ragionamento. Pensate a uno scenario politico come quello appena delineato. Pensate a partiti politici che lottano per accaparrarsi l’immagine del cambiamento in modo da sfruttare la crisi a loro vantaggio. Pensate a momenti politici dinamici e rivoluzionari nei quali può cambiare tutto e subito, come durante gli anni di tangentopoli. Pensate al nostro partito che lotta insieme agli altri attori e pensatelo a vendersi come forza di cambiamento in due contesti differenti:

  1. mentre le liste che proponiamo, i candidati, le facce sono sostanzialmente le stesse degli scorsi anni
  2. mentre il partito presenta liste rivoluzionarie. Metà uomini e metà donne. Metà giovani e metà meno giovani. Capilista dalle facce luminose e sorridenti dei ventenni. Cartelloni di propaganda che li mostrano a  fianco degli avversari settantenni. Il tutto mentre il partito strilla e strilla e strilla durante tutta la campagna elettorale che siamo noi e solo noi gli unici ad avere avuto il coraggio di fare una cosa del genere. Che gli altri non lo fanno perchè sono vecchi, sono cattivi, sono ancorati a un modo di fare politica clientelare e chiuso al nuovo. E quindi esattamente loro è la colpa del malessere.

Pensate che il partito prenderebbe gli stessi voti nei due casi? Pensate che farebbe e direbbe le stesse cose?

La differenza di voti fra questi due approcci è la chiave del nostro futuro politico. Rappresenta il tesoro sepolto, quello che può rendere reale qualunque cosa, anche la più assurda. Un po’ come un nero presidente degli Stati Uniti.

Il partito deve prendere delle decisioni che siano profondamente concettuali. Ha davanti a se due vie, sostanzialmente. La prima è di adottare al suo interno una politica conservativa e di mantenimento. E’ una scelta rispettabile, sebbene la mia opinione sia che in questo caso il margine guadagnato in questi mesi si eroderà più o meno velocemente, lasciandoci a sparire in un limbo.

Oppure può rendersi conto che allo stato attuale di cose, per la sua stessa natura e per la natura delle persone che lo sostengono, non può permettersi il lusso di fermarsi. Deve scommettere e scommettere e scommettere. Deve rischiare. Deve guardare negli occhi la tempesta e fare qualcosa che sia talmente audace e diverso da non poter passare inosservato. Qualcosa che renda folle anche la sola idea di associarlo all’immagine stereotipata dall’antipolitica, a quegli “altri” che la gente odierà perchè avranno mandato tutto in malora.

Tutto ciò passa da una linea di principio che sia legata profondissimamente al nuovo, alla speranza, ai giovani e a quello che appassiona e di cui sono esperti i giovani. A Internet, prima di tutto, e a una nuova maniera di fare e gestire la “cosa” politica che sia profondamente legata a un mezzo che viene visto come il futuro ed è per la sua stessa natura trasparente e cristallino.

Allora la domanda che si rivolge all’assemblea, e per la quale si richiede il voto a questa assemblea, è la seguente: chi volete essere? Chi vogliamo essere?

Questo paese ha dimenticato che la politica è anche e prima di tutto un terreno di idee e di sogni e solo in un secondo momento la gestione fisica del potere. Chiunque restituisca nei fatti e nelle azioni l’aspetto più nobile a quella che di fatto è una missione nobile, può volare perchè al di là dei vecchi rapporti di forza rappresenterà la forza del nuovo e del riformismo.

E se si sposta la contesa politica su un terreno mai visto prima non esisteranno più i Berlusconi e i Veltroni. Esisterà il nuovo e il diverso contro il vecchio e l’uguale. E la storia ha già dimostrato tante volte come il vecchio e la stabilità vincano quando c’è benessere, mentre il nuovo si afferma nei momenti di crisi.

La forza dei sogni e delle idee non è utopia. È solida. È reale.
Costruisce i voti e il consenso. Costruisce il potere. Perché, e anche questo è dimenticato in Italia, il potere viene dalla gente. E la gente spesso è più pronta dei suoi governanti a cambiare tutto e a sognare.

Sono certo che le altre mozioni avranno tempo e modo di spiegarvi come gestiranno la regione nella pratica, e le cose specifiche che si propongono di fare in ogni settore. Questa mozione invece vi ha parlato di altro. Vi ha detto quale sarebbe la visione delle cose che alimenterebbe tutta l’azione politica del partito se fossero dei giovani a governarlo. E questo genere di visione influirebbe davvero su tutto. Nelle piccole e nelle grandi cose, nelle candidature così come nella discussione sui volantini e sulla gestione della raccolta firme.

Noi crediamo che questa visione e solo questa visione possa portare il partito a volare nei difficili tempi che ci aspettano. Come il gabbiano del nostro simbolo. Non siamo ingenui. Abbiamo presentato una scommessa e siamo perfettamente consapevoli dei rischi che si accompagnano ad ogni scommessa. Non ci sogniamo nemmeno di rischiare da soli, o di rinunciare al supporto e all’aiuto di chi ha l’indispensabile esperienza.

Ma a un livello ideale abbiamo davvero scelta? O forse la nostra è piuttosto una non-scelta, perchè questa, ed esattamente questa, è la visione di fondo che il partito dei valori abbraccia e sposa? Quella che ama. L’ideologia che gli da una forza e una identità.

Oggi in piena crisi di borsa sentiamo i politici di Forza Italia e lo stesso Berlusconi permettersi di parlare della necessità di etica nei mercati. L’ipocrisia che la renderebbe rinunciabile durante l’azione politica è disgustosa.

Ma non guardiamo solo agli altri. Guardiamo anche all’ipocrisia che c’è in noi stessi, perchè quella rappresenta il vero nemico, e mina la credibilità che possiamo e dobbiamo avere agli occhi dell’opinione pubblica. Se diciamo che questi sono tempi per i giovani e per un rinnovamento della politica, perché nei 42 eletti del partito non ci sono molte facce che abbiano meno di 35 anni? Perché nei coordinamenti regionali e comunali è un miracolo vedere più di uno o due ragazzi?

Ve lo dico io perché. Perchè ai ragazzi manca l’esperienza, e non sono all’altezza nella gestione della lotta che porta al potere. E oggi questo implica non ottenere nulla. Perchè non ha nessuna importanza se i giovani siano più bravi ad avere visione, a fornire idee e a cambiare le cose. La loro colpa primordiale è di non “smettere di essere giovani” e di non essere capaci a fare politica bene come i settantenni che la fanno oggi in parlamento. E questo li taglia fuori.

Allora oggi avete ascoltato un’idea totalmente partorita da giovani. Un’idea politica, non campata per aria, un’idea che parla di come si guadagnano i punti percentuali, gli assessori, le poltrone. Di come si possa andare al potere nei difficili anni che verranno. Vi è stata venduta onestamente, come il rischio e la sfida che rappresenta, così come onestamente vi abbiamo venduto la nostra visione dell’alternativa. Il nostro partito semplicemente non può essere conservatore. Da conservatore brucerà velocissimo, come una fiamma, fino a tornare quello che era prima. Perché solo da innovatore e da “diverso” ha guadagnato ed è cresciuto in questi mesi e in questi anni.

Se credete che questa analisi delle cose sia credibile e lucida allora siete chiamati qui e ora a mostrarlo. Noi dobbiamo smetterla di aspettare i “tempi migliori in cui i sogni saranno possibili”.

I sogni sono possibili anche oggi perché, rubo le parole ad un uomo grandissimo, “siamo noi il cambiamento che stiamo aspettando”. La possibilità di cambiare e di esprimere un desiderio di nuovo e di altro c’è in ogni cosa che facciamo. È dentro ad ogni opinione che esprimiamo, ad ogni voto, ad ogni persona su cui scommettiamo. È “hic et nunc”. Qui e ora.

Ogni singolo conta e ogni singolo ha il potere di cambiare le cose. Allora invitiamo l’assemblea e le personalità importantissime che oggi ci hanno fatto l’onore di ascoltarci a riflettere sulla loro visione del futuro. Se la vostra visione non può, per onestà intellettuale, essere troppo diversa da quella che abbiamo delineato fin qui, il partito del coraggio e della coerenza deve avere il coraggio e la coerenza di tradurre le sue visioni nei fatti. Non domani. Non quando sarà il momento, in un fumoso futuro. Qui ed ora.

Ogni vostro voto fa una differenza reale. Noi non siamo bravi ad ottenere i vostri voti, purtroppo. Dobbiamo essere cinici e realisti, a riguardo. Eppure è proprio con realismo che vi diciamo che a fare la differenza saranno le facce vere, le teste pensanti che si inseriranno nella macchina di gestione del potere e la cambieranno dall’interno con quella forza simbolica e quella differenza di approccio che solo i giovani possono avere. E questa differenza emergerà ovunque. In ogni piccola cosa pratica. In ogni voto. In ogni proposta.

Allora ci credete davvero oppure no? E se dite di crederci davvero, perché non votate secondo quello che credete? Sono i vostri voti che manderanno quelle facce e quelle teste dove c’è bisogno di loro. E noi non ve li chiediamo come una concessione, per accettare la fastidiosa necessità della nostra presenza. Ve li chiediamo se e solo se davvero pensate che il futuro stia arrivando. Se e solo se davvero pensate che per affrontarlo non si possa sopravvivere governati da settantenni. Che non si possa sopravvivere camminando su una terra politica arida e scossa dalla tempesta, ma solo volando lontano dal fango e dalla polvere. Volando altissimo, sopra le nuvole.

Come i gabbiani.

Grazie a tutti per averci concesso il vostro tempo e la vostra attenzione.

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