C’è un miglioramento!
15 maggio 2009
Lo ha affermato Silvio Berlusconi, come di consueto senza preoccuparsi in alcun modo di valori vetusti e superati come la realtà e il buon senso. Cose del passato, nell’era della comunicazione mediatica “Made in Arcore“…
L’esercizio di equilibrismo dialettico del premier è delizioso, specie se si considera che l’uscita viene in commento ai dati Istat per il Prodotto Interno Lordo nel primo trimestre 2009.
Con -5,9% abbiamo registrato la contrazione più ampia della storia della statistica, cominciata nel lontano 1980. Si tratta di un dato drammatico, che fotografa impietosamente la terribile situazione dell’economia italiana. E a riguardo ha ben poca importanza cosa dica il premier, dal momento che il problema sono e rimangono i fatti.
Negli anni di crescita siamo stati a lungo il fanalino di coda dell’area Europa, e in quelli di tracollo difendendiamo la nostra prestigiosa posizione di classifica con le unghie e coi denti. I conti pubblici allo sfascio, del resto, sono uno di quei casi emblematici nei quali la politica italiana ha sempre potuto vantare una certa coerenza bipartisan. Un po’ come per i tagli a scuola, ricerca e università…
Che dire di più? Rispetto alle stime del tesoro (-4,2%) il dato Istat è peggiore di quasi due punti percentuali. Se il trend non si inverte il nostro rapporto Debito/PIL volerà altissimo, ben al di là di quanto non abbia già fatto nei ruggenti anni di governo di Bettino Craxi…
Il rischio che si corre è sempre lo stesso: un tracollo brutale, una spirale inarrestabile di perdite e fallimenti, lo spettro del modello argentino e dell’insolvenza…
E anche senza credere in scenari così tragici il problema di fondo permane. Il punto non è tanto uscire dalla crisi (un evento che dipende soprattutto dell’andamento dei mercati globali), quanto piuttosto l’assetto con il quale ci si prepara a sfruttare la ripartenza.
Un po’ come un centometrista che parte da seduto, invece che rannicchiato sui blocchi, il nostro paese rischia di riscoprirsi ancora una volta statico e immobile, governato da una classe dirigente vecchia e priva di fantasia proprio durante il momento decisivo della ripresa. Una colpa imperdonabile che verrà come sempre accollata alle generazioni future, e pagata negli anni…




















