Iniziamo dal fondo, e cioè dai ringraziamenti.
Volevo dire grazie di cuore agli eletti nelle istituzioni della mia città, che oltre ad essere degli amici e dei compagni di battaglia si sono spesi prontamente e “sulla fiducia” in merito alla questione della Casa 139.
Grazie quindi al mio coordinatore cittadino, Giulio Cavalli, alla Senatrice Giuliana Carlino, e al nostro capogruppo in Regione Lombardia, Stefano Zamponi.
E veniamo alla Casa. È oramai ufficiale che si terrà una manifestazione di protesta il 19 di marzo in piazza Fontana, alle 15:00. Nei giorni scorsi ho partecipato ad alcune riunioni organizzative, e devo dire che non è stato semplice. Perchè non mi era, e non mi è tuttora troppo chiaro come un partito possa o debba esprimere solidarietà rispetto a una situazione del genere. Non a tutti fa piacere che la politica si avvicini a determinate questioni, e sebbene sia una posizione che non condivido la capisco benissimo. Sono il primo a non essere orgoglioso del funzionamento e dell’efficienza dei partiti italiani.
Ma rimane che il luogo preposto dove ottenere una politica e una amministrazione più vicina ai nostri desideri sono le elezioni, che peraltro si terranno di qui a pochi mesi. Si fa presto a dire “non dobbiamo essere pregiudiziali nei confronti di nessuno”, quando poi sono proprio il Comune e la Giunta a deliberare di chiudere un filotto di locali molto frequentati e molto amati a due mesi dalle elezioni. E come si cambiano le cose nel pratico se non vincendo alle elezioni?
Sono d’accordo sul fatto che la questione della Casa non vada strumentalizzata a livello politico. Ma trovo sempre un po’ triste e deprimente vedere quanto poco la gente abbia voglia di spendersi per la politica. Dal disinteresse. Come se la politica fosse una cosa sporca e sbagliata a prescindere, in assoluto. Vederla vissuta come un male inevitabile, col quale si deve per forza convivere, e non come un processo a cui è normale, e magari pure piacevole, partecipare.
In America Obama ottenne una vittoria clamorosa e inaspettata mobilitando una massa enorme di entusiasmo e voglia di fare. I musicisti più famosi cantavano per lui (ad esempio l’idolo della mia adolescenza, Mr. Bruce Springsteen). In suo favore si spendevano attori, sportivi, personaggi importanti. E lo stesso accadeva dall’altro lato, ci mancherebbe il contrario. Che male può mai esserci?
Ce li vedete in Italia dei musicisti a fare lo stesso per un partito in cui si riconoscono? Alle riunioni dei giorni scorsi più volte ho sentito qualcuno dire “vabbè ragazzi, siamo sinceri, qua dentro non è che ci sia molta gente che voterà la Moratti”. L’onestà intellettuale va riconosciuta, ci mancherebbe. Ma la vera domanda è: “perchè nessuno degli astanti pensa di spendersi e di metterci la sua bella faccia se poi desidera che vinca Pisapia”? Fare campagna per Pisapia, e questo lo dico al di là degli interessi del mio partito, dovrebbe essere naturale e spontaneo così come è stato naturale e spontaneo muoversi tutti assieme, mettendoci ciascuno la capacità che poteva offrire, per difendere un principio. Che per quanto mi riguarda non è “due pesi e due misure” o “alcuni locali devono stare aperti a prescindere anche se non sono perfettamente a regola”.
Esiste un motivo molto pratico e concreto per cui la Casa è stata chiusa, ed è quello che riposa nelle carte della polizia annonaria. Non credo che il punto sia di fare cagnara sulle irregolarità contestate. Credo il punto sia piuttosto che se un locale fa buona musica, ed è un locale con un suo pathos, una sua storia, e un valore aggiunto per la città, l’amministratore non può rapportarsi con il locale stesso entrando, contestando l’irregolarità, e chiudendo i muri. L’interesse dell’amministratore e quello del locale devono essere comuni. E sono due:
- che il locale stia aperto e continui a fare il suo servizio sociale e a regalare positività, felicità e a suo modo anche cultura a chi lo frequenta
- che il locale sia sicuro, e che per questo chi lo possiede e ne ha responsabilità investa laddove necessario, e abbia perfettamente presente che non provvedendo entro determinati tempi alle richieste incorrerà in multe, sanzioni, e come “extrema ratio” anche nella chiusura
Extrema ratio, però. Possibile che l’unica maniera di gestire il processo sia di chiudere baracca all’improvviso, mettere i sigilli, causare un danno potenzialmente devastante all’attività, e poi passare alle carte e agli avvocati? Io non ci credo che non esista una maniera di maggiore buon senso di gestire il tutto.
Quanto al resto, rimango dubbioso su come mai potrà vincere Pisapia se la gente che dovrebbe farlo vincere il suo sostegno lo sussurra, come fosse una cosa di cui vergognarsi. Questo non tanto per la questione della Casa, che è giustamente cosa separata ed estranea, pur rimanendo colorata di “politica” (e lo testimonia la presenza di Boeri e di Majorino del PD alla riunione di questo sabato).
La questione sono piuttosto le dieci, cento, mille Case 139. E intorno noi che giriamo con gli occhi fissi sul dito, e mai sulla luna. Tutti tristi perchè i locali chiudono, e la città è sempre più grigia e meno accogliente. Ma mai pronti a rischiare del nostro, e a metterci il faccione perchè poi le cose cambino davvero, e nel concreto. E cosa aiuta di più a ottenere sto benedetto “change we need”? Riaprire la casa sarebbe un gran bel risultato, certo. Ma viene solo a me il dubbio che dopo un ballottaggio alle provinciali del 2009 nel quale Penati ha perso di 0,1% faccia più differenza la singola persona che riusciamo a mandare, o non mandare, a votare?
Nel dubbio procediamo per gradi, e andiamo a goderci un po’ di musica sabato. Sperando che nessuno si arrabbi troppo se all’evento si presenta anche qualche “malvagio politico”…