Mauro Buti

Political & Social Networking…

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Lucky Seven

Scritto da Mauro Buti 22 aprile 2011

È ufficiale, siamo in piena campagna elettorale.
Oggi pomeriggio allaccerò gli scarpini da ginnastica, la fascia da Rambo, e mi preparerò a passare la Pasqua mangiando carta e volantini invece del pranzo tradizionale.

L’obiettivo è ambizioso: distribuirne più dei 50.000 dell’anno scorso. Come sempre a mano, a piedi, e col cuore. Uno ad uno.
Il posto in lista che mi è toccato in sorte sembra essere un auspicio di buona fortuna.

Lucky Seven. 7 – BUTI MAURO.

Speriamo: ci sarà bisogno di fortuna. Per il vostro affezionatissimo e anche per Giuliano Pisapia.
Perché quella di quest’anno sarà una battaglia campale.

Ma non ci basterà solo la fortuna. Un ragazzo ieri sera al Saloon of the Artists di Milano ha visto il volantino e mi ha detto qualcosa come: “Italia dei Valori? E tu in che valori credi? Che valori vuoi portare in Comune?“.
Sono gli stessi dell’anno scorso. Saranno gli stessi l’anno prossimo. Sono sempre gli stessi.

Passione. Lavoro. Sacrificio. Merito.

Scaleremo la montagna delle elezioni lavorando come gruppo, sacrificandoci come singoli, e meritandoci ogni preferenza che prenderemo. Con la nostra passione.

Mi sembra quasi di sentire fischiarmi nelle orecchie Al Pacino in “Any Given Sunday”.
Il sostegno che ci serve per fare qualcosa di grande e bello è tutto intorno a noi. Peggio della pubblicità della vodafone.

“È la politica, ragazzi. È tutta qui”.

E allora basta smancerie, e filare in campo. Non vorremmo mica lasciare Mr Pisapia tutto solo, no?

Non c’entra niente. O forse si…

Scritto da Mauro Buti 16 aprile 2011

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Aldo Paraboni (1940-2011)

Ci ho pensato parecchio a questo post. E alla fine ho deciso di scriverlo, giusto o sbagliato che sia. Come dice il titolo “non c’entra niente”. O forse c’entra più di tante altre cose che sono passate qui dentro…

Oggi sono stato al funerale del professor Aldo Paraboni. Il professor Paraboni è stato il mio mentore durante tutti gli anni di università. Ha rivisto e corretto la mia tesi di laurea. Quella di dottorato. Ha firmato con me diverse delle mie pubblicazioni scientifiche. È stato il mio punto di riferimento principale in tutti gli anni (tanti) passati in università. A conti fatti è stato uno dei principali motivi per cui ho deciso di rimanere in università. Se ne è andato in un lampo, vittima di una malattia bruttissima che l’ha consumato in un mese.

Dicono di me che sono un soggetto spigoloso, difficile. Di quelli che piacciono subito oppure non piacciono proprio per niente. O magari entrambe le cose, contemporaneamente. Adorabile e insopportabile.

Il prof Paraboni non era così. Lui era solo adorabile.
Oggi lo ricordava anche il prete. Che lo conosceva da poco, perchè era arrivato nella parrocchia solo da qualche anno, ma certe cose le aveva notate lo stesso. Le notavano tutti, subito.

Il prof era una persona mite. Umile. Di una rara sensibilità umana. Univa i modi squisiti di un gentleman di altri tempi all’aria perennemente distratta che contraddistingue il genio, e lo rende dolcissimo. Una delle cose che più mi aveva colpito durante i primi incontri nel suo ufficio era proprio il suo modo di fare con gli altri. Il prof riusciva a far sentire importante e al centro dell’attenzione chiunque. Sempre. In maniera del tutto naturale.

Una sola scena (peraltro tipicissima) per capire il soggetto.

Momento caldo con consegna alle porte, documenti da chiudere, conti da rivedere. Progetto con l’ESA in pieno corso, pagine e pagine di codice in Matlab, quintali di bozze da mettere a posto. Delirio.
Mauro è impaziente, sulla soglia, in sbattimento perchè siamo in ritardo. Dentro c’è “giovine virgulto”. Deve chiaccherare delle sue prime idee in merito alla tesi. Se tutto va bene la chiuderà fra un anno e mezzo.
Il prof fa entrare Mauro, e prosegue la conversazione con giovine virgulto. Mauro è sempre molto impaziente, e cerca senza successo di far presente che una situazione di crisi incombe.

Si prosegue a disquisire della tesi che forse giovane virgulto potrebbe fare con noi. O con Tartara. O magari con Brofferio. Sta valutando, non è proprio ancora deciso. Tanto c’è tempo, no?
Nel frattempo entra la segretaria con delle carte da firmare, e il prof include anche lei nella conversazione con assoluta naturalezza. Si inizia a chiaccherare in quattro.
Dopo un quarto d’ora tutti sono usciti felici col sorriso sulle labbra, e rimangono il prof e Mauro. Poi il prof parla, e Mauro impara, per un’altra mezzoretta.

Alla fine esce col sorriso sulle labbra anche lui…

Il professor Paraboni era un luminare. Una delle persone in assoluto più geniali e brillanti con cui io abbia mai avuto a che fare. Una mente lucida, ordinata. Applicata al lavoro con passione e dedizione. E completamente fuori dal comune e fantasiosa quando le necessità del caso lo richiedevano. Il suo curriculum parla per lui. La perdita dal punto di vista scientifico è incalcolabile. Per certi versi mi ritrovo nelle splendide parole (cliccate e leggetele. Davvero.) di un mio carissimo amico. Scritte tanti anni fa per salutare un’altra grande mente del Politecnico di Milano: Marco Somalvico.

E non parla solo il curriculum. Per quanto mi riguarda parla molto di più la chiesa dove sono stato stamattina.
C’era tutto il Dipartimento di Elettronica e Informazione del Politecnico di Milano. Tutto. Nessuno escluso. Tutto tuttissimo. E c’era anche tanta altra gente. Qualcuno con cui ho lavorato. Qualcuno che non conoscevo.
Era una bella chiesa, e una bella giornata. Ci vuole di farsi volere molto bene per una giornata così, ed è stata una grossa consolazione.

Al prof Paraboni dico solo grazie. Per esserci stato, per tutto quello che ho imparato da lui. Per tutto quello che avrei dovuto imparare da lui, e purtroppo non riesco a imparare. Perchè sarebbe bellissimo essere così, ma non è mica facile essere così. Del resto di certe specie di uomini ce ne sono pochissime copie. Sempre meno. Di sicuro una in meno.

E quando vanno via non c’è solo da piangere. Bisogna anche sentirsi fortunati ad essere passati là vicino. Il prof Paraboni è stata una delle persone che con più costanza e più convinzione ha visto in me più di quanto non ci vedessi io stesso. A suo modo. Con la semplicità e l’umiltà che rendono tali i “grandi” dei tempi in cui viviamo. Non quelli che passano in televisione. Gli eroi veri.

Mi ha sempre incoraggiato in tutto. Anche nella politica. Voglio sperare che da lassù si divertirà. Guardando il delirio che il suo pargolo si appresta a combinare per l’ennesima volta quaggiù in terra.
Grazie di tutto. Ciao.

“Libertà e critica.

Mi candido alle elezioni Comunali di Milano!

Scritto da Mauro Buti 6 aprile 2011

Volantinobuti-fr-comunali-medi

E’ ufficiale: anche quest’anno perderò non meno di cinque chili e un po’ di salute sull’altare della mia passione politica.

Ripartiamo dall’ottimo risultato alle Regionali dell’anno scorso, 682 preferenze, con la consapevolezza tipica delle reclute sopravvissute al loro battesimo di fuoco. Forti di un sostegno maggiore all’interno del partito, di una maggiore esperienza, e del nostro asset più prezioso: la passione, la voglia di fare bene, e quella di metterci sempre il massimo impegno.

Fare politica ha un costo pesante a livello personale. Vuol dire spendere tempo, fatica, affetti e amicizie sull’altare di un qualcosa che i più non capiscono e non condividono. Nel complesso direi che mi è valso più di frequente delusioni, schiaffi brucianti e lettere al vetriolo, piuttosto che riconoscimenti e affetto. Ma non è davvero importante.

Perchè mai più di oggi è la mia generazione ad essere chiamata a dimostrare il suo spirito di sacrificio e il suo desiderio di lottare. Non possiamo lamentarci e basta. Il cambiamento che vogliamo si poggia sulla capacità che abbiamo, o non abbiamo, di farcene carico in prima persona. Di metterci la faccia e le braccia. Di creare aggregazione e consenso su una idea comune, per rompere il circolo vizioso attorno al quale si sta avvitando il nostro paese, e sta scomparendo il nostro futuro.

La possibilità di essere rappresentanti del malessere di una intera generazione è già di per se un onore e un privilegio che vale tutti i sacrifici fatti fino ad oggi. Mi spinge a farne ancora, e a spendermi anche se le possibilità sono incerte, il contesto difficile, e i problemi tantissimi. Perchè non esistono sfide già scritte: tutto è sempre possibile. Dipende solo da noi.

Sarebbe un po’ eccessivo scomodare l’eterna lotta delle forze del bene contro quelle del male, ma calcolando che all’angolo blu del ring ci sarà un simbolo con su scritto “Berlusconi Presidente per Moratti Sindaco” è difficile non vivere con un po’ di pathos la battaglia che ci aspetta. In bocca al lupo allo sfidante all’angolo rosso, allora. Il nostro Candidato Sindaco Giuliano Pisapia. E in bocca al lupo anche al vostro affezionatissimo, che si appresta ad affrontare un mese a dir poco intenso.

Restate sintonizzati…

L’insostenibile leggerezza della politica…

Scritto da Mauro Buti 29 marzo 2011

Giovani_idivvini

In foto giovani idivvini milanesi accolgono con affetto il grande ritorno di Silvio in un’aula di tribunale dopo otto anni di latitanza. I partiti hanno tanti difetti, ci mancherebbe. Ma in alcune piccole cose il mio è solo adorabile.

Standing ovation per l’eroico trio (da sinistra, onore al merito a: Luciano Messenio, Luca Ragone e Agostino Cullati).


Casa139manifesta

  • Esteri (il delirio): tsunami in Giappone, centrali nucleari a rischio Chernobyl a due passi da Tokio, guerra in Libia.
  • Interni (la stabilità): Silvio autoproduce, per interposta persona di Maurizio Paniz, l’ennesima leggina anti processi. Primo si alla responsabilità civile per i magistrati, e alla “epocale riforma” della giustizia di cui il paese ha tanto bisogno. Nel mentre, silenziosamente, nuovo record per il debito pubblico. Ma 300 milioni nel cesso per boicottare il referendum si possono buttare via sempre in allegria…
  • Milano (il vuoto spinto): la Moratti tappezza tutte le fermate del bus della città di sue foto risalenti agli anni 80, e photoshoppate già all’epoca per farla sembrare più giovane. Prosegue il lavoro di sensibilizzazione sulla crisi culturale della città e sulla chiusura della Casa 139 dopo la splendida manifestazione di sabato scorso. Per fortuna che Pisapia c’è, anche nei sondaggi. Farcela è difficile, ma non impossibile…
  • Mauro (la stanchezza): lavora troppo. Vorrebbe sfoderare una serie di post bellissimi e di riflessioni sulla politica internazionale, ma allo stato attuale delle cose boccheggia e annaspa anche solo per riuscire a preparare tutto quello che gli servirà di qui a meno di due mesi.

Presto il blog cambierà forma e abbandonerà i massimi sistemi. Come l’anno scorso ci concentreremo per qualche settimana sul piccolo, sul personale, e sulla mia bella Milano. Ebbene sì, “l’è bela”. Nonostante tutti i tentativi di imbruttirla da parte dei soliti noti. Non fidatevi degli eretici che dicono il contrario!

E’ curioso come le amministrative arrivino proprio in un momento in cui c’è così tanta carne al fuoco. Ma sono davvero discorsi nuovi? O piuttosto se ne era già parlato? Del nucleare l’anno scorso, quando il mio partito, da solo, si è sobbarcato la raccolta di firme per il referendum. E della Libia in una delle tante chiacchere sulla crisi economica, quando si diceva che l’effetto più immediato dello shock sarebbero state conflittualità e guerre, specie nei paesi più poveri.

Il Medio Oriente sta cambiando? Forse. O forse no. Alla fine si diceva la stessa cosa coi Talebani in Afghanistan, quando se ne andò lo Scià in Iran, o quando le “forze di liberazione” abbatterono il regime di Saddam Hussein. Il cambiamento crea dei vuoti, e in politica i vuoti si riempiono. Sempre. Ma troppo spesso di cose analoghe, se non peggiori, rispetto a quelle che esistevano prima. Non è forse successo anche nel nostro Bel Paese? In principio era Bettino, e poi fu Silvio. Il Gattopardo insegna…

Strani pensieri, in queste nervose notti pre-elettorali…
Ne riparleremo. E nell’attesa restate sintonizzati: mai come quest’anno tutto è davvero possibile. Ma non senza il vostro aiuto… :)

Bella lì…

Scritto da Mauro Buti 17 marzo 2011

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Per un voto, quello del deputato radicale Marco Beltrandi (eletto in quota PD), è stato bocciato l’accorpamento dei referendum con le elezioni amministrative.
Lo stato italiano ha saggiamente scelto di gettare 300 milioni di euro nel cesso per non far raggiungere il quorum ai tre quesiti su acqua pubblica, nucleare, e legittimo impedimento.

Beltrandi: “I miei compagni radicali lo sanno: io sono ferocemente contrario all’abbinamento fra amministrative e referendum. Lo ritengo un escamotage per raggiungere il quorum. Il mio dissenso è politico, figuriamoci se voglio passare in maggioranza. Inoltre c’erano molti assenti anche tra i Democratici, il gruppo ha perso 22 deputati e non ho mai visto questa reazione”.

Dissenso politico… Val bene una messa, e 300 milioni di euro di soldi pubblici, ci mancherebbe.

Complimenti vivissimi.

Riportando tutto a(lla) Casa…

Scritto da Mauro Buti 13 marzo 2011

Iniziamo dal fondo, e cioè dai ringraziamenti.
Volevo dire grazie di cuore agli eletti nelle istituzioni della mia città, che oltre ad essere degli amici e dei compagni di battaglia si sono spesi prontamente e “sulla fiducia” in merito alla questione della Casa 139.

Grazie quindi al mio coordinatore cittadino, Giulio Cavalli, alla Senatrice Giuliana Carlino, e al nostro capogruppo in Regione Lombardia, Stefano Zamponi.

E veniamo alla Casa. È oramai ufficiale che si terrà una manifestazione di protesta il 19 di marzo in piazza Fontana, alle 15:00. Nei giorni scorsi ho partecipato ad alcune riunioni organizzative, e devo dire che non è stato semplice. Perchè non mi era, e non mi è tuttora troppo chiaro come un partito possa o debba esprimere solidarietà rispetto a una situazione del genere. Non a tutti fa piacere che la politica si avvicini a determinate questioni, e sebbene sia una posizione che non condivido la capisco benissimo. Sono il primo a non essere orgoglioso del funzionamento e dell’efficienza dei partiti italiani.

Ma rimane che il luogo preposto dove ottenere una politica e una amministrazione più vicina ai nostri desideri sono le elezioni, che peraltro si terranno di qui a pochi mesi. Si fa presto a dire “non dobbiamo essere pregiudiziali nei confronti di nessuno”, quando poi sono proprio il Comune e la Giunta a deliberare di chiudere un filotto di locali molto frequentati e molto amati a due mesi dalle elezioni. E come si cambiano le cose nel pratico se non vincendo alle elezioni?

Sono d’accordo sul fatto che la questione della Casa non vada strumentalizzata a livello politico. Ma trovo sempre un po’ triste e deprimente vedere quanto poco la gente abbia voglia di spendersi per la politica. Dal disinteresse. Come se la politica fosse una cosa sporca e sbagliata a prescindere, in assoluto. Vederla vissuta come un male inevitabile, col quale si deve per forza convivere, e non come un processo a cui è normale, e magari pure piacevole, partecipare.

In America Obama ottenne una vittoria clamorosa e inaspettata mobilitando una massa enorme di entusiasmo e voglia di fare. I musicisti più famosi cantavano per lui (ad esempio l’idolo della mia adolescenza, Mr. Bruce Springsteen). In suo favore si spendevano attori, sportivi, personaggi importanti. E lo stesso accadeva dall’altro lato, ci mancherebbe il contrario. Che male può mai esserci?

Ce li vedete in Italia dei musicisti a fare lo stesso per un partito in cui si riconoscono? Alle riunioni dei giorni scorsi più volte ho sentito qualcuno dire “vabbè ragazzi, siamo sinceri, qua dentro non è che ci sia molta gente che voterà la Moratti”. L’onestà intellettuale va riconosciuta, ci mancherebbe. Ma la vera domanda è: “perchè nessuno degli astanti pensa di spendersi e di metterci la sua bella faccia se poi desidera che vinca Pisapia”? Fare campagna per Pisapia, e questo lo dico al di là degli interessi del mio partito, dovrebbe essere naturale e spontaneo così come è stato naturale e spontaneo muoversi tutti assieme, mettendoci ciascuno la capacità che poteva offrire, per difendere un principio. Che per quanto mi riguarda non è “due pesi e due misure” o “alcuni locali devono stare aperti a prescindere anche se non sono perfettamente a regola”.

Esiste un motivo molto pratico e concreto per cui la Casa è stata chiusa, ed è quello che riposa nelle carte della polizia annonaria. Non credo che il punto sia di fare cagnara sulle irregolarità contestate. Credo il punto sia piuttosto che se un locale fa buona musica, ed è un locale con un suo pathos, una sua storia, e un valore aggiunto per la città, l’amministratore non può rapportarsi con il locale stesso entrando, contestando l’irregolarità, e chiudendo i muri. L’interesse dell’amministratore e quello del locale devono essere comuni. E sono due:

  1. che il locale stia aperto e continui a fare il suo servizio sociale e a regalare positività, felicità e a suo modo anche cultura a chi lo frequenta
  2. che il locale sia sicuro, e che per questo chi lo possiede e ne ha responsabilità investa laddove necessario, e abbia perfettamente presente che non provvedendo entro determinati tempi alle richieste incorrerà in multe, sanzioni, e come “extrema ratio” anche nella chiusura

Extrema ratio, però. Possibile che l’unica maniera di gestire il processo sia di chiudere baracca all’improvviso, mettere i sigilli, causare un danno potenzialmente devastante all’attività, e poi passare alle carte e agli avvocati? Io non ci credo che non esista una maniera di maggiore buon senso di gestire il tutto.

Quanto al resto, rimango dubbioso su come mai potrà vincere Pisapia se la gente che dovrebbe farlo vincere il suo sostegno lo sussurra, come fosse una cosa di cui vergognarsi. Questo non tanto per la questione della Casa, che è giustamente cosa separata ed estranea, pur rimanendo colorata di “politica” (e lo testimonia la presenza di Boeri e di Majorino del PD alla riunione di questo sabato).

La questione sono piuttosto le dieci, cento, mille Case 139. E intorno noi che giriamo con gli occhi fissi sul dito, e mai sulla luna. Tutti tristi perchè i locali chiudono, e la città è sempre più grigia e meno accogliente. Ma mai pronti a rischiare del nostro, e a metterci il faccione perchè poi le cose cambino davvero, e nel concreto. E cosa aiuta di più a ottenere sto benedetto “change we need”? Riaprire la casa sarebbe un gran bel risultato, certo. Ma viene solo a me il dubbio che dopo un ballottaggio alle provinciali del 2009 nel quale Penati ha perso di 0,1% faccia più differenza la singola persona che riusciamo a mandare, o non mandare, a votare?

Nel dubbio procediamo per gradi, e andiamo a goderci un po’ di musica sabato. Sperando che nessuno si arrabbi troppo se all’evento si presenta anche qualche “malvagio politico”… :D

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