Mauro Buti

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C’era una volta in America…

Scritto da Mauro Buti 26 luglio 2011

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Il paese più potente e importante del mondo rischia di andare a default entro i primi di agosto, con conseguenze catastrofiche. La cosa più affascinante è che in questo caso l’economia non centra nulla: il fattore scatenante è tutto legato al braccio di ferro politico in corso fra democratici e repubblicani.

I repubblicani non vogliono alzare le tasse nemmeno di un centesimo, nemmeno per i super-ricchi, e sulla base di ciò rifiutano di ritoccare il tetto del debito pubblico americano. In realtà il limite è già stato innalzato senza colpo ferire per decine e decine di volte in passato (anche da amministrazioni di destra, come quella Reagan e quella Bush), ma il disegno di fondo è quello di costringere Obama a fronteggiare di continuo il tema dell’economia e del debito, tenendolo all’angolo fino alle elezioni del 2012. Dall’altro lato della barricata i democratici ricordano che la paternità dell’immenso debito è tutta (o quasi) da attribuire ai loro avversari. Clinton chiuse i suoi due mandati nel periodo 1992-2000 con un clamoroso attivo, Bush se ne andò nel 2008 lasciando l’America in crisi e le casse in profondo rosso.

Ma questo è irrilevante per i repubblicani, che con la loro strategia sono legittimamente convinti di fare il bene del paese. Parigi val bene una messa, e la possibilità di sconfiggere Obama dopo un solo mandato vale qualunque prezzo, compreso il riacuirsi della crisi economica in una fase già durissima (per i lavoratori della Main Street, più che per i banchieri di Wall Street). I democratici dal canto loro pensano che i repubblicani non abbiano a cuore l’interesse del paese, e vogliano mandare la nazione al catafascio per puro calcolo elettorale. Entrambe le fazioni a loro modo hanno ragione, quindi è del tutto impossibile prevedere come andrà a finire. Ad oggi i mercati non sembrano prendere nemmeno in considerazione l’eventualità di un default, eppure l’esperienza insegna che dovrebbero. Se il tema di fondo di uno scontro è politico l’esito finale potrebbe dipendere da ragioni politiche prima che economiche. E non sarebbe la prima volta nella storia in cui si accettano conseguenze durissime nel breve termine pur di perseguire un disegno di più ampio respiro.

Non c’è molto altro da aggiungere, se non che la deriva è per l’ennesima volta fallimentare. Nei momenti di massima crisi dovrebbe uscire fuori il meglio della classe dirigente. La capacità di raggiungere compromessi dolorosi ma necessari per un bene comune. Il buon governo. La coesione sociale. Invece non c’è più spazio per il buon senso e per la responsabilità. America, Europa, Italia, Grecia, poco cambia… Ovunque delle interminabili guerre di posizione logorano il popolo in trincea, mentre i nodi da sciogliere finiscono sempre rimandati a un futuro remoto e lontano. Nella visione politica contemporanea del resto il futuro è scomparso. Parigi val bene una messa: qualunque cosa pur di riuscire a salvare ancora qualche piccolo scampolo di presente.

Ho seguito l’ascesa di Obama con passione e partecipazione, e sicuramente seguirò nello stesso modo la corsa del 2012. Ma se nella lotta di interessi fra i banchieri e la gente, o i politici e la gente, o le lobby e la gente, l’esito è sempre scontato e perdono sempre gli stessi, che speranza ci può mai essere di cambiare?

Obama farà bene a trovare delle risposte in fretta, perché la situazione di totale distacco fra politica e realtà che viviamo oggi somiglia fin troppo alla scelta dell’orco. Dobbiamo cambiare alla svelta, o moriremo tutti. Però a decidere sul cambiamento devono essere quelli che morirebbero per primi qualora si cambiasse. Voi cosa fareste, al loro posto?

Papa Tedesco

Scritto da Mauro Buti 21 luglio 2011

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Alfonso Papa (PdL) chiede alla Camera di non essere arrestato.
Viene arrestato con 319 voti favorevoli e 293 contrari. La casta vota contro se stessa, ed è una notizia: non succedeva da 27 anni. Non era successo nemmeno durante tangentopoli (qualcuno ha detto Craxi, per caso?).

Alberto Tedesco (PD) chiede al Senato di essere arrestato e di votare a favore dell’arresto stesso con voto palese.
Si vota a scrutinio segreto e NON viene arrestato: 127 favorevoli, 11 astenuti, 151 contrari.

Papa vuole restare. E invece va. Tedesco vuole andare. E invece resta. C’est la vie…

La matematica e la politica sono cose curiose, vero? Non si capisce da dove di preciso siano usciti i voti (miracoli di convergenza parallela) ma il dato di fatto è eclatante.

Breve bilancio a posteriori:

  • nella Lega stravince la posizione Maroniana, e Bossi salvo clamorosi colpi di coda si avvia al tramonto. Il partito non risponde più a lui.
  • Silvio, che ha tanti difetti ma tendenzialmente capisce molto in fretta, vede lo spettro della crisi farsi concreto. I leghisti hanno il pallino in mano, oggi più che mai. Ma interloquire con Maroni vuol dire non fare più un passo in avanti nella lotta con le toghe, e cioè pagare De Benedetti, subire gli sgoccioli del processo Mills (con l’inevitabile condanna in primo grado che potrebbe trasformarsi nel requiem) e tutta l’ordalia legata a Miss Rubacuori. La sabbia nella clessidra sta finendo.
  • il PD è sempre il PD: in un giorno di trionfo mai una volta che si riesca a uscirne con un sorriso pieno e soddisfatto. Silvio affonda e intanto abbiamo Penati indagato, e l’unico privilegiato “salvato” dalla casta sta proprio nell’opposizione. Speriamo si dimetta, onde non rendere ancora più imbarazzante e dannosa la vicenda, ma a questo punto è lecito aspettarsi di tutto.

Sipario e fine primo atto. Morto un Papa se ne fa un altro, lo sanno anche i bambini.
Nel frattempo il vostro affezionatissimo si compra un camion di pop-corn, e aspetta con fiducia il Re. Se proprio insistono anche la corte, via…

Finchè la barca va…

Scritto da Mauro Buti 15 luglio 2011

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Varata la manovra (Vauro è un genio… :D ).

Lunedì Nero

Scritto da Mauro Buti 11 luglio 2011

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La Borsa di Milano apre al -4%, dopo aver già vissuto una chiusura difficile venerdì scorso.

Sapevo che qualcosa del genere prima o poi sarebbe successo, ma vederlo succedere in tempo reale fa comunque un certo effetto. E’ ancora presto per dire se siamo di fronte a qualcosa di davvero grosso, o se si tratti solo dell’ennesimo campanello d’allarme. Forse è una via di mezzo, stile sirena del Titanic. Del resto se le cose virano al nero e il tappo salta l’Italia sarà l’epicentro di qualcosa di enorme: il botto greco fa molta paura ai mercati, ma l’ipotesi di un default italiano è semplicemente insostenibile. Trasforma il passo che separa la sirena da un “si salvi chi può” a livello mondiale in un fugace battito di ciglia.

Non so di preciso cosa pensare riguardo all’infinita follia, nostrana ed internazionale, che ci ha portato dove siamo oggi. Non so cosa pensare dei referendum disaccorpati dalle elezioni (350 milioni), di Alitalia svenduta (3 miliardi), della RAI fatta a pezzi (incalcolabile), e di tanti piccoli e grandi crimini di questi ultimi anni.

Quindi almeno per oggi non penserò niente. Ci vuole pazienza, per fare politica. Tanto abbiamo un sacco di tempo, no?

Che fa, concilia?

Scritto da Mauro Buti 9 luglio 2011

Solita vita da provinciale della politica…

Scritto da Mauro Buti 6 luglio 2011

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Dopo la conclusione del delirio elettorale con il glorioso secondo posto (non elettivo, ma sono dettagli…) del vostro affezionatissimo in sella al fedele Ronzinante, e il trionfo totale dei referendum, finalmente la politica torna alla normalità del “business as usual”.

Martedì 5 maggio: Italia dei Valori stronca in maniera durissima la nuova finanziaria (inclusiva di un nuovo ed elegante comma “ad personam et aziendam”), fa la sua solita proposta alternativa sull’economia ignorata da tutti (gli stessi che poi si riempiono la bocca di “non siete propositivi”, “siete populisti”. Se, se, come no…), e soprattutto richiede il voto sulla sua mozione per l’abolizione delle Province.

L’abolizione, si noti, faceva parte SIA del programma del centrodestra, SIA del programma di centrosinistra. Del resto è da anni che tutti i politici in parlamento fanno a gara per ricordarci prima di ogni tornata elettorale (provinciali escluse, va da sè) come si tratti di un ente costoso e inutile. Vero, eh? Momento della verità, si vota. Chi è dentro è dentro e chi è fuori è fuori. 225 i voti contrari, 83 quelli a favore, 240 gli astenuti. Ehi, i voti decisivi per affossare il provvedimento sembrano proprio le 240 astensioni degli amici del PD.

Ma non si dica, mi raccomando, che è il solito PD. Non è affatto vero: c’è un miglioramento. Alla proposta di IdV per l’abolizione del vitalizio ai parlamentari avevano votato contro, mentre su quella delle province si sono solo astenuti. Il trend è indubbiamente positivo.

Vi ricorderete di tutto questo quando andrete a votare? La speranza è l’ultima a morire… :)

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