
Fra pochissimo le urne si apriranno.
Sono finalmente dentro casa e sto ascoltando Radio Paradise mentre la luce filtra dalle finestre. Ogni tanto guardo la stessa cosa che vedete qua sopra. L’immagine di saluto di quest’anno va con pieno diritto a lui.
Fa un certo effetto vederlo riposare vuoto dopo aver conosciuto a più riprese il suo peso disumano. Quando era colmo di volantini…
Pensare di non riprenderlo più in mano domani è strano. Non posso dire che mi mancheranno le spalle distrutte, o la sensazione di totale sfascio quando crollavo sul letto.
Ma di sicuro almeno un pochino mi mancherà qualcosa.
Dopotutto, e permettetemi un pizzico di romanticismo almeno a quest’ora, le elezioni sono una cosa straordinaria. A livello politico possono cambiare tutto, sempre. Dipende solo da noi. E sono incredibili da vivere anche a livello personale. Quando mai ti ricapita di parlare con centinaia e centinaia di persone che non avevi mai incontrato? Di gestire con un manipolo di prodi una impresa solo all’apparenza impossibile? Di andare in giro per tutta la città, giorno e notte, fedele a un principio di selezione degli elettori su base rigorosamente casuale? Faccia dopo faccia, situazione dopo situazione, posto dopo posto. L’anziana milanese. Il punk. La mamma al parco. Lo studente. Il pensionato alle bocce. L’insegnante precaria.
Uno dopo l’altro vi ho incontrato tutti. Ho incontrato di nuovo Milano, la mia città. Ordinatamente caotica di giorno, pazza e scanzonata la sera. Che rialza un pochino la testa il 25 aprile, e il 1 maggio. Balla insieme ai Subsonica, e chiama ancora amore di notte in Duomo. Sbuffa, lavora, soffre, si arrabbia. Ma prima di ogni altra cosa è viva. Nonostante tutto. Nonostante tutti.
Possiamo vincere. L’Invicta ne è testimone imparziale.
Questo modello “vintage” che ammirate in foto, gentilmente fornito in comodato d’uso dal maestro Marco “Barzeez” Masotina, è stato il metronomo della nostra campagna elettorale.
Giorno dopo giorno si è svuotato alla sua maniera. Lento ma inesorabile ha scandito il numero dei volantini e la quantità di cuore e di passione che è finita macinata nell’impresa.
Alla fine, come inevitabile e ampiamente previsto alla vigilia, abbiamo dato tutto. Fino all’ultima oncia. Non si è risparmiato niente.
E così eccoci qui. Lui vuoto, e un pochino vuoto anche io.
Grazie a tutti, di tutto. A quelli di voi che ho incontrato. A quelli che mi hanno abbracciato di notte. A quelli che mi hanno dato una piccola mano. A quelli che ne hanno data una enorme. A tutti i miei amici, chiunque e ovunque essi siano.
Spero vi siate divertiti almeno un pochino a partecipare al delirio, qualunque lato vi sia capitato di vedere (vi dico solo che fra una cosa e l’altra stanno arrivando voti anche per via intercontinentale dal Brasile…)
Fare politica in questo paese e alla mia età è una impresa difficile. Ci scontriamo con un sistema radicato che per escluderci ha reso la politica una cosa sporca. Priva di entusiasmo. Di orgoglio. Incapace di coinvolgere e di aggregare. Sogno un paese dove le persone tornino ad essere orgogliose di fare politica. Dove dei volantini da dare in giro vengano visti come una buona scusa per farsi due chiacchere e conoscere qualcuno, prima che un elemento di fastidio e di noia. Dove a tutti “interessi”, e tutti abbiano voglia di partecipare. Perché se in politica non sono più determinanti la passione e l’entusiasmo anche un eroe della prima linea come Mr Invicta può non bastare. L’unica moneta spendibile per le elezioni diventa il freddo denaro. E in queste condizioni non ci potrà mai essere un vero ricambio generazionale…
Adesso basta romanticismi. Il cambiamento che stiamo aspettando siamo sempre e solo noi. Se vogliamo cambiare davvero votiamo, e cambiamo. Poche storie, e poche scuse…
Parola agli elettori, quindi. Non lasciate il vostro affezionatissimo troppo solo nell’urna, e pensatelo con un sorriso mentre soffre l’agonia dell’attesa…
Ciao!














