
Aldo Paraboni (1940-2011)
Ci ho pensato parecchio a questo post. E alla fine ho deciso di scriverlo, giusto o sbagliato che sia. Come dice il titolo “non c’entra niente”. O forse c’entra più di tante altre cose che sono passate qui dentro…
Oggi sono stato al funerale del professor Aldo Paraboni. Il professor Paraboni è stato il mio mentore durante tutti gli anni di università. Ha rivisto e corretto la mia tesi di laurea. Quella di dottorato. Ha firmato con me diverse delle mie pubblicazioni scientifiche. È stato il mio punto di riferimento principale in tutti gli anni (tanti) passati in università. A conti fatti è stato uno dei principali motivi per cui ho deciso di rimanere in università. Se ne è andato in un lampo, vittima di una malattia bruttissima che l’ha consumato in un mese.
Dicono di me che sono un soggetto spigoloso, difficile. Di quelli che piacciono subito oppure non piacciono proprio per niente. O magari entrambe le cose, contemporaneamente. Adorabile e insopportabile.
Il prof Paraboni non era così. Lui era solo adorabile.
Oggi lo ricordava anche il prete. Che lo conosceva da poco, perchè era arrivato nella parrocchia solo da qualche anno, ma certe cose le aveva notate lo stesso. Le notavano tutti, subito.
Il prof era una persona mite. Umile. Di una rara sensibilità umana. Univa i modi squisiti di un gentleman di altri tempi all’aria perennemente distratta che contraddistingue il genio, e lo rende dolcissimo. Una delle cose che più mi aveva colpito durante i primi incontri nel suo ufficio era proprio il suo modo di fare con gli altri. Il prof riusciva a far sentire importante e al centro dell’attenzione chiunque. Sempre. In maniera del tutto naturale.
Una sola scena (peraltro tipicissima) per capire il soggetto.
Momento caldo con consegna alle porte, documenti da chiudere, conti da rivedere. Progetto con l’ESA in pieno corso, pagine e pagine di codice in Matlab, quintali di bozze da mettere a posto. Delirio.
Mauro è impaziente, sulla soglia, in sbattimento perchè siamo in ritardo. Dentro c’è “giovine virgulto”. Deve chiaccherare delle sue prime idee in merito alla tesi. Se tutto va bene la chiuderà fra un anno e mezzo.
Il prof fa entrare Mauro, e prosegue la conversazione con giovine virgulto. Mauro è sempre molto impaziente, e cerca senza successo di far presente che una situazione di crisi incombe.
Si prosegue a disquisire della tesi che forse giovane virgulto potrebbe fare con noi. O con Tartara. O magari con Brofferio. Sta valutando, non è proprio ancora deciso. Tanto c’è tempo, no?
Nel frattempo entra la segretaria con delle carte da firmare, e il prof include anche lei nella conversazione con assoluta naturalezza. Si inizia a chiaccherare in quattro.
Dopo un quarto d’ora tutti sono usciti felici col sorriso sulle labbra, e rimangono il prof e Mauro. Poi il prof parla, e Mauro impara, per un’altra mezzoretta.
Alla fine esce col sorriso sulle labbra anche lui…
Il professor Paraboni era un luminare. Una delle persone in assoluto più geniali e brillanti con cui io abbia mai avuto a che fare. Una mente lucida, ordinata. Applicata al lavoro con passione e dedizione. E completamente fuori dal comune e fantasiosa quando le necessità del caso lo richiedevano. Il suo curriculum parla per lui. La perdita dal punto di vista scientifico è incalcolabile. Per certi versi mi ritrovo nelle splendide parole (cliccate e leggetele. Davvero.) di un mio carissimo amico. Scritte tanti anni fa per salutare un’altra grande mente del Politecnico di Milano: Marco Somalvico.
E non parla solo il curriculum. Per quanto mi riguarda parla molto di più la chiesa dove sono stato stamattina.
C’era tutto il Dipartimento di Elettronica e Informazione del Politecnico di Milano. Tutto. Nessuno escluso. Tutto tuttissimo. E c’era anche tanta altra gente. Qualcuno con cui ho lavorato. Qualcuno che non conoscevo.
Era una bella chiesa, e una bella giornata. Ci vuole di farsi volere molto bene per una giornata così, ed è stata una grossa consolazione.
Al prof Paraboni dico solo grazie. Per esserci stato, per tutto quello che ho imparato da lui. Per tutto quello che avrei dovuto imparare da lui, e purtroppo non riesco a imparare. Perchè sarebbe bellissimo essere così, ma non è mica facile essere così. Del resto di certe specie di uomini ce ne sono pochissime copie. Sempre meno. Di sicuro una in meno.
E quando vanno via non c’è solo da piangere. Bisogna anche sentirsi fortunati ad essere passati là vicino. Il prof Paraboni è stata una delle persone che con più costanza e più convinzione ha visto in me più di quanto non ci vedessi io stesso. A suo modo. Con la semplicità e l’umiltà che rendono tali i “grandi” dei tempi in cui viviamo. Non quelli che passano in televisione. Gli eroi veri.
Mi ha sempre incoraggiato in tutto. Anche nella politica. Voglio sperare che da lassù si divertirà. Guardando il delirio che il suo pargolo si appresta a combinare per l’ennesima volta quaggiù in terra.
Grazie di tutto. Ciao.
“Libertà e critica.”