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Hanno chiuso La Casa 139 (e pure ammazzato Kenny…)

Scritto da Mauro Buti 7 marzo 2011

Kenny

Quando arrivai a Milano, oramai più di un decennio fa, i punti di riferimento per il weekend e la vita serale non erano molti.
Oggi sono rimasti più o meno gli stessi, fatta eccezione per quelli che vengono chiusi senza nessun senso. Curioso: stanno iniziando a diventare quasi tutti.

Mi guardo indietro e l’elenco di chi ha mollato baracca e burattini, o come minimo vissuto una seria quantità di multe e sbattimenti si sta facendo lunghino.
La Casa 139 questo venerdì. Le Scimmie una settimana fa. L’Atomic del buon Tucci lasciato senza musica l’anno scorso. Il Black Hole sbarrato. Il Plastic chiuso i mesi. Il dramma del Bitte: Milano conquistata a colpi di serate spettacolari e rivoluzione elettronica, per poi finire fuori dai radar.

E non finisce qui, naturalmente. Il Music Drome. La Cascina Monluè, che d’estate era bellissima… E perchè non ci aggiungiamo gli sgombri, già che siamo in tema? Lo dice pure Silvio, no? “COMUNISTI!!!”. E siccome a Milano chi vuole uscire la sera è un comunista e un impavido (specie visti i trasporti pubblici) perché non spezziamo una lancia per tutti i casini che hanno passato i ragazzi del Leo? O per la Pergola annientata, per il Cox sgombrato all’improvviso, per la Bottiglieria nata e morta nell’arco di un paio di mesi… Per chi si è asserragliato sui tetti col freddo e la pioggia, rivendicando il suo diritto a respirare e fare un po’ di casino la sera.

Un dramma, vero? Ce la immaginiamo una Milano dove la gente fa casino la sera, e soprattutto respira? Per fortuna che De Corato c’è. La migliora lui la città…

E veniamo al punto, e cioè alla Casa. L’ultimo rifugio. L’alcova per i nottambuli incalliti. Uno di quei posti dove alle tre potevi andare tranquillamente da solo, perchè tanto qualcuno lo beccavi di sicuro. Stracolma di amici, conoscenti, artisti pazzoidi. La Casa dove ha suonato una buona metà dei musicisti di Milano. La metà più bella, per quanto mi riguarda. Dove ho visto il Caravanserraglio. Dove mi sono innamorato mille volte (a sera). Dove sono stato rimbalzato mille volte (a sera). Dove ho riso, scherzato, chiaccherato, bevuto, fatto casino, conosciuto gente, e fondamentalmente vissuto.

E’ questo il degrado? Il male della mia città? Il problema sono le tessere, o l’uscita antiincendio che non è perfettamente a norma? O piuttosto sta più a fondo, nel principio che anima uno degli ultimi posti dove non abbiamo bisogno della sciarpina di seta e delle Hogan per entrare, e i cocktail non costano 10 euro? Non sarà piuttosto che di notte alla Casa 139 ci andavamo in parecchi? Forse in troppi?

Qualunque sia il problema, stavolta si è passato il segno. Apro facebook e vedo centinaia e centinaia di voci che esprimono il loro malessere e il loro disappunto. Io faccio politica, e mettere la politica dietro a certe questioni è sempre spinoso. Ma alla Casa ci vado da un decennio, sono di casa anche io con pieno diritto, e non esiste che me la chiudano così. Sarà meglio che la riaprano fra una settimana, dicendo che s’era scherzato. La abbozziamo e la chiudiamo qui subito, per una volta?

Perchè se non s’è scherzato allora è tutta un’altra faccenda. E mi spiace se la politica non piace a tutti, e se qualcuno dei ragazzi si arrabbierà con me. Ma qualche politico tutto sommato dopo quattro anni lo conosco, e qualcuno l’ho pure già messo in preallarme. Alla peggio se ne discuterà serenamente in aula in Regione e in Comune, mentre di sotto suoneranno i ragazzi che non possono più esibirsi a casa loro. Che problema c’è?

Nessuno. Nel dubbio, però, il logo “FREE CASA 139″ lo preparo. Chissà mai che non finisca nei volantini, per ricordare alla gente come votare al Comune per i soggetti tipo me o (soprattutto) Giuliano Pisapia non sia proprio una questione indifferente. E se qualcuno mi dirà che sto “strumentalizzando” vorrà dire che risolveremo la questione con un dibattito davanti a un Negroni. Alla Casa, non appena l’avremo fatta riaprire…


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