Mauro Buti

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La Storia

Scritto da Mauro Buti 21 febbraio 2011

(Colonna Sonora Consigliata per la lettura)

Mi chiamo Mauro Buti, ho 31 anni, e faccio politica.

Ho cominciato intorno al 2007. All’epoca lavoravo al Politecnico di Milano, ed ero a metà del mio dottorato. Naturalmente amavo molto l’università. Una relazione struggente e impossibile: sapevo bene come le prospettive di restare fossero scarsissime. Ma mi godevo lo stesso l’illusione…

Ricordo un pomeriggio passato a chiaccherare con i colleghi di “sistema italia”, storture, e baroni. E ricordo di aver pensato distintamente qualcosa come: “Non è possibile, non se ne può più. Tutti a lamentarsi, sempre, e mai nessuno a combattere la battaglia nel concreto. Il Sistema Italia non funziona perché la politica è malata? I politici sono inguardabili? Nessuno si sbatte per fare politica? Perfetto: allora la faccio io”.

Sapete cosa? Alla fine l’ho fatta davvero. Ho scelto un partito, ho chiesto informazioni, e sono andato a vedere (rullo di tamburi) LA MIA PRIMA RIUNIONE.
Lì per lì sembrava non fosse successo quasi niente. E invece…

Nel 2008 divento membro del direttivo cittadino di Milano per IdV. Sopravvivo alle elezioni provinciali e alle europee. Inizio a imparare cosa sia l’attività d’aula, come funzioni un partito dentro e fuori dalle istituzioni. Trasformo le mie mani in due moncherini congelati a forza di raccattare firme per il referendum contro il Lodo Alfano. Dopo la trascurabile perdita di qualche falange una sera, di fronte alla Fabbrica del Vapore, ho l’onore di ricevere l’autografo di Bea Borromeo. Momento topico: Bea è prima assoluta nella mia personale classifica di infatuazioni televisive per la stagione 2008/2009. Prendo la sua Carta di Identità con movimento sacrale, e biascico una frase senza senso nel vano tentativo di darmi un tono. Dopodiché lei firma e se ne va. Bellissima.

Apprendo un’altra importante lezione di politica: i momenti topici, specie quelli belli, sono molto fugaci.

Nel marzo del 2010 mi candido per la prima volta, alle elezioni regionali della Lombardia. Settimane di pathos prima di avere il nullaosta, e poi finalmente la certezza: il presidente Tonino Di Pietro in persona ha deliberato che sono degno di fare il riempilista. Divento il massimo esperto mondiale di stamperie, volantini, e possibilità di risparmio via web sui grandi quantitativi. Incollo i miei manifesti. Guardo eserciti di persone di nazionalità scarsamente italiana incollare manifesti della Lega sopra i miei. Distribuisco con quello che resta dei moncherini circa 50.000 volantini in due settimane. A mano, TUTTI. Osservo gli amici e i conoscenti che ho in partito darmi una pacca sulla spalla e andare a far campagna per i candidati che possono davvero vincere (e che infatti vinceranno). Imparo un’altra lezione di politica: ubi maior, minor cessat. E visto con gli occhi del minor ha tutto un altro sapore…

Impazzisco per stare dietro a chi deve aiutarmi a fare i video, la grafica, le interviste. Mi prostro e striscio sulle ginocchia per ringraziare chi poi me li fa davvero, i video, le grafiche e le interviste. Naturalmente gratis. Dilapido i miei risparmi con insensata allegria, pur nella assoluta certezza della sconfitta. Viaggio per tutta Milano a bordo di una Alfa 145 bordò tappezzata dei miei manifesti. Gli squarci aperti sulla carrozzeria dalla diabolica mistura di scotch da pacchi, pioggia, sole e intemperie rimangono ancora oggi. Memento mori.

Svengo in strada per la stanchezza, crollando all’altezza del Rattazzo sotto il peso di uno zaino Invicta colmo di carta. Come coperta: un pezzo di cartone con incollata sopra la mia faccia.
Entro con fare disinvolto nei locali fighetti dei navigli. Nei ristoranti. Nei bar. Scritturo al modico prezzo di due rum e cola 4 ragazze adorabili che mi aiutano a distribuire i volantini. Imparo un’altra lezione di politica: il vettore del messaggio spesso è più importante del contenuto. Sad but true…

Divento leggenda: elettori milanesi si raccontano a vicenda con stupore di avermi visto in Viale Sarca, in Piazza Piola, alle Colonne di San Lorenzo. A tutti ridò il volantino una seconda volta, per buona certezza.

La crudele responsabile dell’Università Bicocca mi impone di non distribuire propaganda nel cortile della struttura, e mi minaccia di chiamare la polizia. Mi oppongo, rivendicando la mia libertà fra gli applausi impazziti degli studenti. Finisco “accompagnato” fuori dall’Università Bicocca dalla polizia.

Per la prima volta in 30 anni voto per un politico di cui mi fido. Caccio una lacrima, mentre nessuno mi vede. Poi stramazzo a casa e aspetto i risultati. Perdo. Ma con onore e 682 preferenze. Tutte mie: sangue del mio sangue. O se preferite sangue del vostro sangue. Altra lezione: la politica è e rimane un movimento di gruppo

Nell’ottobre del 2010 mi candido come Segretario per Italia dei Valori in Lombardia. Scrivo quintali di carta per preparare la mia prima mozione politica “vera”. Impazzisco dietro alle liste, facendo per due settimane di fila le notti insonni insieme ad amici pazzi come e più di me per riuscire nell’impresa di chiudere il tutto. Parlo di politica per un’ora davanti a centinaia e centinaia di delegati provenienti da tutta la regione. Rosico perchè non riesco a far vedere l’evento alla mia mamma (dopotutto è sempre la mamma): è in Canada a trovare mia sorella proprio nei giorni del congresso. Caccio una lacrima, mentre nessuno mi vede. Sopporto ore e ore di dibattito col sorriso sulle labbra, e la matematica certezza della sconfitta incombente. Perdo.

Ma il nostro candidato a livello giovanile vince, e la serata che ne segue è magica ed elettrizzante

Divento membro del direttivo regionale di IdV. Continuo a buttare via giorni, sonno, e vita per stare dietro ad una attività la cui natura è ancora non del tutto precisata. Ma la cui rilevanza riesce in maniera inspiegabile a superare sempre quella degli affetti, delle amicizie, delle uscite, del relax…

Nel maggio del 2011 Giuliano Pisapia cercherà di diventare Sindaco di Milano, dopo decenni di amministrazioni di destra. E il vostro affezionatissimo si prepara a scrivere con inchiostro, sudore, e qualche goccia di sangue un altro pezzo di Storia. Può davvero farcela uno dei nostri? Uno di quelli che si potrebbe tranquillamente beccare in una serata qualunque? Che so, in giro al Magnolia, o alla Casa 139?

Chissà. Per saperlo non vi resta che aspettare il prossimo capitolo. O meglio ancora: farlo succedere. La politica è un movimento di gruppo, ricordate?
E lamentarsi non serve a niente. Il cambiamento che stiamo aspettando saremo sempre e solo noi.

Tutto è possibile. Si tratta solo di capire esattamente come…

Un pagliaccio

Scritto da Mauro Buti 18 febbraio 2011

Così dicono gli americani del premier migliore degli ultimi 150 anni, nei documenti provenienti da Wikileaks e pubblicati oggi dall’Espresso.

Per fortuna che ci pensano gli americani ad avvisarci. Di fronte a un uomo di 75 anni che scambia una procace minorenne per la nipote di Mubarak, si fa spillare un mare di soldi, e per evitare incidenti diplomatici la salva dalla Questura e poi la affida alle amorevoli cure di una prostituta brasiliana si poteva avere il dubbio che la situazione fosse seria.

Every tragedy is a comedy, unless you are the victim…

Eppur si muove…

Scritto da Mauro Buti 14 febbraio 2011

Silvio non ha abbastanza numeri.
Nonostante la risicata maggioranza assoluta rimane sotto in un paio di commissioni chiave (bilancio e federalismo), e soprattutto non è in grado di affrontare la normale attività di aula.

Non è pensabile che i deputati facenti parte a vario titolo del Governo riescano ad essere sempre presenti, ragione per cui nel dibattito sui disegni di legge l’opposizione può mandare sotto la maggioranza a suo piacimento. Cioè può “sporcare” tutti i provvedimenti che passano in aula, e compromettere il loro iter in maniera irrimediabile.

Il risultato è semplice: non si fanno nuove leggi. Il parlamento di fatto è bloccato dal novembre dell’anno scorso, con scarse prospettive di movimento futuro.
Non tutti se ne rendono conto, ma tenere Berlusconi ci costa parecchio. Il regno del degno compare Bettino è valso una cambiale da circa 20 punti di rapporto debito/PIL, e il conto finale dell’era Silvio rischia di diventare grossomodo analogo…

“Farò causa allo Stato”.

Scritto da Mauro Buti 10 febbraio 2011

Lo dice Silvio Berlusconi, ed è tutto sommato una immagine affascinante e una questione complessa da dirimere. Il dubbio è chiaro: Silvio farà causa allo Stato nell’esercizio delle sue funzioni? Sarà l’Avvocatura di Stato a fare causa contro lo Stato, agendo a tutela di una delle massime cariche dello Stato? O piuttosto la farà da cittadino, e quindi sarà il fido Ghedini (un Deputato pagato dallo Stato) a portarci tutti in tribunale?

Comunque vada la richiesta di danni è già chiara: abbuonata la pena alla metà di Stato che è già di proprietà di Silvio, il risarcimento non potrà che consistere nella metà restante. Noblesse oblige.

Ma il problema è molto più profondo di così. Ad esempio (cito Mauro Zucconi) cosa si fa se poi lo Stato chiede il legittimo impedimento?
Il che ci rimanda a un’altra questione amletica, che mi tracassa oramai da giorni.

La situazione che stiamo vivendo è più una tragedia che si sta trasformando in farsa, o piuttosto una farsa che si sta trasformando in tragedia? Esempio.

Prendiamo, che so, Maria Stella Gelmini. Il Ministro dell’Istruzione noto alle cronache per aver mannaiato senza pietà Scuola ed Università, e per aver superato l’esame di ammissione all’avvocatura con un piccolo viaggetto sull’asse Brescia-Reggio Calabria. Si potrebbe disquisire sui meriti che hanno portato lei e alcune colleghe a diventare Ministri della Repubblica, comunque sia nel 2009 Maria Stella firma una legge in merito alla graduatorie scolastiche. Ieri notizuola piccola, da trafiletto. Il Corriere a momenti non la da nemmeno… La legge, fortemente voluta dalla Lega, è iniqua e incostituzionale. Migliaia di persone sono state discriminate, e immagino e spero che “Faranno causa allo Stato”. Una bella class action gigante contro il Ministero dell’Istruzione.

Riassumiamo: una che va a Reggio a farsi l’esame perchè a Brescia è troppo faticoso e difficile passarlo diventa Ministro dell’Istruzione (!), firma un provvedimento allucinante, e poi lo Stato deve risponderne. Si buttano nel cesso un mare di soldi. La farsa diventa tragedia.

Esempio due, e soggetto a caso: Silvio Berlusconi. Il quale vara una seria di provvedimenti che depenalizzano il falso in bilancio e facilitano le frodi fiscali. Crea uno scudo spaziale per riportare cento (100!) miliardi di euro di capitali evasi in Italia pagando una tassa al cinque (5!) per cento. Mentre nel resto del mondo nessuno paga di meno del dovuto più una penale (intorno al 40%). Demolisce mezzo sistema giudiziario per pararsi le chiappe (pure flaccide, a quanto pare…) dalle infinite fesserie combinate, distrugge la RAI ad uso e consumo delle sue aziende, viola tutte le più elementari regole sul conflitto di interessi, opera liberamente sui mercati con i suoi capitali mentre detiene il controllo dello Stato e una posizione di “vago” vantaggio competitivo (ma non è insider trading, figuriamoci: a lui in realtà dei soldi non importa. Li regala, è un filantropo)…

Insomma, inutile stare a dirle tutte: ne fa di ogni. E alla fine rischia di finire bruciato per aver “abusato” di un minore innocente come Karima “Ruby” El Marough. Povera piccola, fa così tenerezza mentre balla sul cubo e fa le comparsate in disco. Con una ragazza così pura e candida il potenziale reato fa ancora più impressione, non c’è niente da fare. E la tragedia si trasforma in farsa.

Fa ridere o fa piangere, questo è il problema…

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