
Quasi 400 pagine di ordine di comparizione.
Lo studio del caso mi è costato una notte di sonno, ma ne è valsa la pena. Ho scoperto dell’incessante lavoro della bella Nicole nell’organizzare trasporti, pagare bollette, intestare ed intestarsi case. Dei traffici degli amiconi Lele (Mora) ed Emilio (Fede). Delle più o meno giustificate rimostranze di uno stuolo di petenti di fronte agli umori di papi. Sgancia o non sgancia? Nella busta di tizia c’era dentro troppo, o piuttosto troppo poco? Rispetto alla mia? Meglio ricevere il bracciale e l’anello personalizzato, per distinguersi dalla massa, o piuttosto un sovrappiù di buon vecchio contante?
Tutto sommato non ne emerge un quadro diverso da quello tratteggiato sui giornali in questi giorni. Ma toccando con mano la realtà nuda e cruda dei discorsi e dei ragionamenti è impossibile non rimanere colpiti dalla natura, strana e insieme logica e “normalissima”, della corte del sultano. Che alla fine si rivela esattamente per quello che è: un vecchio riccone che per staccare dalla quotidianità e dallo stress si fa circondare da ragazzine pronte a tutto pur di spillargli un po’ di soldi. Pur di “emergere” come favorite nel gruppo delle cortigiane per guadagnarsi altri inviti ed altro denaro.
Qualcuna è più astuta, qualcuna più grezza, qualcuna forse è anche animata da un qualcosa che potrebbe lontanamente somigliare a dell’affetto e della gratitudine. Ma di fondo, almeno per chi non “si nasconde dietro a un dito”, la forza motrice che mantiene in vita un circo di falsa allegria e finta amicizia (a colpi di “amore, tesoro, puccipucci”) è il denaro di Berlusconi.
Non ci sono legami al di fuori di esso. Anche il compagno di mille battaglie, Emilio, partecipa agli show con la mente e il cuore ad altri affari, ad altri problemi. In ultimo nel tentativo di riaffermare la sua influenza. La sua capacità di muovere il denaro e l’attenzione del sultano per aiutare Lele Mora (e se stesso, almeno a quanto pare dalle carte). Silvio paradossalmente è l’indagato, ma dalle carte ne esce come una vittima: è gentile con tutti, immensamente generoso, si circonda di belle ragazze con pochissimi freni inibitori e ancor meno scrupoli, ma a conti fatti è solo come un cane in mezzo a persone che vogliono approfittarsi di lui. Non è nemmeno chiaro se della situazione sia consapevole, se non gli interessi o la giudichi inevitabile, o se si viaggi piuttosto ai limiti della circonvenzione di un incapace.
Alla fine mi sento un po’ come la partecipante casuale finita ai festini, la “signorina due lauree”. Una tipa tosta e molto sicura di se, che pure esce scioccata dalla sua esperienza di “testimone esterna” di una sessione di bunga bunga. Non tanto per aver visto qualcosa di incredibile o inaspettato, quanto piuttosto per aver toccato con mano la decadenza e lo squallore. La miseria di un potere che anche nel sesso e nel relax si rivela più vicino a una caricatura del Bagaglino, piuttosto che alla trasgressione sfrenata e perversa, ma affascinante, di Eyes Wide Shut e delle ville probite di Stanley Kubrik. Alla fine si scopre tutto, e cioè che non c’è nulla da scoprire. Triste ma vero: è proprio come ce lo si poteva immaginare. E non fa particolare invidia…
Non so cosa altro nascondano le carte e i faldoni dei PM, nè se con quanto emerso finora sarà possibile dimostrare la colpevolezza di Berlusconi in merito ai reati di concussione e prostituzione minorile. Di certo ha una sottile ironia il fatto che il problema di fondo sia un soggetto come Ruby Rubacuori: la “innocente” minore della quale il premier avrebbe abusato.
Poi è davvero importante chi abusi di chi? Dall’altro lato dell’oceano si stanno incontrando Barack Obama e Hu Jintao per decidere il futuro economico del pianeta. Nella vecchia Italia invece i giornali e i politici hanno occhi solo per la camera da letto e le lenzuola di Silvio. Dice giustamente il PdL, in coro con i fini pensatori e gli intellettuali: si tratta di un abuso. Eppure non avviene ai danni di un incapace, avviene perchè da noi, e SOLO DA NOI, un uomo politico coinvolto in vicende del genere può mantenere la carica e, come conseguenza, i fari dei media e l’attenzione pubblica centrata su di se.
La vera circonvenzione di incapace, del resto, non avviene ad Arcore. Avviene ai danni di “bambini di undici anni, nemmeno troppo intelligenti”. Cioè degli elettori, secondo quella concezione amara ma inoppugnabile che Curzio Maltese assegna a Berlusconi stesso.
Siamo pazzi. Completamente pazzi. Ed è solo colpa nostra…