
È passata la riforma universitaria. Da ex ricercatore del Politecnico di Milano non posso esimermi da un minuto di lutto. Sebbene non manchi qualche innovazione valevole e degna di nota, di fondo la riforma verte su due punti cardine:
- le cooptazioni esterne nei CdA (che si avviano a funzionare come le Asl e la sanità lottizzata dai partiti: per entrare varrà la nomina politica ben prima di qualunque considerazione sui meriti scientifici)
- i tagli (grazie, Signore, grazie. Sono decenni che università e ricerca vengono finanziate meno della metà rispetto alla media europea. Era troppo…)
Per chi pressa da sotto per entrare alla fine cambia poco. Prima era impossibile, oggi sostanzialmente continua ad essere impossibile, ma almeno lo è nell’elegante formato moderno del 3+3. Peccato che negli US un 3+3 lo paghino anche 200.000 $ l’anno, specie se si riesce ad entrare in una università d’eccellenza. Da noi il Politecnico continuerà a pagare il minimo sindacale, e lo stesso varrà per la facoltà di “Scienze delle Supercazzole”, distaccamento di Brembate. Così è la vita… Non resta che attendere con sguardo sereno e orgoglioso l’ultimo passaggio al Senato, e i “concorsi di abilitazione” (tanto se li passi dopo mica lavori, sei solo abilitato).
Lode alla stilosa doppiezza di Fini, che sta rapidamente diventando un classico. Dopo anni di “ma anche” Veltroniano adesso abbiamo pure la destra che prima va sui tetti con i miei (ex) colleghi, e poi in aula a votare per prenderli a mazzate. Non si dica che la ricerca non innova: le tradizioni storiche bipartisan sono tutte farina del nostro sacco…
Nel frattempo, il mondo reale. Il Financial Times ci segnala gentilmente una tempesta in arrivo. In caso di un allargamento alla Spagna delle difficoltà dei mercati il fondo a difesa della Eurozona dovrà essere ricapitalizzato, il tutto costerà un mare di soldi, e potremmo andare in crisi anche noi in una spirale dagli effetti imprevedibili e devastanti. È grossomodo quello che vi diceva il vostro affezionatissimo pochi post fa, se ricordate. Well, inutile angosciarsi: vicini al baratro non vuol dire esserci già dentro. C’è ancora tempo per farsi qualche risata.
E qualcuno da lassù forse se ne sta facendo una. In aula a Montecitorio il commiato a Monicelli: la radicale Rita Bernandini invita a una riflessione sull’eutanasia forte delle modalità scelte dal regista per la sua uscita di scena (fantasia, intuizione, colpo d’occhio e velocità di esecuzione). Risponde dura la Binetti: “un gesto di solitudine e disperazione”, e come ovvio si scatena la bagarre. Nel frattempo, il mondo reale. Una persona di 95 anni, peraltro migliore del 95% (ci vado stretto) di quelle che commentavano la sua dipartita, si è uccisa lanciandosi dalla finestra mentre soffriva per un cancro terminale. Res ipsa loquitur.
Nient’altro di nuovo sul fronte occidentale. Mi assento per qualche giorno, sono curioso di vedere quale nuovo delirio mi accoglierà al ritorno…














