E così, dopo qualche giorno di attesa, è arrivato “l’11 settembre della diplomazia“.
Parole e musica del nostro Ministro degli Esteri, Frattini, da ammirare per la sua capacità di understatement anche mentre afferma che “Assange vuole distruggere il mondo“.
Nientemeno? Per così poco? Al di là della immensa notorietà globale regalata a Julian Assange, capo di Wikileaks, non credo che questo colpo da reality di nuova concezione, ambientato nelle cancellerie e nelle ambasciate, avrà dei risvolti così terribili. Le rivelazioni degne di nota per ora sono poche. Certo, il danno diplomatico e di immagine portato dal linguaggio schietto e “business-like” che si legge nei rapporti americani esiste ed è importante. Almeno per un bel pezzo saranno in pochi a fidarsi di parlare in maniera aperta con le ambasciate USA, mettendosi nelle mani di un (rotfl) sistema di sicurezza interna così solido e garantito.
Ma il mondo ci ha sopportato per migliaia di anni, e allo stato attuale delle cose ha e continua ad avere problemi ben più gravi del gossip relativo alle “segretissimissime” comunicazioni dei potenti. Ci voleva tanto a intuire il loro possibile tenore? O piuttosto è più probabile che i cosiddetti “potenti” siano uomini come tutti gli altri, che mangiano, escono, parlano, si arrabbiano, sono gelosi, fedeli, infedeli, coraggiosi, pavidi, buoni e cattivi tanto quanto i loro simili? È così strano o pericoloso vederli parlare e mandare ai loro capi rapporti brevi, concisi, lapidari, nei quali esprimono le proprie considerazioni e le proprie idee? Ne dubito.
L’Italia in tutto questo? Niente rivelazioni su Ustica, niente Capaci, niente Piazza Fontana, niente Brescia… Peccato, ragazzi, è andata male un’altra volta. 
In compenso abbiamo ammirato gli amici americani descrivere Silvio come un cialtrone politicamente debole, incapace di essere un leader, molto più interessato ai suoi affarucci con Putin e Gheddafi, nonché alla patata e ai festini selvaggi, rispetto alla cosa pubblica e al benessere dello stato che governa.
Fortuna che ce l’hanno detto Assange e gli americani. Si sa da un decennio, ma adesso mezza Italia non potrà più far finta di credergli quando si proclama il miglior testimonial degli ultimi 150 anni per l’immagine dell’Italia all’estero…
O piuttosto no?
Una (bellissima) risposta la trovate qua sopra in video…