Mauro Buti

Political & Social Networking…

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L’ultima supercazzola

Scritto da Mauro Buti 30 novembre 2010

E’ morto Mario Monicelli.
Mi spiace assai. Con lui se ne va un’altro pezzetto dell’Italia più bella. Quella spigolosa, irriverente, cinica, graffiante. Del tutto irresistibile. Adorabile e geniale. Certi giorni sembra che di Italia bella ne resti sempre meno…

Spazio e parola per il commiato proprio a lui, per un ultimo colpo d’artiglio. Grazie di tutto.

Quello che in Italia non c’è mai stato, una bella botta, una bella rivoluzione, Rivoluzione che non c’è mai stata in Italia… c’è stata in Inghilterra, c’è stata in Francia, c’è stata in Russia, c’è stata in Germania, dappertutto meno che in Italia. Quindi ci vuole qualcosa che riscatti veramente questo popolo che è sempre stato sottoposto, 300 anni che è schiavo di tutti. (a Raiperunanotte, 25 marzo 2010).

Wiki-rotfl

Scritto da Mauro Buti 29 novembre 2010

E così, dopo qualche giorno di attesa, è arrivato “l’11 settembre della diplomazia“.
Parole e musica del nostro Ministro degli Esteri, Frattini, da ammirare per la sua capacità di understatement anche mentre afferma che “Assange vuole distruggere il mondo“.

Nientemeno? Per così poco? Al di là della immensa notorietà globale regalata a Julian Assange, capo di Wikileaks, non credo che questo colpo da reality di nuova concezione, ambientato nelle cancellerie e nelle ambasciate, avrà dei risvolti così terribili. Le rivelazioni degne di nota per ora sono poche. Certo, il danno diplomatico e di immagine portato dal linguaggio schietto e “business-like” che si legge nei rapporti americani esiste ed è importante. Almeno per un bel pezzo saranno in pochi a fidarsi di parlare in maniera aperta con le ambasciate USA, mettendosi nelle mani di un (rotfl) sistema di sicurezza interna così solido e garantito.

Ma il mondo ci ha sopportato per migliaia di anni, e allo stato attuale delle cose ha e continua ad avere problemi ben più gravi del gossip relativo alle “segretissimissime” comunicazioni dei potenti. Ci voleva tanto a intuire il loro possibile tenore? O piuttosto è più probabile che i cosiddetti “potenti” siano uomini come tutti gli altri, che mangiano, escono, parlano, si arrabbiano, sono gelosi, fedeli, infedeli, coraggiosi, pavidi, buoni e cattivi tanto quanto i loro simili? È così strano o pericoloso vederli parlare e mandare ai loro capi rapporti brevi, concisi, lapidari, nei quali esprimono le proprie considerazioni e le proprie idee? Ne dubito.

L’Italia in tutto questo? Niente rivelazioni su Ustica, niente Capaci, niente Piazza Fontana, niente Brescia… Peccato, ragazzi, è andata male un’altra volta. :(
In compenso abbiamo ammirato gli amici americani descrivere Silvio come un cialtrone politicamente debole, incapace di essere un leader, molto più interessato ai suoi affarucci con Putin e Gheddafi, nonché alla patata e ai festini selvaggi, rispetto alla cosa pubblica e al benessere dello stato che governa.

Fortuna che ce l’hanno detto Assange e gli americani. Si sa da un decennio, ma adesso mezza Italia non potrà più far finta di credergli quando si proclama il miglior testimonial degli ultimi 150 anni per l’immagine dell’Italia all’estero…
O piuttosto no?

Una (bellissima) risposta la trovate qua sopra in video…

Il blog cambia faccia!!!

Scritto da Mauro Buti 26 novembre 2010

È stato faticosissimo, e mi ha portato via una buona giornata di lavoro, ma il blog ha una faccia tutta nuova! Dovrei aver messo a posto il grosso dei bachi. In ogni caso se notate qualcosa che non funziona o delle parti del template che sono rimaste in inglese fatevi vivi, e l’amanuense correggerà al più presto.

Allo stato attuale delle cose mi appoggio all’ultima versione di Wordpress, la 3.0.1, e al tema “Evander” scaricato da http://www.web2feel.com/ (vi consiglio una occhiata a tutti i temi della nuova “Fab series”, sono davvero ben fatti).
Il sistema di commenti ora funziona solo tramite facebook, ed ho integrato in maniera separata anche la possibilità di dare il “facebook-like” a ciascun post. Naturalmente rimangono ancora dei lati oscuri…
Adorerei avere i commenti e i like su wordpress in comune con quelli della postata di aggiornamento che “networked blogs” fa sul wall di facebook ogni volta che mando un nuovo articolo, ma allo stato attuale delle cose sono ben lontano dall’obiettivo.

Potrei riuscire nell’intento con una corretta configurazione e scegliendo i giusti plugin? Non ne ho idea, ma le soluzioni trovate finora sono entrambe insoddisfacenti:

  • un plugin il cui sviluppo è fermo da un anno, fortemente limitato e buggato rispetto agli strumenti dell’ultimo anno
  • qualche plugin che effettua il pull dei commenti fatti alle note su facebook. Le mie note già importano il blog, ovviamente, ma non riesco a fare in modo che facebook le posti automaticamente sul wall così come fa networked blogs

Per caso qualche guru di facebook & wordpress sa darmi un buon consiglio?

Durante il pomeriggio di studio e lavoro ho avuto modo di provare due altri strumenti davvero splendidi, che consiglio a tutti. Alla fine ho scelto di appoggiarmi solo a facebook per una questione di diffusione della piattaforma e di semplicità, ma da principio ho speso qualche ora per integrare:

  • disqus (un sistema di gestione dei commenti che monopolizzerebbe la questione senza alcun bisogno di facebook, se solo foste in 10000 e non in due a insultare i miei post)
  • janrain (una piattaforma di gestione universale degli utenti, che è rimasta installata sebbene mi stia ancora dando dei problemi. La proverò ulteriormente, ma non è più cruciale ora che il riconoscimento degli account facebook è automatico)

Non è stato tempo perso, in ogni caso: toccare con mano la qualità e l’integrabilità di questi tool è stata una operazione istruttiva e affascinante. E chissà mai che l’esperienza non venga utile in futuro…

E direi che per oggi basta. Il vostro affezionatissimo esce a bersi una birra e vi tranquillizza: per il prossimo post tecnico e di aggiornamento ci vorranno come minimo altri tre anni. Good night & good luck… :D

Paprika

Scritto da Mauro Buti 26 novembre 2010

Dopo qualche giorno di sofferenza l’emergenza Carfagna è rientrata, e in casa PdL è tornato il sereno.
Del breve attimo di calma ha approfittato Francesco Pionati, leader della Alleanza di Centro Per La Libertà (il nome non è uno scherzo), uno degli innumerevoli soggetti da 0,0x% che stanziano nel centrodestra berlusconiano. Qualcuno lo ricorderà come “l’uomo del panino”, e cioè il cronista che confezionava i due minuti di riassunto della giornata politica per il tg serale. Come ovvio nel massimo e tassativo rispetto degli spazi spettanti a ciascun partito…

Oltra ad una affascinante intervista nella quale Pionati discetta sul concetto dei tacchini felici di vedere arrivare il Natale (già caro al presidente Berlusconi), è di oggi la notizia dell’arruolamento nei ranghi del suo partito per l’attrice Deborah Caprioglio.
Non c’entra niente e non ha mai fatto politica in vita sua? E che problema c’è, sarà senza dubbio una ottima responsabile nazionale Cultura e Spettacolo, e una madrina perfetta per la seconda Assemblea nazionale della AdCPLL (il nome non è uno scherzo).

Ne approfitto anche io per inserire una foto all’altezza, che mi varrà una cinquantina di hit in più (internet è sempre adorabile, in queste piccole cose…)

Tremate, vajasse! Gli spazi rosa del centrodestra si stanno restringendo…


Citazione d’obbligo per Mr Gordon Gekko, da Wall Street 2 di Oliver Stone.

Torniamo a parlare di economia sulle pagine del blog. La vecchia Europa sta guardando con preoccupazione l’evolversi dei conti pubblici di Irlanda e Portogallo. Inutile segnalare come non sia un bel vedere, dal momento che in entrambi i casi il crac finale sembra essere alle porte, e l’unica speranza di salvezza consiste in un prepotente intervento di ricapitalizzazione dall’esterno.

Da parte di chi, di preciso? Secondo la malvagia e perversa ironia degli accordi UE a garantire la sopravvivvenza della verde Irlanda c’è anche l’Italia, attualmente esposta per una quota di 74 miliardi sui 440 totali del cosidetto “Fondo di copertura per l’Eurozona”. Quello nato dopo la crisi greca, e destinato a scomparire come una goccia nel mare non appena si dovesse aggiungere al tracollo ellenico quello di qualche stato di dimensioni e PIL un filino maggiore. Ad esempio la Spagna, congiunturalmente già data per spacciata entro un paio d’anni, o il nostro bel paese…

Ma rimaniamo in Irlanda. La richiesta è intorno ai 90 miliardi, e se le proporzioni non sono una opinione ne risulta che almeno una quindicina dovrebbero uscire dalle esangui casse nostrane. Inutile dire che siamo al ridicolo: per tappare un buco si apre una voragine. Anche perchè l’Italia ha già serie difficoltà nel vendere i propri titoli di stato e nel coprire il proprio, di debito. Pochi giorni fa sull’onda delle notizie di una crisi di governo lo spread btp-bund, e cioè la distanza fra i nostri titoli di stato e i blindatissimi bund tedeschi ha raggiunto il suo massimo intorno ai 180-190 punti base. Potrebbe andar peggio, ma di sicuro non va affatto bene. Per capire la proporzione nel 2008, subito dopo la caduta del governo Prodi, toccavamo il record di allora con uno spread di 40 punti base. Lo spread attuale fra l’Irlanda in crollo e la Germania è di oltre 600 punti base, mentre quello Portoghese vale circa 450.

Tirando le somme? Peggiorerà. Non piace a nessuno fare la cassandra, ma lo stato delle borse e dell’economia mondiale continua ad essere preoccupante. Per due motivi:

  1. Tutto funziona esattamente come prima del crac. Il dow jones vola oltre quota 11.000 apprestandosi a tornare ai fasti pre-crisi, ma la disoccupazione è alle stelle e diversi dei fondamentali indicano un futuro tetro. Siamo di nuovo di fronte a una enorme bolla finanziaria: la ricchezza che traina la crescita americana non è reale. Non si poggia su nulla di concreto, è la ricchezza di Wall Street. Nel frattempo il cittadino comune, il consumatore, continua a camminare su una Main Street in miseria, e non si sente esattamente incoraggiato a trainare la risalita.
  2. L’Europa è troppo debole di fronte alle enormi speculazioni monetarie in corso. Non può applicare una politica comune a causa delle differenze sostanziali fra le economie dei paesi membri, ed è vincolata dal rigido patto di stabilità a mantenere l’inflazione bassa. Tradotto vuol dire che mentre tutti tentano di deprezzare la propria moneta pur di restare a galla, gli americani facendo stampare nuova valuta alla FED, e i cinesi mantenendo bassi i tassi di cambio del renminbi, l’Europa può solo stare a guardare sperando che la tempesta passi.

In una situazione del genere la coesione dell’area Euro è a forte rischio, e non a caso diverse voci autorevolissime (Juncker, Van Rompuy) lo stanno già segnalando. La UE potrebbe rinunciare a salvare dei paesi membri in crisi, ed estrometterli per permettere loro di formalizzare il fallimento con un crac in stile argentino. Stiamo quindi parlando di interi stati destinati a diventare insolventi a livello di debito pubblico. Se si tratta della Grecia, dell’Islanda, o dell’Irlanda poco male. Se la caveranno, no? Sono problemi loro. Ma attenzione: in un mercato globale se un tassello del domino di dimensioni più rilevanti crolla, rischia di venire giù l’intero edificio. È il “global meltdown”. Quello di cui si era parlato a più riprese durante le fasi acute della crisi.

Presto altre amministrazioni ed altri tavoli oltre a quello USA si troveranno a dover fronteggiare la questione di cosa sia e cosa non sia “too big to fail”. Ragioneranno nella stessa maniera? Si riuscirà all’infinito a coprire i debitori insolventi? Difficile crederlo.

Se la situazione congiunturale non migliora in maniera netta nel prossimo anno è quasi certo che ci troveremo di fronte a molte micce capaci di innescare la “double-dip recession”. Una crisi a W, con due picchi negativi. E l’appuntamento col destino, e cioè con i limiti e le idiosincrasie del nostro attuale sistema economico sarà stato solo rimandato. Come dice Mr Gekko siamo solo all’inizio. Sarà la prossima bolla speculativa la cosiddetta “Big One”. Quella esplosione cambriana del sistema economico che abbatterà definitivamente, e una volta per tutte, le utopie del XX secolo.

Ugly times ugly…

Mara o non Mara?

Scritto da Mauro Buti 22 novembre 2010

Il destino del governo è in forse e con ogni probabilità anche quello del PdL.
I finiani hanno aperto proprio oggi la controversia sul simbolo, attesa da tempo da tutti gli addetti ai lavori. All’atto della costituzione del nuovo partito, infatti, l’emblema e i documenti erano stati depositati da Berlusconi e Fini in qualità di cofondatori. E non è difficile immaginare come la cosa possa costituire un problema legale di un certo rilievo.

Nel frattempo ha del clamoroso la dichiarazione di dimissioni da parte del Ministro delle Pari Opportunità Mara Carfagna, in rotta con il monopolio di Cosentino e dei suoi uomini sul PdL campano. È abbastanza divertente leggere giornali che ebbero parole di fuoco nei confronti della ex soubrette spendersi in elogi e attestati di stima per la nuova Mara, “pasionaria”, combattente, orgogliosa del suo profilo da statista e della sua indipendenza intellettuale.

Chi l’avrebbe mai detto, quando di Mara si parlava più che altro per le intercettazioni fantasma citate dal quotidiano argentino “El Clarin” (quelle di cui si perse traccia dopo la ridicola archiviazione del caso Saccà), e le chiacchere e le malignità sulla sua nomina si sprecavano? Eppure tutto cambia in fretta, in politica. O volendo anche niente. Dopotutto ha una sua linearità che dopo anni di asse Carfagna-Berlusconi il problema interno del PdL si sia scatenato sulla foto galeotta scattata da Alessandra Mussolini al duo Carfagna-Bocchino.

Lapidario il Senatore Paolo Guzzanti: “la Carfagna è solo un prodotto della cosiddetta mignottocrazia“.

Chissà. Ma se allo stato attuale delle cose Berlusconi (e lo conosciamo, Berlusconi) preferisce un imputato per reati di camorra sotto provvedimento di arresto invece di una donna bellissima, a che punto ci siamo ridotti?
È proprio crisi…

Incanta laggente, incanta li serpenti…

Scritto da Mauro Buti 17 novembre 2010

Prima di qualunque altra cosa: novanta minuti di applausi alla signora Annarella, l’idolo vivente che potete ammirare qui sopra alle prese con l’onorevole Anna Maria Bernini (PdL).

E adesso veniamo a noi. Dopo un’altra assenza (il vostro affezionatissimo ha conquistato il Canada, e oltre a visitare Toronto, il Niagara, ed altre amene località, ha controllato di persona che sua sorella maggiore fosse ancora viva e in buona salute) riprende il normale corso delle trasmissioni qui sul blog. L’annunciatissima crisi di governo, di cui parlavamo su queste pagine già da più di un anno, è attesa per il 14 dicembre. Una sorta di giorno del giudizio nel quale si esprimeranno contemporaneamente la Camera e il Senato sulla fiducia al Governo, e la Consulta in merito allo scudo SalvaSilvio, meglio conosciuto come (il)legittimo impedimento.

Diversi amici mi hanno chiesto qualche riflessione sul futuro politico a cui andiamo incontro. La verità è che il momento è fluido, e ogni previsione difficilissima. La mia impressione, peraltro abbastanza diffusa, è che si produrrà uno stallo nel quale Berlusconi manterrà il controllo del Senato, ma non quello della Camera. Il risultato sarà un tira e molla di alcuni mesi che ci porterà alle elezioni a Marzo, senza la possibilità di cambiare la legge elettorale.

Con l’attuale legge in vigore l’ipotesi più credibile è che si sviluppino tre poli: uno di centro (Casini + Fini + MPA + fuoriusciti vari), uno riformista (PD + IdV + SeL), e uno di destra (Lega + PdL). Alla Camera avrebbe larga maggioranza la coalizione vincente, mentre al Senato è quasi certo che per governare non si potrà prescindere dall’intesa con il nuovo soggetto di centro. Un accordo del genere coinvolgerà il nome del premier, che difficilmente sarà uno di quelli indicati in anticipo dalle tre coalizioni. Andiamo incontro a una premiership delegittimata fin dal primo giorno di governo, e ad un altro prolungato periodo di instabilità. La prossima legislatura sarà ancora una volta di transizione prima che di riforme, e non potrà permettersi di stravolgere gli equilibri e i nodi irrisolti del paese.

Nel frattempo la situazione economica continua a peggiorare, e Irlanda e Portogallo ci ricordano come il baratro sia appena a un passo da noi.
Ci sarà tempo nei prossimi giorni per qualche riflessione sul tema, mentre per un commento sulla situazione globale e sulla clamorosa sconfitta dei democratici di Obama alle elezioni di mid-term è già in preparazione il terzo appuntamento con il tradizionale post “State of The Union” di fine anno (qui le edizioni 2009 e 2008). Ne sentirete delle belle, dal momento che la crisi globale non è finita, e per molti versi non è ancora nemmeno cominciata. Si intravedono le avvisaglie di un futuro cupissimo: l’area euro che si sgretola implodendo, una nuova stagione di protezionismo, e una guerra fredda economica sull’asse USA – Cina, combattuta con bombe nucleari a forma di progressive svalutazioni della propria moneta.

Troppo complicato, e troppo poco spazio per spiegarsi a dovere: ne riparleremo. Vi lascio piuttosto con qualcosa di ben più semplice da denunciare e da capire.

Secondo il Fondo Monetario Internazionale, fatta eccezione per la terremotata Haiti, l’Italia è il peggior paese al mondo (!) a livello di crescita su base decennale. Nessuno ha fatto male quanto noi nel periodo 2000-2010. Tanto basterebbe a far sotterrare dalla vergogna qualunque classe dirigente. Purtoppo, come ben noto, la nostra fa sempre eccezione. “Incanta laggente, incanta li serpenti…

Ultimi degli ultimi, governati dai peggiori dei peggiori. Finirà mai? Non senza una, dieci, cento Annarelle, e non senza il vostro voto e le vostre preferenze. Diversamente la crisi della Seconda Repubblica si risolverà come quella della Prima: una metamorfosi di forme, simboli e colori, che lascerà immutati i nomi e le facce. Non fatevi ingannare dal “finto nuovo”: Fini è in politica dal 1977, Vendola dal 1985, Bersani da ben prima, Berlusconi non è altro che la prosecuzione del finto “socialismo” alla Craxi, e così via. Il cambiamento che stiamo aspettando non arriverà mai da fuori, o da solo: saremo sempre e solo noi…

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