
Scrivevo due anni fa, commentando le fasi iniziali della crisi e il fosco orizzonte politico del nostro paese: “per il futuro prossimo ci possiamo attendere una mobilità di voti forte, e la nascita di nuove formazioni“. Così è: il brand di successo del 2011 è proprio il binomio “nuovo & diverso”. Non a caso i venditori di pentole nostrani si affrettano ad appropriarsene, pur con qualche miserabile problema di marketing nell’associare il concetto a qualcosa che è sempre lo stesso, e fa sempre più schifo.
L’operazione in realtà costituisce professione nobile, dotata di una certa tradizione. Il trasformismo all’italiana vanta solide radici storiche ed è già stato protagonista di una performance d’eccezione durante il faticoso passaggio dalla Prima alla Seconda Repubblica. Il triplo salto mortale che ci ha portato dalla padella alla brace, da Craxi a Silvio Berlusconi, proprio a colpi di “diversità”, “novità”, “moralità” e “rigore”…
Ne parlavano davvero, di cambiamento. A pensarci adesso sembra incredibile, ma ricordo con una certa commozione Berlusconi pretendere incensurati nelle liste della neonata Forza Italia, e cavalcare con fierezza la grande onda della rabbia popolare, straparlando di candore e onestà. Addirittura proporre Antonio Di Pietro come Ministro dell’Interno.
Era il 1994, eppure sembra ieri. Oggi, invece?
In alto i cuori, signori, il futuro prossimo è già arrivato. È qui, e adesso.
- Dopo anni passati a bisticciare per la paternità dello scudo crociato, è finalmente tempo di nuovo: Casini lancia il “Partito della Nazione”
- Montezemolo è sul piede di guerra, sebbene non sia ancora del tutto chiaro con chi e contro chi voglia combattere
- Beppe Grillo non ha dubbi: contro tutto e tutti. Il Movimento a 5 Stelle “non fa alleanze con i partiti”. Auguri…
- Il PD vaga sperduto in una crisi di identità che prosegue ininterrotta dal momento della nascita in poi.
- Il popolo, affamato, vagheggia sul nome di Vendola. Nel frattempo i dirigenti stanno ancora metabolizzando e piangono disperati l’addio a Rutelli, e al cilicio della Binetti
- Il PdL ha perso Fini e lo spirito del predellino. Dopo l’impero, un Futuro e Libertà di inevitabile decadenza…
- Silvio e Umberto sono sull’orlo della crisi di nervi, e si promettono vicendevolmente di abbandonare la politica insieme. Presto, se possibile, grazie…
Immagino che nella prossima e oramai imminente campagna elettorale torneremo a sentir parlare di cambiamento, moralità e rigore. Dopo sedici anni, ci voleva proprio.
Chissà se qualcuno si ricorderà dei pazzi e degli eroi che hanno avuto cuore di parlarne anche durante i decenni non sintonizzati. Difficile… Ma sicuramente ci potremo consolare con la carrellata di “nuovi” nomi che campeggeranno nelle liste (rigorosamente bloccate) per Camera e Senato, no?
…
Forse no.
Alla fine il Gattopardo l’ha sempre saputa lunghissima…














