
La grande attesa per il voto regionale di questo weekend si è risolta in un nulla di fatto. Il paese del Gattopardo, quello dove tutto cambia di modo che si riesca a non cambiare mai nulla, è riuscito nell’impresa di confermare se stesso.
Due vincitori indiscutibili:
- l’astensionismo, lo schifo e il distacco della gente (primo partito italiano, ma come noto si tratta di un problema che con la politica non ha a che vedere…)
- la Lega Nord di Umberto Bossi
Uno sconfitto indiscutibile:
- il PD (novità, novità…)
Nelle ultime settimane bisogna dare atto a Berlusconi e ai suoi di aver tentato in ogni modo possibile di perdere le elezioni. Figure da cialtroni a ripetizione, problemi con le liste, panini, scontri interni, intercettazioni e ingerenze in RAI oltre il livello dello Zimbabwe… Purtroppo l’armata brancaleone del Popolo della Libertà Provvisoria (copyright: Marco Travaglio) si è scontrata con un nemico imbattibile: la cronica allergia alla vittoria da parte dei quadri dirigenti del Partito Democratico. Della quale parlarono già altri molto prima di me…
Il sedicente partito riformista ha espresso come leader, nelle regioni in cui ha perso:
- Agazio Loiero in Calabria
- Vincenzo De Luca in Campania
- Mercedes Bresso in Piemonte
- Emma Bonino in Lazio
- Filippo Penati in Lombardia
- Giuseppe Bortolussi in Veneto
Criticare a posteriori è fin troppo facile, ma non si può non notare come si tratti di politici di una certa età, riciclati, con una ampia carriera alle spalle. E quindi dotati di uno scarso appeal nei confronti di quella parte di elettorato (sempre più incisiva: viste le percentuali dei Grillini?) affamata di nuovo e cambiamento. Allo stesso modo non si può non notare come sia andato l’unico candidato di rottura: Nichi Vendola in Puglia. Lo stesso contro cui il PD aveva lottato strenuamente fino all’ultimo secondo utile, pur di imporre il nome di un altro probabile perdente: il d’alemiano Boccia.
Si sente ogni giorno straparlare di ricambio generazionale. Ma dove sono le facce nuove? Perchè non escono mai? Forse non possono uscire, e sta proprio qui l’inghippo.
Berlusconi vince le elezioni perchè può permettersi di occupare militarmente la TV negli ultimi giorni prima del voto, e perché così facendo ricorda la sua esistenza a un elettorato troppo annoiato, stufo e disinformato per poter anche solo pensare di cambiare qualcosa. Se esistesse una alternativa reale, però? Dotata di una faccia, una storia e delle idee in chiara controtendenza rispetto a quanto visto finora? Bucherebbe il televisore e i cuori un vecchio pelato che urla e sputa di comunisti e complotti da due decenni?
Non capisco perchè il PD odi e tema così tanto quelle primarie che sono parte del suo statuto. Le primarie fanno emergere candidati diversi da quelli di apparato e sono imprevedibili, ma rimangono un grande strumento di democrazia. Fanno sentire la gente coinvolta e partecipe, e in ultimo fanno anche vincere (Vendola, Renzi…). Perchè non usarne e abusarne, in previsione di elezioni a bassa affluenza? Chissà…
Cambiano gli anni, e cambiano i segretari, ma gli istinti suicidi del PD non accennano in alcun modo a diminuire. Per fortuna la sindrome da “grande partito privo di identità” ha contagiato anche il PdL. La creatura di cartone modellata da un predellino a immagine e somiglianza del suo leader difficilmente resterà unita ancora a lungo. Del resto la tenuta politica di Silvio è a rischio a prescindere dal discreto risultato elettorale: l’agonia economica del paese si può allungare di qualche mese, ma le condizioni al contorno e gli indicatori non lasciano scampo. Mi aspetto una crisi interna di ampie proporzioni entro la fine dell’anno, che si potrà risolvere con un rimpasto, o più probabilmente con un governo delle riforme. La mia previsione, in ogni caso, è che il ventennio Berlusconiano sia al crepuscolo.
Ma anche l’eventuale epilogo potrebbe rivelarsi una gioia breve. Il quadro politico destinato ad emergere dallo sfaldamento di grandi partiti privi di anima e spina dorsale è del tutto imprevedibile. Come disse giustamente Veronica Lario: “il pericolo non sta tanto in Silvio, quanto piuttosto in chi lo seguirà”. E il fatto che in mezzo al prevedibile caos e alla lotta per il potere il partito più strutturato e radicato sul territorio italiano sia la Lega Nord costituisce una realtà sempre più preoccupante, con la quale il paese sarà presto costretto a fare i conti…

















