Mauro Buti

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Vuoi più bene alla mamma o al papà?

Scritto da Mauro Buti 10 febbraio 2010

Italia dei Valori ha deciso di appoggiare la candidatura di Vincenzo De Luca alle Elezioni Regionali in Campania.
Non si conta il numero di amici che mi hanno chiesto un parere a riguardo (fra i quali saluto con affetto quelli del forum “Manicomio”, su NGI), e la quantità di discussioni che la vicenda ha generato a livello interno. Ecco a voi, quindi…

Fra tante considerazioni lette in questi giorni la crudeltà della “scelta dell’orco” impostaci dal PD a mio dire è stata espressa alla perfezione dalle parole di una mia carissima amica.

Oggi mi si chiede di scegliere se è meglio mamma o papà. Il partito o la linea dura e pura degli indipendenti. Io so solo che vorrei andare dallo zio piantagrane chiamato PD e dirgli che dovrebbe imparare a non fare debiti di gioco e farli pagare ai parenti…”

Non potendo reagire con una testata sul setto nasale, nel momento in cui il PD impone il nome di un indagato e non da più disponibilità a mediare sullo stesso, è indubbio come ci si trovi di fronte a una delicatissima scelta politica.

E’ curioso notare come gli “alleati” continuino ad essere molto più bravi a mandare in crisi gli amici, piuttosto che i nemici. Ed è curioso allo stesso modo vedere una imposizione ritorcersi come pietra dello scandalo su chi la subisce (accettandola fra mille sofferenze, fra mille distinguo, e al costo di una spaccatura interna) piuttosto che su chi la impone. Nessuno sembra notare, mentre piangiamo sulla perduta innocenza, che Italia dei Valori vive come un dramma e uno shock quella che a conti fatti è una porcata altrui.

Non che ci sia nulla di strano: in tutte le altre case, ivi inclusa quella dello zio, le porcate peggiori e più schifose sono all’ordine del giorno. Ma a casa nostra questa colpisce in maniera particolare proprio nel suo essere, come la definisce l’On. Donadi, una scelta fuori dai canoni “legata a circostanze irripetibili come la necessità di salvare la Campania dalla camorra”.

Basterebbe riflettere sulla differenza fra “unicità & stranezza” e “normalità & regola”, per trarre già delle buone conclusioni. Ma siamo pur sempre in Italia, una terra dove obiettività e coerenza sono optional per alcuni e obbligo per altri. Dove devi dimetterti per l’inciucio con la segretaria, o con il trans, ma va tutto bene e puoi pontificare su Eluana Englaro e darti arie da cattolico osservante anche se poi ti porti quaterne di escort nei palazzi delle istituzioni…

Inutile farsi illusioni, continuiamo pure a dibattere come se fosse tutta colpa nostra e di Antonio Di Pietro.

Una scelta cruciale non ha quasi mai soluzione univoca. Per affrontare l’analisi politica della questione occorre prima di tutto rendersi conto di come entrambe le posizioni siano legittime, e comportino svantaggi e vantaggi.

I vantaggi di accettare il compromesso del resto sono stati parecchi.

Primo: il partito ha cambiato la sua natura. Come ogni forza politica in cui è sempre e solo esistito un padre padrone, IdV non ha mai conosciuto una grande dialettica interna. Questa presa di posizione ha fatto nascere un dibattito enorme, mai visto prima nella nostra storia. Prendendola abbiamo perso l’innocenza dei bambini, e siamo passati alla turbolenta fase dell’adolescenza. Da oggi in poi in Italia dei Valori c’è e ci sarà sempre spazio per più anime, per tante voci, e per minoranze e maggioranze.

Secondo: il peggior partito possibile fra quelli di opposizione, l’UDC di Casini e del poco onorevole Cuffaro, ha subito una dura batosta. Con la sua politica dei due forni (sulla quale mi astengo, per evitare il turpiloquio) si trova chiuso in un angolo ad osservare il rapporto fra PD e IdV che diventa più solido e meno attaccabile. Non a caso Casini strepita. Vede che Bersani ha potuto toccare con mano come IdV sia pronta a soffrire nell’immediato pur di fare scelte di responsabilità. E che il rapporto fra papà, mamma e zio si avvia a diventare quello che c’è in ogni famiglia: volenti o nolenti, alla fine ci si deve per forza voler bene.

Terzo: si tronca una imponente linea di attacco al partito. IdV subiva da mesi e mesi critiche violente su tutta la stampa a grande diffusione (Corriere della Sera, Repubblica…). Veniva fatto a pezzi a colpi di “irresponsabilità”, di “populistico pensare sempre e solo ai voti facili e a se stessi”. Dopo aver ingoiato un rospo di queste dimensioni, attacchi del genere perdono di consistenza e mostrano tutta la loro pochezza intellettuale

Quarto: l’eventuale sconfitta in Campania diventa una responsabilità della follia del PD. Una eventuale vittoria, al contrario, sarà frutto solo e unicamente del sacrificio e dell’enorme gesto di responsabilità fatto dal nostro partito.

Quinto: non viene abbandonata senza lottare una regione che ha già sofferto moltissimo. De Luca è un candidato inopportuno, ma ha dato prova a Salerno di essere un bravo amministratore. L’alternativa sarebbe stata regalare senza sfida la Campania in mano al peggio, del peggio, del peggio, del peggio, del peggio.

Gli svantaggi sono altrettanto grandi, come ovvio.

Primo: si perde una certa quantità di voti. Nessuno è cieco, e immagino che i dirigenti lo sappiano benissimo. La posizione “duale” che si è creata internamente fra “mamma e papà” ne salverà una parte, ma di per certo andando da soli il risultato sarebbe stato molto più imponente

Secondo: si perde la coerenza, da sempre uno dei cardini e dei tratti distintivi dell’azione politica di IdV. Tutti i partiti predicano bene e razzolano male. Il nostro, che ha sempre tentato di esprimere una linea diversa, si trova ad assomigliare un pochino di più a quelle entità che ha sempre criticato

Terzo: ci si espone a facili critiche da parte della maggioranza e dei suoi House Organ. Secondo il ben noto principio Craxiano del “io rubo i miliardi, tu una mela, e alla fine siamo tutti ladri”.

Non credo che IdV sia diventato un partito uguale a tutti gli altri perchè ha accettato un compromesso difficilissimo. Mentre alla Presidenza del CIPE, il forziere più ricco d’Italia, c’è un uomo che senza la sua carica andrebbe in carcere senza passare dal via. Mentre la maggioranza mannaia l’informazione pre-elettorale, vara mazzi di leggi ad-personam, beatifica Craxi, da ampio spazio a pulsioni xenofobe e razziste, e via di questo passo…

Credo di vivere in un paese che ha annegato nell’ipocrisia ogni sua possibilità di essere innocente. E che in queste condizioni chi è onesto, chi crede in qualcosa di diverso, può solo soffrire, sudare sangue, e piangere lacrime amare. Perchè questo è il prezzo che costa lottare.

E mentre si lotta, il più delle volte soli, la gente continua orgogliosa a votare, o peggio ancora a *NON VOTARE*, scegliendo di mandare il paese allo sfascio. Ti sbeffeggia e ti dileggia. Si frega le mani felice per la macchietta che abbruttisce la tua camicia bianca. Adesso anche tu “sei come gli altri”. Adesso il mondo è di nuovo al suo posto. Possiamo regalare sereni l’Italia ai peggiori, criticando a spada tratta chi invoca giustizia ed equità perchè “è intransigente”, “è populista”, “è incoerente”, “è come gli altri”, “non vincerà mai”, e per mille altri motivi.

Chi se ne importa della luna? Grazie al cielo il dito che la indica ha l’unghia sporca, e non siamo più obbligati a guardarla.

Forse è troppo presto perchè un partito come IdV scelga di invecchiare. In Italia non ci sono ancora le condizioni.
Ma la politica e la storia non si fanno con i se e con i ma, o criticando le scelte prese da chi comanda. La storia si fa con il coraggio, con la rabbia, e con l’ostinazione. Solo chi non fa mai nulla, e critica e pontifica dall’alto di ciò, può vantarsi di non commettere mai errori.

Votate come credete alle regionali. Votate per chi sceglie gli uomini di Cosentino, se ritenete che il bene del paese passi da loro.
O piuttosto votate per chi tenta di fare quello che può, coi mezzi che i nostri voti gli danno. Perchè sono i nostri voti a decidere se siamo condannati per sempre a un’Italia in cui gli apparati possano a loro piacimento imporre De Luca, o se possiamo sognarne un’altra in cui gli idoli non siano Mangano e Dell’Utri, ma De Magistris, Borsellino, e Clementina Forleo.

In democrazia non abbiamo altra arma se non il voto. Il voto è forza. Il voto è potere. In ultimo rappresenta il potere di cambiare.
Pensateci, mentre mettete la vostra croce. O magari mentre siete a sciare, e ve ne fottete bellamente di metterla perchè “tanto non cambia mai niente”.

Nel dubbio, comunque, mettetela su Italia dei Valori. E a fianco scriveteci “BUTI”. :D

Un abbraccio a tutti coloro che seguono questa mia avventura, e che si interessano e insistono perchè io mi esponga su tutte le questioni di rilievo, anche su quelle difficili come questa. Sono qua. Ci sto mettendo la faccia, il coraggio, e i miei soldi. Prendete in giro l’ingenuità, come giusto, ma almeno apprezzate che qualcuno ci provi. Dove siete, voi, mentre il paese va allo sfascio?

Io sono su maurobuti@googlegroups.com
E si cercano volontari che vogliano collaborare alla campagna elettorale.

Su De Luca ero contrario fino al Congresso. L’ho anche scritto. Ma credo nel mio partito, e credo in Antonio Di Pietro. Diversamente non sarei qui.
Mi prendo insieme a lui, e insieme a tutti i delegati presenti, la responsabilità politica di questa decisione. Una scelta del partito è una scelta anche mia.

E di esserci stato, a quel congresso, sono solo orgoglioso.
A presto, e restate sintonizzati. Il sito dovrebbe cambiare faccia nei prossimi giorni…

Posted via email from Mauro Buti

6 Responses so far.

  1. Fuz scrive:

    E’ stato un suicidio.
    Conosco svariate persone che non hanno votato Tonino “solo” (virgolette d’obbligo) perchè era alleato con il viscidume del PD.
    Dopo questa mossa, che nega tutti i principi fondamentali dell’IdV, perderà parecchi altri voti (tra cui, probabilmente, il mio).

  2. admin scrive:

    Senza il PD non c’è speranza di tornare al governo, purtroppo.

    Si sapeva benissimo che questa mossa sarebbe costata dei voti. Credo (spero) che più che incazzarsi per la singola scelta che si fatica a condividere il grosso della gente (te incluso) avrà cuore di vedere quante altre battaglie il partito ha portato avanti in questi anni, e rifletta sul punto in cui ci troveremmo oggi senza quelle battaglie ad arginare lo strapotere berlusconiano.

    Ciao! :)

  3. Nebo scrive:

    Non importa se a destra “c’è di peggio”.
    Se un partito nasce facendo del giustizialismo ed accumula voti predicando galera e dimissioni poi non può pretendere di fare l’opposto senza conseguenze. Avete perso tutta la credibilità perché le frenate di merda risaltano assai bene su biancheria immacolata.

    Ed è solo l’inizio.

  4. ISOLA scrive:

    Basi l’identità partitica su pochi fondamentali punti.
    Se alla prima avversità o decisione difficile sei pronto a mettere in discussione il DNA del partito allora c’è qualcosa che non va,l’IDV capirà l’immane errore che ha fatto quando si conteranno i voti alle prossime elezioni,se devo votare due partiti che basano la loro linea sulla REALPOLITIK tanto vale dare il voto al più grosso ,al più diffuso e presente sul territorio,il PD.

    Non cambia nulla se si tratta di una eccezione e non di una regola di condotta,è un peccato originale che un partito come l’IDV non può avere,non può e basta.
    Tutte le lezioni di moralità,lezioni sulla giustizia,sui candidati puliti da oggi in poi non potranno più scaturire dalle bocche degli esponenti dell’IDV,semplice e cristallino.

    O ci sarà un passo indietro e l’IDV tornerà nel suo ghetto del 4% e la risalita non avverrà mai più,sicuramente non sotto antonio Di Pietro.

  5. admin scrive:

    Il candidato è espressione del PD, IdV si è limitata ad accettare di supportarlo (con un certo mal di pancia) dopo che gli era stato imposto sotto forma di aut aut.

    Non vorrei sfuggisse questo non marginale dettaglio. Sembra che la responsabilità politica della scelta del candidato non sia di chi lo spinge e non vuole mediare sul nome, ma di chi finisce piegato dalla prepotenza.

    Sul resto, credo di aver già detto nel post.
    Ciao! :)

  6. Fuz scrive:

    Il punto è solo uno.
    Gli elettori dell’IdV sono quelli che si erano rotti di doversi turare il naso e votare il male minore.


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