Angurie! :)
25 dicembre 2010
Buon Natale! Ci si rivede nei prossimi giorni per l’oramai tradizionale appuntamento con lo “State of The Union”…

Buon Natale! Ci si rivede nei prossimi giorni per l’oramai tradizionale appuntamento con lo “State of The Union”…
Così è.
Se ne sono andati verso l’infinito, correndo felici verso il faccione sorridente di Silvio. Pronti ad abbracciare tutto quello contro cui avevano lottato fino al giorno prima.
Loro vanno. Io resto.
Credo di avere perso il conto delle prese in giro, delle battutacce, e delle menzioni sui media. Come di consueto con l’immancabile retrogusto di disonestà intellettuale. Sui fondi di Repubblica il governo oramai è diventato “il governo di Scilipoti”, nientemeno. Ieri a Ballarò con ospite Veltroni si parlava solo ed esclusivamente del temibile duo formato con il (poco) onorevole Razzi. Nemmeno una pallida menzione per il buon Calearo, l’uomo che nel 2008 a Veltroni aveva permesso di “iniziare a credere di poter vincere“. Certo Walter: tanto per cambiare avevi scelto bene e visto lungo…
In questo paese senza memoria sulla debacle del 14 pagheremo il giusto dazio di sangue e voti. Ci sta, ma per il resto sono un po’ stufo di dare sempre retta ai detrattori. Certo, Di Pietro ha sbagliato a compilare le liste, così come hanno sbagliato tanti altri oltre a lui (i transfughi ci sono dappertutto, e in enorme abbondanza). Eppure quando c’è da strillare per difendere gli studenti dai fascisti (versione 2.0: ora sono Ministri della Repubblica), da battersi contro le porcate di Silvio, o da metterci la faccia in piazza, io continuo a vedere sempre e solo lui.
Dicono di noi che siamo un partito che vive di solo presente, che è incollato al berlusconismo, che non ha prospettive nè anima. Non è vero. Abbiamo una proposta concreta, peraltro una delle più innovative del panorama politico italiano (non a caso in molti contenuti è vicina a quella di un soggetto “giovane e strano” come il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo). E siamo anche l’opposizione più dura e determinata a Silvio Berlusconi, certo. È un male, per caso?
È molto facile speculare sulla presupposta “mancanza di identità” di quello che si propone di essere un partito post-ideologico e moderno. Ed è molto facile anche strumentalizzarne la proposta di modo che emerga solo quello che fa comodo (l’antipolitica, l’antagonismo, la durezza di alcune posizioni) e stia in ombra quello che fa paura (il richiamo alla moralità, l’inasprimento delle leggi che trattano i reati dei colletti bianchi e dei politici, un programma chiaro e definito su tanti temi caldi, a partire dall’energia, per arrivare a quei diritti civili di cui il PD nemmeno osa parlare).
La realtà è che Italia dei Valori fa paura, e in parlamento non piace a nessuno. Non piace che si proponga con insistenza di abolire i rimborsi elettorali doppi, di tagliare le pensioni d’oro ai parlamentari (25 voti su 525. E chissà di chi erano…), di prendere a calci nelle gengive chi si nasconde dietro le non autorizzazioni a procedere delle camere. Non è un alleato comodo, Italia dei Valori. Ed è anche per questo che tante battaglie poi ci troviamo a doverle combattere da soli. È un male, per caso?
Italia dei Valori non è il partito di Scilipoti e di Razzi. È il partito che in mezzo al nulla cosmico della politica italiana ha difeso Luigi De Magistris e Clementina Forleo. Il partito che ha candidato personaggi diversi e affascinanti come Giulio Cavalli in Lombardia, Sonia Alfano alle Europee, e via di questo passo. Il partito che ha lottato da solo per l’acqua pubblica, contro il nucleare, contro il lodo Alfano, il legittimo impedimento…
Un partito non si esaurisce negli inevitabili sbagli di chi lo dirige, ma trova la sua dimensione e la sua forma nelle linee che porta avanti e nel progetto in cui crede. Sono quindici anni che poniamo la questione morale e la legalità nelle istituzioni come punto centrale da cui ripartire per dare un futuro a questo paese. Oggi la Corte dei Conti dice che l’Italia è corrotta ai livelli dello Zimbabwe, e che non si apprezzano significative differenze rispetto ai tempi d’oro di Craxi e di Tangentopoli.
Quanti partiti hanno preso posizione nettamente contro questa deriva? In aula in quanti votano per stralciare le intercettazioni dei parlamentari? In quanti l’impunità di Cosentino? O l’impossibilità di procedere a giudizio per D’Alema? L’Italia ha un disperato bisogno di avere almeno un partito che ragiona come il nostro nell’arco parlamentare. E se gli elettori (o i lettori) ritengono diversamente che ci castighino pure, nel sempiterno esercizio di schifare chi è bianco perché ha il bavero macchiato, e fare così il gioco di chi è nero pece, e può permettersi di dire che “siamo tutti scuri uguale”.
Loro andranno. Ma noi resteremo.
Nel mentre, la realtà.
Italia terzo paese al mondo per livello di pressione fiscale. Con il 43,5% restano davanti a noi solo Svezia e Danimarca, che come noto vantano una “marginale” differenza a livello di servizi e di stato sociale garantito dalle spese del contribuente. Nel frattempo i mercati accolgono la fiducia a Berlusconi con una certa freddezza. Si possono ingannare elettori ed eletti, ma quando si va sulla fredda pecunia c’è poco spazio per i voli di fantasia, e i facili entusiasmi.
Nasce il Polo della Nazione. Sarà curioso vederlo esprimersi in maniera unitaria su questioni etiche e legate alla laicità dello stato, ma lo strano trio Fini-Casini-Rutelli sembra davvero intenzionato ad intraprendere un cammino comune. La direzione, almeno per ora, è ignota. Del resto in questi giorni si naviga tutti a vista, mentre le varie forze politiche si preparano alla campagna elettorale e alle (quasi) inevitabili consultazioni di marzo. Un vero e proprio giorno del giudizio per i vongolari che hanno tenuto in ostaggio il paese per un decennio, e per tutta la Seconda Repubblica. Tanto per cambiare il mondo si dividerà fra chi è con Berlusconi, e chi invece è contro di lui. L’uomo del fare contro i politici di palazzo. Suona nuovo, vero?
Sicuro che si. Talmente nuovo che potrei già dirvi quale sarà il nodo centrale della prossima proposta di programma di Silvio I. Uno della cui parola ci si può fidare (“abolirò l’ici“, “abolirò il bollo auro“, “abbasseremo le tasse“).
Coraggio: con un po’ di fortuna almeno a questo giro non si riferiranno a lui come “il principale esponente dello schieramento a me avverso”…

Non fa male. Non fa male. Non fa male.
Diranno che non è importante, e che il governo è comunque sfiduciato. Diranno che non si può andare avanti, che si riuscirà a mangiare il panettone ma non la colomba. Prometteranno battaglia in aula.
Ma la dura realtà è che vincere o perdere fa tutta la differenza del mondo. In politica così come nella vita.
Infatti la farà anche in questo caso, quantomeno nel prolungare ed alimentare il mito. Quello dell’uomo condannato a vincere, del “comeback kid” all’italiana. Il politico più volte dato per morto e sepolto, e poi regolarmente resuscitato il terzo giorno. Unto dal Signore, benedetto dalla Dea Bendata e dal consenso del Popolo Italiano. Silvio, l’unico & il solo.
Silvio che pur con tutti i suoi difetti ha abbastanza muscoli e palle per arrivare alla conta. Silvio che si vede graziosamente recapitare un mese di tempo dai suoi (come sempre) ingenui avversari, e così può dedicarsi a tempo pieno all’attività nella quale è campione assoluto: vendere e comprare. Pentole, poltrone, televisioni, strapuntini, incarichi, deleghe, deputati… Fa davvero differenza?
Sempre Silvio. Ancora Silvio. 20 anni di Silvio, e non sentirli. Del resto ancora dopo tutto questo tempo ci sono buontemponi che si aspettano seriamente di vedergli fare un passo indietro o un gesto di responsabilità istituzionale. Scherziamo? Piuttosto meglio comprarsi i deputati ad uno ad uno, coprirsi di ridicolo, barare, sputare, graffiare, mordere, dare una immagine ridicola di se stessi e del proprio paese. Ma alla fine vincere, amico.
Perchè vincere è tutto, specie in Italia. E certi giorni più di altri sembra che vincano sempre e solo i cattivi.
Così dopo tanta attesa le luci si spengono, e cala il sipario. In parlamento rimane il vago e oramai consueto odore di vongole e caciotta, insieme ai numeri che campeggiano sul tabellone luminoso.
Il match Berlusconi – Fini, valido per la cintura di campione del mondo di trasformismo e faccia di bronzo, si conclude 314 – 311. Verdetto ai punti, giudici unanimi.
E risultato giusto, tutto sommato: vince chi ha giocato meglio, riuscendo a comprarsi addirittura qualche pezzo del partito più antiberlusconiano di tutto l’asse parlamentare (la sensazione è stata sulla falsariga di: “l’hanno distrutto, era mio…“).
Perde clamorosamente Gianfranco Fini, per cui è a rischio la sopravvivenza politica. Ma soprattutto perde l’Italia, perde la dignità, perde (come sempre) il PD, perde IdV, e in ultimo perdo io. Infatti ho il groppo in gola e pur avendo tentato in ogni modo di mantenere le aspettative basse ci metterò come minimo un paio di giorni a ripigliarmi dalla depressione. Immagino che tra le righe lo si legga, eppure non c’è niente da fare se non rimboccarsi le maniche ed insistere ancora. La politica è questa, la politica è così. Inevitabile, inesorabile, ed aritmetica…
Sul piatto rimangono solo il voto a marzo, o il rimpasto allargato a Casini e all’UDC. A riguardo, però, pesa la pregiudiziale forte già espressa dalla Lega, l’alleato più imprescindibile e fedele di Silvio. Se sarà rimpasto occorrerà calmare parecchi mal di pancia, diminuirà lo spazio interno per il PdL, e si apriranno nuove e durissime fibrillazioni. La via è troppo stretta, e la mia impressione è che l’ipotesi più probabile rimanga quella delle urne.
Vinceranno di nuovo i cattivi? Chissà…
All that is necessary for the triumph of evil is that good men do nothing.
Commentare è superfluo, ma vedere è obbligatorio. E grazie a giopep per aver insistito in merito.
Se volete ringraziarlo anche voi suggerisco una visita al suo ottimo blog, dove discetta di argomenti molto più leggeri e adorabili rispetto ai miei, fra cui cinema, fumetto, videogiochi, e simili. Buona lettura!

Prosegue senza sosta la compravendita parlamentare mentre si avvicina il momento tanto atteso dell’O.K. Corral a Montecitorio.
Previsioni? Me le chiedono in tanti ma se ne può fare una sola, che peraltro è facilissima: ancora instabilità. Comunque vada il voto di fiducia le opzioni per il futuro sono due: il voto a primavera, o la formazione di un governo in cui Berlusconi non è il premier, che sarà debole e sotto scacco qualunque sia la sua composizione. Del resto non c’è vita al di fuori di Silvio se si rimane nell’ambito del centrodestra (la Lega non rinuncerà mai alle sue ambizioni di federalismo sull’altare della gloria di partiti “meridionalisti” come quelli di Fini e Casini), e il cosiddetto “governo di unità nazionale” metterebbe assieme forze politiche troppo diverse ed eterogenee per durare.
Se si va al voto con l’attuale legge elettorale il Senato sarà quasi certamente ingovernabile, e ci ritroveremo fra qualche mese nella stessa situazione di oggi (centrodestra in maggioranza, Berlusconi impossibilitato a fare il premier, stallo).
Se non si va al voto comincerà il fuoco di sbarramento mediatico che accompagnerà tutta l’agonia di Berlusconi. Difficile immaginare come reagirà al cambio di tono un paese intontito da anni di “governo del fare” e “va tutto benissimo”, o anche solo quali saranno le ultime mosse di un vecchio disperato che vede di fronte a sé la prospettiva di perdere tutto (Silvio non avere paura: ad Hammamet per buona certezza si stanno già attrezzando…).
Buona visione, comunque. Qua a casa è già pronta la confezione maxi di pop-corn per la diretta…