
Il Corriere della Sera dedica poco più di un trafiletto, ma le stime per il 2009 della Banca Mondiale sono di cruciale importanza, perché ufficializzano uno dei meccanismi più attesi e più crudeli della crisi in corso: il soffocamento dei deboli. In Italia, nel nostro piccolo, già vediamo che a rimanere in ginocchio sono per primi i lavoratori precari e gli operai.
Ragionando ad un macrolivello superiore accadrà lo stesso:
L’economia globale registrerà un segno negativo per la prima volta dalla seconda guerra mondiale e il commercio internazionale toccherà i livelli minimi degli ultimi 80 anni. La crisi internazionale determinerà inoltre una riduzione dei finanziamenti per i Paesi poveri e in via di sviluppo per diversi miliardi di dollari. Un gruppo di 129 paesi subirà quest’anno un taglio di finanziamenti compreso tra i 270 e i 700 miliardi di dollari e le istituzioni internazionali non saranno in grado di coprire neppure la stima più bassa di questa forchetta. [...] Neppure un quarto delle nazioni considerate più vulnerabili riuscirà ad alleviare l’impatto della crisi economica con il varo di pacchetti di salvataggio e la creazione di posti di lavoro.
In pratica chi è già debole e povero soffrirà in misura maggiore. Non potrà rivitalizzare con un intervento statale una economia dissanguata dal crollo degli export e della richiesta di materie prime, e soprattutto vedrà sparire una serie consistente di finanziamenti internazionali (quelli alla base del famoso “debito” accumulato dal terzo mondo). Le prospettive sono fosche: quanto viene tolto oggi difficilmente tornerà domani, anche se i tempi si faranno migliori.
Si sta quindi delineando il pericoloso scenario che si temeva a ottobre. Paesi sottosviluppati in condizioni già tragiche vedranno incrementati i loro drammi sociali a colpi di emigrazione clandestina, guerre interne, tirannia, governi forti, ed oppressione. Aumenteranno i divari fra ricchi e poveri, e le condizioni di vita estreme alimenteranno in un circolo vizioso disperazione e terrorismo.
La situazione politica internazionale rischia di diventare sempre più instabile, e questo proprio durante una fase di grande dissesto economico. Qualunque sia la soluzione che le classi dirigenti troveranno per la situazione attuale, farà bene a non passare troppo lontano dall’Africa e dal Medio Oriente. Sacrificare i “più deboli”, del resto, potrebbe costare un prezzo che oggi non possiamo più permetterci di pagare…















[...] referendum. E della Libia in una delle tante chiacchere sulla crisi economica, quando si diceva che l'effetto più immediato dello shock sarebbero state conflittualità e guerre, specie nei paesi più [...]