
Dopo i roboanti annunci sul nucleare le manie di grandezza del nostro governo e del nostro premier rispolverano un altro cadavere sempreverde: il Ponte sullo Stretto di Messina.
Un progetto di cui si parla in maniera infruttuosa dal 1866 (fonte: wikipedia), e che è già costato allo stato 160 milioni di euro solo per gli studi preliminari e i progetti. La società Stretto di Messina è stata creata nel 1971, e da allora si sono succeduti 33 governi e 12 legislature senza riuscire a risolvere l’annoso dilemma. Questo ponte s’ha da fare oppure no?
Nel 2006 in effetti è stato firmato un appalto che potrebbe far partire cause molto costose in caso di mancata costruzione. Ma dubito si tratti di un deterrente efficace: lo stato ha già dimostrato a più riprese di essere pronto a sprecare fiumi di denaro per coprire i suoi ridicoli errori. Per convincersene senza inseguire troppo il passato basta pensare alla storia recente, e al fallimento di Alitalia.
Si accettano scommesse, allora. Sarà proprio lo statista di Arcore a regalarci il ponte che l’Italia sogna da più di un secolo? Le quote dei bookmaker danno Berlusconi vincente 10:1, piazzato 7:1.
Comunque vada, del resto, sarà un successo per la Sicilia. Una regione dove “le autostrade sono di fatto un optional, e i treni non superano i 25 km all’ora, con metà tratte elettrificate e solo 105 chilometri di doppio binario”. Dove “per andare da Palermo a Catania (260 km) si cambia due volte e ci vogliono 6 ore, mentre da Trapani a Siracusa (370 km) non bastano addirittura 9 ore”. Una regione dove i costi della politica e il malcostume raggiungono da tempo picchi inauditi gravando sulle spalle di una popolazione inerme, e sempre più vittima della criminalità organizzata.
La vogliamo fare una ultima scommessa? Chi ci guadagnerà da questo benedetto ponte, che si faccia o meno?
Forse la risposta è troppo facile. Il banco farebbe meglio a non accettare puntate…














