Mauro Buti

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Ricambio generazionale

Scritto da Mauro Buti 4 febbraio 2009

Avvicendamento alla presidenza della commissione di Vigilanza Rai. Dopo la faticosa e dolorosa operazione di scollamento dalla poltrona toccata a Riccardo Villari (52 anni), subentra un nome autorevole come quello di Sergio Zavoli (85 anni).

Largo ai giovani.

Il Teatrino

Scritto da Mauro Buti 4 febbraio 2009

In occasioni come questa la cosa migliore sarebbe non dire nulla. Il silenzio è d’oro, e l’umana pietà imporrebbe di tacere e levarsi il cappello di fronte all’immane tragedia della famiglia Englaro.

Invece non basta la vita di una figlia nel fiore degli anni spezzata da uno stupido incidente stradale. Non bastano 17 anni di attesa per “rispettare la legge e le istituzioni” e “creare un precedente”. Non basta la dignità di un padre che parla poco, soffre molto, e accetta tutto. Non c’è modo alcuno di ottenere decoro e rispettoso silenzio.

Sono un uomo di formazione cattolica, e ammiro la cultura cristiana che (impossibile negarlo) permea la società occidentale. Ciò nonostante rimango sbigottito e incredulo di fronte alla spietata veemenza con cui il Vaticano ha dato l’assalto al caso Englaro. Picchetti di fronte alle cliniche, accuse di omicidio, veglie… Ricorda molto da vicino lo spiegamento di forze già visto in occasione del caso Welby, conclusosi con il “gran rifiuto” del funerale religioso.

Capisco come la tematica dell’eutanasia sia delicata, e l’importanza della questione agli occhi della Chiesa. Quello che non capisco è come sia possibile vedere l’istituzione che si erge a simbolo dell’amore di Cristo rinunciare a ogni forma di pudore pur di perseguire i suoi scopi politici. Il rapporto fra Chiesa e Scienza è sempre stato spinoso. Eppure si trasforma una sacra alleanza quando si tratta di mantenere artificialmente vivo un involucro svuotato da 17 lunghi anni di ogni sua umanità. Perchè? Che senso ha? Cui prodest?
E’ una domanda aperta che, come tante altre, è destinata a rimanere senza risposta.

Ed è anche l’unica domanda interessante, perchè tolta la questione etica e religiosa sollevata dal Vaticano non rimane nulla di cui discutere. Si dovrebbero vergognare uomini delle istituzioni come il Ministro del Welfare Sacconi e il Presidente della Regione Lombardia Formigoni che rinnegano il loro giuramento di servire uno stato laico, e insieme il concetto stesso di giustizia.

In Italia, fino a prova contraria e fino a che Berlusconi non la distruggerà per ricrearla a sua immagine e somiglianza, la legge esiste e va rispettata. Ad avere l’ultima parola per dirimere una controversia sono i giudici e i tribunali, che hanno già parlato nell’ultimo e inappellabile grado di giudizio. Beppino Englaro ha avuto fiducia e rispetto nei confronti della giustizia e delle istituzioni per 17 anni. E’ troppo chiedere da parte di chi le rappresenta, le istituzioni, qualche giorno dello stesso trattamento in cambio?

40 Miliardi di Nulla

Scritto da Mauro Buti 2 febbraio 2009

Silvio Berlusconi ha scoperto come non sia “tecnicamente esatto” affermare che il governo non abbia mosso un dito per fronteggiare la crisi. Secondo un ardito ragionamento proposto anche dal ministro dell’economia Tremonti la nostra legge finanziaria prevedeva fondi destinati alle infrastrutture e agli ammortizzatori sociali, e quindi ha di fatto anticipato tutti i pacchetti straordinari varati dagli altri grandi paesi europei.

Il sillogismo è limpido:

  • l’Italia spende parte del suo prodotto interno lordo in infrastrutture e in ammortizzatori sociali
  • i principali paesi europei hanno investito in maniera eccezionale in infrastrutture e ammortizzatori sociali per reagire alla crisi
  • se ne deduce che l’Italia ha reagito alla crisi come gli altri paesi europei

Di fronte a cotanta logica è impossibile non arrendersi, sebbene susciti qualche dubbio il paragone fra gli investimenti eccezionali che gli altri paesi hanno fatto in risposta alla crisi, e la nostra legge finanziaria ideata e strutturata in estate, mentre l’economia era stabile e nessuno si aspettava un crollo.

La consueta cortina di fumo e dichiarazioni roboanti si alza, e copre la follia di un paese che spreca il suo tempo a discutere di intercettazioni mentre caracolla ubriaco verso il suo declino. I precari rinunciano al futuro e ai sogni mentre perdono i loro miserabili lavori. I cassintegrati osservano in cupo silenzio l’industria per cui hanno sacrificato anni di vita avanzare inarrestabile verso il collasso. Il paese si guarda allo specchio per scoprire attonito di avere di fronte a sé soltanto ignoranza, crudeltà e paura.

Berlusconi, imperterrito, rimane ottimista. Ipnotizzato dall’andamento dei sondaggi, dalla contesa elettorale in Sardegna, e dall’inebriante visione del suicidio degli odiati nemici comunisti il premier insiste ostinato nel suo tentativo di salvare le apparenze. E mai come oggi è proprio lui ad incarnare l’immagine del nostro Bel Paese. Mai come oggi siamo tutti Berlusconi.

Vecchi. Stanchi. Chiusi nei ricordi del passato. Incapaci di affrontare il futuro senza rinunciare ai nostri vizi e alle nostre mollezze. Agli agi e agli assurdi privilegi che per troppi anni ci hanno fatto sentire comodi e sicuri, al caldo, mentre il cervello addormentato si cullava nel ronzio placido e rassicurante della televisione.
Prigionieri dei nostri stereotipi. Incastrati fra le pose da macho, la furbizia napoletana, e l’indole da inguaribili mammoni.

E soprattutto terrorizzati. Soli e spaventati. Vittime di una gelida sensazione di impotenza mentre le dita stringono avide, fino a far diventare le nocche bianche, gli ultimi 40 Miliardi di Nulla.

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