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I Mercati e il Presidente

Scritto da Mauro Buti 12 febbraio 2009

Due coincidenze costituiscono una prova?

Wall Street ha lasciato sul terreno perdite record sia il giorno dell’insediamento di Barack Obama, sia questo martedì, al termine di una seduta insanguinata chiusa con un ribasso del Dow Jones di oltre 4,5 punti. La seduta si era aperta con la presentazione da parte del Segretario del Tesoro, Tim Geither, dei dettagli relativi all’imponente piano di rilancio economico progettato dal team di Obama, e discusso proprio in questi giorni dalle camere americane. Evidentemente i mercati non hanno troppo gradito le diapositive mostrate da Mr Geither, e anche oggi si sono aperti con un forte ribasso mentre cresce la preoccupazione delle banche e l’incertezza continua ad essere l’unico, vero, padrone della situazione.

Obama sostiene come Wall Street si stia poco alla volta rassegnando di fronte a un dato di fatto: non esiste nessuna via d’uscita semplice rispetto alla crisi attuale. Una affermazione curiosa da analizzare, sia nel suo essere molto naif e veritiera, sia nel suo abbandonare del tutto il messaggio elettorale di speranza nel futuro e ripresa in favore di una comunicazione molto più cupa, diretta, e realistica.

Il nostro premier, notoriamente, non parla mai di economia. Ma è curioso affiancare alle parole di Obama le considerazioni del ministro Giulio Tremonti. Cito testualmente uno dei passaggi più interessanti di un articolo scritto per il Corriere della Sera: “Se sei drogato, la cura non si fa con altra droga. Se il male è il debito — un eccesso di debito — la cura non è data da altro debito addizionale, privato o pubblico che sia. Salvare tutto è missione divina. Se si pensa di salvare tutto, con l’ultima istanza dei governi, con i debiti pubblici, finisce che non si salva niente e si perdono alla fine anche i bilanci pubblici. Salvare il possibile è invece missione politica. La forma di pensiero da applicare in questa prospettiva è nuovissima e, anzi, vecchissima, è insieme secolare e sapienziale. È quella biblica: sabbatica o giubilare. E consiste nel separare il bene dal male”.

Anche in questo umile blog si è dibattuta la pericolosità della linea di principio accettata da tutte le classi dirigenti mondiali. Impegnarsi per “salvare tutto” perchè l’alternativa è socialmente inaccettabile è lodevole, ma non costituisce per forza un approccio lungimirante e pragmatico a una situazione, lo ricorda giustamente Obama, che potrebbe evolversi in una catastrofe.

Qualunque sia il futuro che ci aspetta, in un momento storico tanto oscuro ed intricato l’unica verità inoppugnabile la esprimono i mercati. Che fra i sussulti e i singhiozzi sottolineano come anche il messaggio politico più commovente e innovativo degli ultimi 30 anni scompaia come le “lacrime nella pioggia” di Blade Runner di fronte alla crisi strutturale che avvolge tutto il nostro sistema economico e sociale. E’ proprio il freddo denaro, infatti, a ricordarci di continuo che se “salvare il possibile” è una missione politica, il concetto stesso implica una fila di cadaveri “impossibili” che resteranno presto a terra.


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