
Ricordate quando a inizio anno tutti i giornali titolavano felici parlando di una ripresa dei mercati all’insegna dell’ottimismo? Nell’ultima settimana, invece, dei mercati si è parlato pochino. Il che è strano se si pensa, come mostra il grafico delle aperture e delle chiusure del Dow Jones negli ultimi 10 giorni, che dall’epifania in poi si è solo scesi.
Sono rimasti a terra circa 1000 punti, più del 10%, e oggi presumibilmente si scenderà di nuovo sotto la soglia psicologica degli 8000. Non siamo troppo lontani dall’abisso (7392) toccato nella fase più violenta della crisi. Ma se sui giornali non c’è spazio per l’andamento dei mercati, è impossibile non parlare degli effetti diretti che da quegli andamenti si generano.
La BCE taglia i tassi al 2% (minimo storico dalla nascita dell’euro). Le previsioni di Bankitalia per il 2009 danno un PIL al -2%, rapporto debito pubblico/PIL al 109%, e un deficit/PIL oltre il 4%, ben al di fuori dei vincoli del patto di stabilità europeo. Confcommercio prevede 1,9 milioni di disoccupati (un aumento inferiore alla soglia dell’8%, Berlusconi sicuramente approverà tanto ottimismo…). Ma se dalle previsioni passiamo ai dati le cose migliorano, naturalmente: produzione industriale -12,3% (novembre 2007/novembre2008), settore auto -46,4% (dato grezzo)…
Quanti numeri, vero? Ma per dire cosa, in buona sostanza?
Beh, che: “It’s the economy, stupid“. E’ il denaro a reggere e determinare la salute della società globale. Che se ne parli o meno, cambia poco.
Molto presto l’Italia dovrà allinearsi al resto del Mondo, e centrare la sua agenda politica sulla sola economia, rinunciando a dibattiti “fondamentali” come la legge sulle intercettazioni, e la presidenza di Villari in commissione vigilanza RAI. Gioiamo, quindi: supponendo che Berlusconi sopravviva allo shock, ci sarà presto ulteriore spazio per la genialità creativa dei nostri parsimoniosi statisti. Se consideriamo che la prima misura di tampone è stata la Social Card, c’è di che ben sperare…














