Mauro Buti

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Una Vergogna

Scritto da Mauro Buti 9 gennaio 2009

La cosiddetta “lotta fra procure” che ha scosso la magistratura negli ultimi mesi del 2008 è in realtà uno dei più clamorosi casi di falso mediatico della storia recente della nostra Repubblica. Come già sa chiunque segua il web non è mai esistita nessuna guerra fra procure.

Abbiamo solo una procura indagante (Salerno) che è obbligata per legge ed è in piena legittimità nel suo indagare un’altra procura (Catanzaro). E la procura indagata (Catanzaro) che risponde alla cosa con procedimenti del tutto illegali e illegittimi, nel riuscitissimo tentativo di creare un caso politico e di mandare in fumo l’indagine che la coinvolge.

La procura di Catanzaro comprende diversi dei soggetti accusati di aver messo i bastoni fra le ruote alle delicate inchieste di Luigi De Magistris. Dopo lo scoppio del caso Mastella le inchieste vengono avocate al pm De Magistris, che finisce trasferito, e rimangono a Catanzaro dove il pm stesso lavorava. Cioè più o meno direttamente in mano a tutti i suoi teorici “nemici”, coloro che poi De Magistris accuserà di averlo ostacolato con il beneplacito e il favore di importanti membri delle istituzioni.

I fascicoli finiscono a far polvere in un cassetto, e De Magistris si rivolge alla procura competente, quella di Salerno, per accusare in maniera molto circostanziata i suoi ex colleghi di Catanzaro e il cartello di potere del quale ritiene che facciano parte.
Il sistema di indagini della magistratura su “se stessa” funziona in maniera da evitare mutualità. Se si crea la necessità di indagare su una procura lo deve fare la procura specifica che ha competenza per quel caso (è Salerno, nel caso di Catanzaro, mentre è Napoli, nel caso di Salerno). E naturalmente è impossibile che la procura indagata possa poi agire in modo diretto su quella indagante.

Nell’esercizio di quelle che sono sue legittime competenze la Procura di Salerno cerca di fare luce sul caso e chiede a Catanzaro gli atti relativi alle ex indagini di De Magistris. Le chiede per mesi e mesi, ovviamente senza mai riceverle, fino a che non decide di ordinare una perquisizione e un sequestro delle carte stesse. La procura di Salerno probabilmente è ben consapevole del putiferio che si scatenerà come conseguenza del suo gesto, anche perchè è evidente come Catanzaro non voglia assolutamente concedere a Salerno la possibilità di visionare degli atti “scottanti”. Così giustifica la necessità della perquisizione con un volume enorme, circa 1500 pagine, che contiene intercettazioni, prove, ricostruzioni e una mole impressionante di dati.

Nel frattempo Catanzaro risponde accusando Salerno di avere impedito una indagine in corso e controsequestra gli atti per “tutelare una inchiesta vicina alla chiusura”. Le carte tornano indietro (finiranno in mano anche al Presidente della Repubblica) e Why Not, che sembrava dimenticata e finita a marcire solo in apparenza (e secondo le testimonianze di diversi soggetti coinvolti in maniera diretta), viene chiusa in tutta fretta. Catanzaro emette un centinaio di avvisi di garanzia e, strano ma vero, stralcia tutte le ipotesi di reato più importanti e tutte le ipotesi di coinvolgimento relative alle figure pubbliche di maggiore spicco.

La “lotta fra procure” è un falso aberrante. Non è mai esistita nessuna lotta fra procure. Esiste una procura che ha agito in piena legittimità, nel rispetto della legge, e (presumo) nel terrore di finire massacrata a causa del suo tentativo di farla rispettare. Ed un’altra procura che ha risposto creando il caos, peraltro dopo aver negato alla procura indagante delle carte che era obbligata a presentare (sempre per legge, ma tanto a chi mai può importare della legge in un paese come il nostro?).

Il risultato finale di tutta l’equazione lo rende noto il Ministro della Giustizia Angelino Alfano. Richiesta al Consiglio Superiore della Magistratura di trasferimento per tutti i pm coinvolti, sia quelli di Salerno che quelli di Catanzaro. E poi la ciliegina sulla torta: il provvedimento più punitivo (sospensione dello stipendio) va al Procuratore di Salerno, Luigi Apicella. Dei due, quello più colpevole dell’aberrante reato di avere rispettato la legge.

A decidere sulla richiesta sarà la sezione disciplinare del CSM, la stessa che già massacrò nell’indifferenza generale i “cattivi magistrati” Luigi De Magistris e Clementina Forleo. Il CSM si professa sconvolto dai fatti, che sembrano essere emersi come un fulmine a ciel sereno, eppure la diatriba in corso fra Salerno e Catanzaro era nota da tempo, dal momento che Salerno protestava regolarmente e in tutti i canali ufficiali per la mancata consegna degli atti. Nell’attesa di sapere cosa verrà deliberato, o piuttosto “in anticipazione” (Apicella ha già ricusato il CSM, la telenovela promette di andare per le lunghe), vale la pena di investire cinque minuti per vergognarci e preoccuparci del livello a cui si è ridotto il nostro bellissimo paese, insieme alle istituzioni che lo rappresentano.

Un paese dove non c’è più giustizia, è destinato a non conoscere più pace…


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