
È difficile spiegare in poche parole quante siano le maniere di utilizzare un media innovativo e nuovissimo come la rete per fare politica. Si può e si deve capire, però, almeno cosa rappresenti la rete, e quale incredibile potenza sociale e politica si possa sprigionare dall’utilizzo ragionato e consapevole di un mezzo tecnologico rivoluzionario.
La parola rivoluzione non è utilizzata a caso. Abbiamo tutti studiato a scuola le rivoluzioni più famose, i momenti storici durante i quali una serie di forze e di sinergie convergono tutte insieme per produrre un cambiamento abnorme in tempi brevissimi. Le rivoluzioni esistono. Arrivano, semplicemente, il più delle volte inattese e incomprese, e stravolgono tutto. Lo insegna la storia.
In Italia invece noi non crediamo più molto nella forza e nella possibilità di un cambiamento. Siamo prigionieri di quello che possiamo definire uno “status quo”, un sistema di potere blindato e inamovibile, lobbistico, che è del tutto refrattario al concetto stesso di innovarsi e di aprirsi alle idee nuove, e in particolar modo ai più giovani.
Allora vale la pena di raccontare una storia, che viene buona in particolar modo per i giovani e per tutti quelli che credono che i giovani in questi anni siano stati per lo più ignorati dalla politica e dalle classi dirigenti, e che anche questo sia uno dei motivi per cui le cose non vanno più molto bene.
È la storia della più grande rivoluzione tecnologica che la memoria d’uomo ricordi, la rivoluzione industriale. Intorno alla fine del 1700 e agli inizi del 1800 compare nel mondo occidentale la “macchina a vapore”. Guardata inizialmente con sospetto, e poi con crescente entusiasmo, la macchina a vapore spazza letteralmente via tutti i settori economici in cui viene messa a fare a concorrenza. Annienta inizialmente il mercato tessile e i telai a mano, quindi si sposta ed amplia il suo raggio d’azione mano a mano che la comprensione del potenziale innescato con una semplice invenzione si fa più ampia, e si applica lo stesso concetto rivoluzionario ai contesti più disparati. Nascono i trasporti e le industrie moderne, cambia la nostra maniera di concepire grandi temi come l’economia, il commercio, e cambia anche la vita di tutti i giorni, nelle piccole cose.
E se la potenza del mezzo internet fosse tanta e tale da produrre una rivoluzione tecnologica del tutto analoga, solo in una versione più “nuova e moderna”?
Incredibile? E allora continuiamo la storia.
Raccontiamo di come un nuovo medium, un mezzo di comunicazione alternativo che nasce quasi in sordina, travolga in pochi anni (un’inezia quando si analizza un fenomeno in prospettiva storica e non nel breve termine) tutti i settori economici nei quali è più naturalmente portato a fare concorrenza. Porta ad una netta crisi e a una flessione enorme il mercato discografico proprio mentre stava conoscendo la sua massima espansione, perché dall’oggi al domani non è più tempo di comprare i cd visto che “si ascoltano i file mp3”.
Porta ad una crisi feroce l’editoria tradizionale, i giornali, cambia il concetto stesso di come si possa e si debba fare informazione. Cambia anche il nostro modo di comunicare e le spese che associamo alla nostra esigenza di comunicare, stravolgendo il mercato della telefonia. Perché una lettera cartacea che “costa e arriva forse e tardi”, quando la e-mail è “gratis e subito”? Perché chiamare in brasile a un euro al minuto, quando “usando internet” è gratis o si spende come con una urbana?
Allora basta chiudere gli occhi e provare ad avere una visione e a sognare un pochino. Anche solo per cambiare un po’ la solita solfa, visto che in questo paese sembra che sognare sia diventato un reato. Può davvero essere tutto qua?
Non è tutto qua. Questo è solo l’inizio. La superficie dell’iceberg. La lotta della macchina a vapore contro i telai perché i telai sono l’applicazione più immediata e naturale di un concetto abnorme. Ma domani? Cosa ci aspetta domani?
Domani, quando il mezzo sarà acquisito a livello concettuale e la sua incredibile potenza nel tagliare i costi, i tempi, e nel facilitare la comunicazione e i contatti sarà chiara ci saranno infinite altre applicazioni. Il limite saranno solo la fantasia e le intuizioni dei singoli. La visione che precorre i tempi. Cioè il terreno di lotta dove i giovani e la loro capacità di sognare e di vedere lontano diventano fondamentali. Un terreno di lotta nuovo grazie al quale i giovani potranno riconquistare un posto e uno spazio nella società e nelle classi dirigenti. Ma non per una questione “alta, filosofica e concettuale”, quanto piuttosto per la questione “pratica, gretta e banale” di dover gestire al meglio un medium e a un mondo che non sono più “statici”, ma diventano dinamici e terribilmente rapidi come normalmente accade durante una rivoluzione.
E la politica, in tutto questo? Internet ha dentro di se la possibilità di cambiare la maniera stessa in cui noi intendiamo l’azione politica, e di stravolgere completamente equilibri dati per scontati da anni. Un uso illuminato del medium, che precorra i tempi e obblighi gli avversari a correre e ad inseguire, può rendere reale ogni più rosea aspettativa. Perché anche i sogni più incredibili diventano possibili quando c’è una rivoluzione in corso.
Incredibile? E allora proviamo con una ultima storia, giusto per concludere il discorso.
È la storia di un uomo di colore, un nero, che vive in un paese storicamente difficile per chi ha la pelle nera. Negli Stati Uniti D’America, il paese dove esiste “l’effetto Bradley”, e cioè dove la gente per non sembrare razzista non dice apertamente ai sondaggi di non voler votare per un nero, ma poi non lo vota nell’urna, e apparenti vittorie annunciate si trasformano in cocenti sconfitte. Questo uomo è poco più di un signor nessuno. È un senatore democratico e si chiama Barack Obama. Compete nelle primarie del suo partito, contro una macchina politica oliata ed abnormemente più famosa di lui come quella della famiglia Clinton. Risale la china e i sondaggi che lo danno come uno sconfitto annunciato, pronunciando parole magiche sullo stile di “innovazione”, “nuovi media”, “nuova politica”, “spazio al nuovo e ai giovani”. Risale e le vince, le primarie. In molti pensano che non vincerà solo quelle, e che presto sarà il nuovo presidente degli Stati Uniti D’America.
Come sarà mai stato possibile fare qualcosa di così politicamente incredibile? Beh, ho seguito le primarie e le elezioni americane con un certo interesse e, crediateci o no, la forza bruta che ha sostenuto il miracolo politico permettendo di raccogliere forze militanti e una quantità incredibile di fondi era tutta appoggiata sul mezzo tecnologico di cui vi ho parlato fino ad adesso.
Un mezzo tecnologico che è stato profondamente compreso dai creatori della campagna di Obama, e poi sfruttato in maniera moderna come una leva, precorrendo i tempi e cavalcando una rivoluzione che è ancora tutta in divenire, ma che sta comunque arrivando, come possiamo percepire in tutti i settori.
Nella politica, nell’economia e nei suoi disastri odierni, nell’informazione, nelle comunicazioni. Ovunque, tutto intorno a noi, nelle grandi e piccole cose.
Obama vince le primarie democratiche perché si rende conto che le cose stanno cambiando, e dice che cambierà la politica per affrontarle. Dice che saranno i giovani, così come lui è giovane, a proporre un nuovo modo di fare le stesse cose. Mutua tutto il suo messaggio e le sue politiche da quelle che sono le caratteristiche fondative del mezzo tecnologico internet. Quello stesso mezzo su cui si appoggia la rivoluzione, il momento iniziale di rivoluzione, che è poi il concetto stesso che lui cavalca facendosi spingere, volando e rendendo possibile la sua presenza in quel posto e in quel momento.
Allora è davvero tutto così incredibile e impossibile?
È vero o non è vero che due ragazzi, più o meno della nostra età, possono chiudersi in un garage e vedere. Vedere oltre, più lontano di tutti, capire e intuire, e creare partendo dal loro sogno ad occhi aperti il più grande colosso economico dell’ultimo decennio? È vero, e questo colosso è Google. Ed è con internet. È su internet.
È vero o non è vero che un politico, un giovane senatore nero, può cavalcare una visione e sconfiggere forze politiche più consolidate, meglio piazzate, e apparentemente imbattibili? Solo facendosi forza dell’energia che si sprigiona da un media che ha dentro il suo DNA l’ idea del cambiamento. È vero. Ed è con internet. È su internet.
Se è vero tutto questo, ed è vero, allora sono i giovani a dover offrire la visione che accompagni la forza politica del mezzo. La visione di qualcosa di diverso e più grande che appare chiaro anche solo ai nostri occhi. Sono i giovani che devono credere per primi a una politica diversa, in grado di cambiare realmente le cose in questo paese.
Perché internet rappresenta una alternativa possibile e credibile allo status quo odierno. Intesa come rivoluzione, come simbolo, come concetto. Come modo differente di fare le stesse cose. Come un modo pratico, concreto, tangibile e reale di crescere e di vincere, attorcigliandosi intorno ad una identità forte. A un’ideologia che non è né di destra, né di sinistra, perché è una ideologia bianca. Senza colori. È una ideologia moderna così come è moderno credere nel progresso, nella tecnologia, nel fatto che un mondo che si muove velocissimo non possa permettersi di relegare le menti più giovani e vivaci a un ruolo secondario e di nessuna importanza.
Intorno al fenomeno della rete e ai concetti che di quel fenomeno fanno naturalmente parte si può costruire un cambiamento rivoluzionario che riporti i giovani a un ruolo centrale. Servono solo delle visioni e delle idee. Serve la società civile. Serviamo noi.