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Chi Siamo...

The second best invention of the last 20 years, the first being the low cost. Web! (with the exclamation point) is a way to say: "Look out there, wake up! Everything is changing continuously. Adapt or die."

La seconda miglior invenzione degli ultimi 20 anni, dal momento che la prima è il low cost. Web! (con il punto esclamativo) è una maniera di dire: "Guardati intorno, svegliati! Tutto sta cambiando continuamente. Adattati, o morirai."

L’Avventura Più Grande…

2 Commented mercoledì, gennaio 27th, 2010

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Molti di voi già lo sanno, ma una ufficializzazione è d’obbligo. Alle Elezioni Regionali di Marzo correrò in Lombardia per Italia dei Valori, nella circoscrizione Milano e Provincia. Si tratta di un grandissimo onore, che mi è stato tributato come riconoscimento a diversi anni di lavoro e di impegno spesi nelle file del partito. Grazie di cuore, quindi. Al Presidente Antonio Di Pietro, e a tutti coloro che hanno creduto e continuano a credere in me.

Alcuni anni fa, mentre già intuivo che la mia carriera universitaria si sarebbe arenata contro lo scoglio di un sistema bloccato e inamovibile, ho preso una decisione drastica. Non era possibile continuare a lamentarsi all’infinito dello stato di cose nel paese, e non lottarci contro. E poiché la gestione di un paese in ultimo è deputata alla politica, ho ritenuto che l’unica soluzione logica fosse quella di individuare un partito vicino, e di darmi da fare al suo interno.

Così è stato. Ho cominciato un po’ intimorito, partecipando alla prima riunione politica che avessi mai visto in vita mia. E da lì le cose sono proseguite in maniera naturale, fino a trasformare un vago interesse in una attività abituale, parte della mia vita quasi quanto un lavoro vero e proprio.

Fare politica dal vivo, e partendo dalla base della base, è stata una avventura incredibile e affascinante. Una lezione di vita e di metodo dura e formativa, che mi ha fatto crescere in una maniera impensabile a priori… L’attività che un partito svolge quotidianamente è parecchio diversa dal dibattere di massimi sistemi sulle pagine di un blog, o dai privilegi principeschi della “casta”. Somiglia più da vicino a giornate passate al freddo per raccogliere delle firme. A telefonate a non finire per avere una sala, per chiudere una mozione, o per gestire gli equilibri del gruppo. A pile e pile di volantini da distribuire, o di aggiornamenti da scrivere per il sito ufficiale. A serate spese stando intorno a un tavolo ad ascoltare, invece che fuori con gli amici con una birra in mano. Fra entusiasmi, arrabbiature, speranze e delusioni…

Cito uno dei miei mentori: “La politica è composta al 99% da attività oscure, faticose e ingrate, che spesso si portano avanti fra l’indifferenza generale. Ma di rado, solo di rado, si focalizza per un breve attimo e si trasforma in qualcosa di grande. Diventa un movimento partecipativo, immenso, inarrestabile, e ci regala l’inebriante sensazione di poter davvero cambiare le cose. Di poter fare qualcosa di bello per noi stessi e per gli altri. Per la comunità…

… salvo poi ritornare uguale a se stessa subito dopo”. :D

E così eccoci qua, alcuni anni dopo. Nella politica ho messo tutto il meglio che avevo da dare. Il cervello e le idee, così come la tenacia e il sacrificio. Ho sempre pensato, e penso tuttora, che solo un accurato mix di tutti questi ingredienti permetta a ciascuno di noi di fare la differenza, e di sopravvivere alle alterne fortune che la sorte ci regala fino a costruire qualcosa di importante.

Per una persona che ama la politica, e che fa politica, il confronto elettorale è l’avventura più grande. Il sottoscritto non fa eccezione, e il suo spazio personale dovrà per forza di cose cambiare faccia in funzione di ciò. Nelle prossime settimane avremo quindi modo di scoprire insieme un lato molto più intimo e diretto del mio fare politica. Bisognerà “metterci la faccia”, e non mi tirerò certo indietro.

Correrò consapevole dei miei enormi limiti, e della mia totale inesperienza, ma senza risparmiare nemmeno una briciola di sforzi. Inseguendo prima ancora che un buon risultato l’idea di un approccio nuovo e diverso nei metodi e nei contenuti.

Perchè il cambiamento che stiamo aspettando, alla fine, siamo sempre e solo noi…

Dedicato a te, con infinita stima, ammirazione e affetto. Perchè mi manchi, perchè penso sempre ad Aspen, Colorado, nel 1970, e perché senza di te nulla di tutto questo sarebbe mai potuto accadere…

Posted via email from Mauro Buti

Lungimiranza…

No Commented domenica, gennaio 31st, 2010

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Il PD ha prontamente raccolto il campanello d’allarme del trionfo di Nichi Vendola, facendo tesoro dell’ennesima lezione subita alle urne.

Il candidato nella regione Campania non verrà scelto tramite le primarie (non sia mai, potrebbe vincere un nome diverso da quello indicato dall’apparato). Si chiude quindi il trionfale quinquennio di Antonio Bassolino, con un processo ancora in corso, in fremente attesa di essere mannaiato dalla nuova legge sul processo breve.

Il cambio di marcia e la nuova stagione vengono affidati all’attuale Sindaco di Salerno, il dalemiano Vincenzo De Luca. Attualmente indagato per truffa aggravata e falso.

Complimenti per la scelta, e auguri

Posted via email from Mauro Buti

A Telelombardia oramai sono quasi di casa… :)

No Commented lunedì, gennaio 25th, 2010

Under: blog, sliding images

Ancora materiale video per i miei fedelissimi 25 lettori!

Di nuovo invitato a “Buongiorno Lombardia” da Giorgia Colombo e Stefano Golfari (grazie!!!), il vostro affezionatissimo ha dibattuto con Giorgio Grasso, della Lista Sgarbi. Insieme al mio sanguigno avversario politico abbiamo toccato il tema dei rapporti fra Prima e Seconda Repubblica (quelli di una affascinante similarità in tutti i tratti somatici peggiori, se mi si concede un parere…) e siamo ritornati sullo scottante tema del Processo Breve.

Buona visione, e speriamo che queste piccole presenze riescano a diventare una piacevole abitudine

All’inizio del primo video troverete un “piccolo” annuncio. Corrisponde a totale verità, e molto presto la questione guadagnerà lo spazio che merita anche su queste pagine.

Stay tuned… :)

Gli equilibri della politica…

No Commented lunedì, gennaio 25th, 2010

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Massimo D’Alema e il suo pupillo Francesco Boccia hanno incassato nella giornata di domenica una ennesima sconfitta clamorosa per il PD.
Allo stato attuale delle cose, e non me ne vogliano i tifosi, la situazione del partito più grande dell’opposizione ricorda molto da vicino quella che sta vivendo nel campionato di calcio la Juventus. Le batoste si accumulano una dietro l’altra in una spirale vertiginosa e inarrestabile, ma nè l’allenatore nè la dirigenza riescono a rassegnarsi di fronte all’inevitabile. Eppure il momento di crisi è tanto e tale da rendere evidente come il bene della società possa passare solo da un “auto-esonero” collettivo.

Un grande ciclo è finito, e per aprirne uno nuovo occorre al più presto farsi da parte, e lasciare spazio ad altri soggetti.
Ma in politica, come ben sappiamo, è impossibile anche solo parlarne.

Il concetto di andarsene dopo una sconfitta non fa parte del vocabolario del buon Massimo, nè di quello della nomenclatura nazionale. Non a caso tutti continuano imperterriti a perdere senza mai nemmeno sognarsi di fare un passo indietro, e da circa 20 anni non vediamo una singola faccia nuova. Capezzone escluso, in effetti. Ma pur riconoscendo i meriti di Pannella nel formare nuovi dirigenti credo sia lecito sperare in qualcosa di diverso dai soli ex-radicali. Specie quelli che da un giorno all’altro si riscoprono strenui difensori del diritto alla vita di Eluana Englaro

Le primarie pugliesi e il plebiscito per Vendola confermano alcuni concetti chiave:

  • le primarie sono una delle cose migliori che la politica italiana abbia prodotto negli ultimi decenni. Costituiscono l’unico metodo attualmente esistente per togliere ai partiti la sovranità assoluta, e negare loro la possibilità di commettere errori all’infinito senza rischiare nessuna punizione. Non a caso nel PD si mangiano le mani per aver commesso lo sbaglio di introdurle…
  • la politica dei due forni non è apprezzata dall’elettorato, e ho l’impressione che al di là delle presidenze di regione ottenute o perse, le urne la puniranno nel suo complesso. Il PD, ammesso di sopravvivere al voto regionale, dovrà riflettere su quanto sia costato il suo atteggiamento ambiguo e mellifluamente moderato in termini di consenso. Inseguire le bizze di un furbacchione navigato come Pierferdinando Casini può portare a una alleanza, certo. Ma se le alleanze distruggono il sostegno della base, fino a quando il gioco vale la candela?
  • il leader di una forza nazionale da 2%, fintantochè è credibile a livello umano, vale come e più di un candidato sostenuto dai partiti. Questo apre un mondo di possibilità ai piccoli, e soprattutto all’Italia dei Valori. Le primarie si possono fare anche in Campania. In Calabria. Si potrebbero e si dovrebbero fare ovunque. Se diventassero una prassi inserirebbero in un mercato monopolizzato, la politica, il concetto di concorrenza. La gente sostiene il candidato migliore a prescindere dalla sigla. In una situazione del genere i partiti per primi si trovano costretti a scegliere i propri nomi con oculatezza, e non solo secondo utilità e patti di scambio.

Le elezioni sono imminenti, gli equilibri politici oltremodo instabili, e l’impressione che qualcosa di nuovo stia arrivando si fa sempre più forte.
Di qualunque cosa si tratti, non giungerà mai un secondo troppo presto…

Posted via email from Mauro Buti

Centimetro dopo centimetro…

No Commented mercoledì, gennaio 20th, 2010

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Torno a parlare di un argomento che mi affascina tantissimo e seguo con passione oramai da qualche anno: la situazione politica negli States.

Ieri si sono tenute le elezioni per il seggio senatoriale lasciato vacante dalla morte di Ted Kennedy, in Massachusetts. Si tratta di un feudo democratico che per più di 60 anni era stato proprietà esclusiva della famiglia Kennedy, e che veniva considerato dai più come una roccaforte a prova di bomba. Nulla di più sbagliato: come previsto alla vigilia da una vecchia volpe della politica, il guru repubblicano Karl Rove, Scott Brown ha vinto con buon margine (+5%), assestando un colpo devastante all’immagine degli avversari.

Di tutto questo mi dispiaccio, ma non mi stupisco. Come ho avuto già modo di dire a inizio anno il successo del mandato di Obama si gioca solo ed esclusivamente sull’andamento dell’economia. Obama ha fatto molto per mantenere in piedi il sistema globale, e per stabilizzare le borse. Purtroppo la politica della mano morbida con le banche ha permesso al mondo finanziario di rialzarsi (almeno temporaneamente) dopo un colpo da possibile KO, ma comporta tutta una serie di costi accessori.
Finchè il mercato del lavoro rimane in crisi nera il relativo benessere di Wall Street lo si paga fra la gente comune, sulla “Main Street”. E per Obama il saldo è solo all’inizio…

Al di là delle grandi implicazioni politiche di una bocciatura impensabile alla vigilia, è il quadro politico americano nel suo complesso a mutare. Al Senato su 100 senatori abbiamo adesso 59 democratici (57 + 2 indipendenti “vicini”) e 41 repubblicani. La maggioranza rimane schiacciante, ma senza 60 senatori diventa impossibile opporsi alle procedure di “filibuster”, e cioè vietare alle opposizioni di prolungare i tempi di dibattito all’infinito al solo scopo di non permettere il passaggio di leggi sgradite.

Tradotto: la riforma della sanità, vero e proprio perno dell’agenda Obama nel 2010, è a enorme rischio (si può cercare di forzare i tempi e di chiudere prima dell’insediamento del nuovo eletto, ma è una ipotesi rischiosa e difficile da portare a termine. Potrebbe inoltre essere sgradita all’elettorato e alienare altro consenso). E insieme alla sanità, come ovvio, sono moltissime le tematiche divisive che fanno parte dell’agenda del primo presidente nero, e richiederanno d’ora in poi un approccio politico del tutto nuovo e diverso.

Nel frattempo le elezioni di mid-term del novembre 2010 si avvicinano, e con esse lo spettro di perdere il controllo anche della “House”, la Camera Americana, e di spianare la strada ad un clamoroso insuccesso alle presidenziali 2012.

Obama è un politico colto, affascinante e preparatissimo. Sono certo che reagirà di petto, imponendo un cambio di passo ai democratici, e rinnovando i suoi piani ambiziosi. Ciò nonostante il colpo subito è stato durissimo, e le condizioni al contorno sono anche peggiori. Specie se, come credo, la situazione economica è ai limiti della governabilità. Il momento è difficile, e la luna di miele con le promesse di qualcosa di nuovo e diverso è finita. Dopo averci regalato a piene mani il suo fascino per più di due anni, Obama è chiamato a riconquistare i nostri cuori con la tenacia, la determinazione, e la resistenza. Deve dimostrare di essere un buon incassatore, e rialzarsi. Proprio come chiede di fare al suo paese.

Le cose non cambiano mai da sole. Per cambiarle bisogna lottare contro un sistema radicato, ostile e refrattario alla novità anche a costo della sopravvivenza. Avanzare gettando il cuore, oltre che la testa, al di là degli ostacoli. Più spesso sommersi dal fango e dalle difficoltà che dalle lodi.

Centimetro dopo centimetro…

Posted via email from Mauro Buti

Allora, fa abbastanza male? Ancora?

2 Commented domenica, gennaio 17th, 2010

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Nei giorni scorsi ho ricevuto diverse richieste per un post in merito agli allucinanti fatti di Rosarno.

Ho aspettato perchè sentivo di non essere pronto a scrivere qualcosa di buono. Adesso, mentre vedo scorrere alla tv le immagini della devastazione che ha colpito Haiti, forse ho qualche speranza di rendere giustizia al tema.
I giornali dicono che le stime sui morti si attestano fra le 100.000 e le 200.000 persone.

Da queste stesse pagine, aprile 2009, terremoto in Abruzzo:

Che dire… [...] Che dire mentre i media riportano senza sosta immagini di morte, dolore e distruzione?
Forse non c’è nulla da dire. Il circo va avanti. Un altro giro di ruota. Si prosegue ancora, destinazione sempre incerta.

Le grandi tragedie generano sempre un dibattito profondamente umano. Davanti al caso, alla sfortuna, all’inevitabile destino, e al silenzioso senso di finalità che ci lascia la vista della morte sentiamo tutti un bisogno urgente. Vogliamo un senso, una ragione, una chiave di lettura che ci lasci almeno qualcosa. Qualunque cosa, purchè sia in grado di riempire il vuoto che ci attanaglia le viscere. Qualunque cosa pur di non sentire la bocca dello stomaco attorcigliata, e il corpo oppresso da una sensazione di sporco. Di profonda e disgustosa ingiustizia.
E come in ogni tema che coinvolga emozioni umane così forti, demagogia e politica sono puntuali come avvoltoi.
Tutti cercano nel bene e nel male di utilizzare quanto accaduto a proprio uso e consumo, per trarne vantaggio, consenso, piuttosto che la dimostrazione inoppugnabile della propria teoria.

Così, nel mio piccolo, penso alla mia teoria. E non riesco a togliermi dalla testa una canzone dei Mercanti di Liquore, “Due parti di idrogeno per una di ossigeno“. Una sorta di accusa sociale musicata in maniera affascinante e originale (e consigliatissima per l’ascolto).
Nel finale l’autore riflette sul valore da assegnare alla vita, svilito da una società che distrugge e corrompe tutto. Compresi gli elementi fondanti e basilari per la vita stessa, come l’acqua.

Dunque che prezzo dare alla vita? Che valore più o meno? Pagandola bene, sei bottiglie di acqua minerale. Non è male. Conviene!

Non voglio entrare nel merito dei fatti, nè su Rosarno, nè su Haiti. Troppo si è già detto, e troppo si dirà ancora. E trovare qualcosa di davvero sensato nel mucchio è impresa difficile…
Per una volta vorrei invece concedere una licenza al blog e a me stesso, e parlare con la pancia piuttosto che con la testa.

Vedo Haiti distrutta. Rosarno messa a ferro e fuoco dalla disperazione dei clandestini. Sangue, lacrime e devastazione ad uso piccolo schermo, 24 ore su 24.
In collegamento in diretta i nostri inviati ci relazionano come sempre sul trionfo della società moderna. Sul Sogno Americano in azione.

Chissà, forse è proprio lo stesso sul quale Hunter Thompson si interrogava alcuni decenni orsono…

Ed eccola, la nostra vittoria: siamo riusciti a dare un valore economico anche alla vita. E almeno per una volta è un affarone. Stropicciatevi gli occhi, amici: è tutto gratis.
La vita è sempre valsa poco, del resto. Ma oggi, finalmente, con la sovrappopolazione, la crisi, il surriscaldamento globale, e i problemi di ogni giorno un cadavere dalla pelle convenientemente scura non costa più niente.
Non a caso ne arrivano regolarmente carichi omaggio inclusi in ogni guerra, in ogni carestia, e in ogni disastro…

Non voglio fare facili moralismi sul bambino con il ventre rigonfio che muore di fame, e sui suoi milioni di colleghi. Ma credo sia più che lecito constatarne in maniera oggettiva il valore: zero.

Di fronte a una offerta speciale di queste proporzioni guardare è un dovere. Ve la fareste mai sfuggire sugli scaffali?
Allora guardiamo tutto. Ogni immagine. Fissiamo gli occhi sul camion che scarica merda, detriti, e corpi morti nelle fosse. Osserviamo ipnotizzati le mosche mentre volano felici, distribuendosi equamente fra le file di cadaveri.

La verità è sempre là fuori, basta solo guardarla. [...] La si può fissare dritta negli occhi. Non in televisione, nei talk show con i pareri colti degli opinionisti. La verità è dove sta sempre. In mezzo alla gente, fra la polvere e i calcinacci. Dove speculazione e sciacallaggio fanno banchetto di dolore e sofferenza.

Guardiamo, guardiamo, guardiamo. Guardiamo fino a scoppiare.
Rosarno e Haiti sono due eventi molto più simili di quanto non possa sembrare a prima vista. Fatte le debite proporzioni fra livello locale e quello globale, abbiamo in entrambi i casi la rara e preziosa occasione di ascoltare un campanello d’allarme. Di vedere la manifestazione fisica di ciò che la “società moderna” continua imperterrita a preparare e accumulare negli anni.

Certo l’evento scatenante è casuale, specie nel caso di una catastrofe. Ma solo un occhio disattento si lascia distrarre dalla casualità dell’innesco, quando il quadro complessivo ha una innegabile coerenza. Abbiamo sovrapprodotto ricchezza, benessere, e in ultimo vita umana. Oggi stiamo solo assistendo alla svalutazione di un asset dalla presenza sovrabbondante sul mercato. Che la crudeltà del caso si accanisca su Haiti, sotto forma di tsunami nel’Oceano Indiano, o comunque più spesso sui poveri e sugli ultimi non dovrebbe stupirci. Senza fare rumore, in maniera asettica e politically correct, il nostro modello sociale ha prodotto una quantità immensa di poveri e ultimi.

Forse è vero che in percentuale si tratta di un numero meno significativo rispetto a quanto non accadesse un tempo. Sia lode al dio capitalismo!
Ma se la vita umana conta per unità, e non per proporzione rispetto al totale, occorre fare una riflessione più profonda. Tutti intorno a noi sono già presenti indicatori chiarissimi della deriva che stiamo prendendo. Tutti intorno a noi sono già presenti i poveri e gli ultimi. A Rosarno, così come ovunque. Anche se facciamo finta di non vederli, e passiamo loro attraverso con gli occhi quando girano per le città affamati e infreddoliti. Vendendo rose, spade giocattolo colorate, accendini, un bel lavaggio al vetro, e in ultimo un sempreverde che non passa mai di moda: la miseria umana.

L’Europa e il Mondo hanno già vissuto un periodo in cui il valore della vita era diventato nullo. Un periodo che ha dimostrato come non esista rischio più pericoloso, per una società, rispetto alla perdita dell’empatia e della solidarietà.
Allora guardiamo dritto negli occhi le facce dei poveri e degli ultimi. Perchè appartengono o appartenevano a delle persone, e perchè sono la nostra unica maniera di misurare la reale portata della crisi attuale.

Non è mai stata una crisi economica, o finanziaria. La crisi è nel sistema, ed in una certa misura è il sistema.

Girare la testa dall’altra parte non serve a niente…

Posted via email from Mauro Buti

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